Niente neurologhe da Verona, Ostanel: «La Regione dia più incentivi economici»

Niente neurologhe da Verona, Ostanel: «La Regione dia più incentivi economici»

Nonostante tutti gli sforzi, resta critica la situazione per quanto riguarda la carenza di medici negli ospedali bellunesi. Una delle specialità più in crisi è la Neurologia, dove la penuria di specialisti è così marcata da costringere l’Ulss 1 ad introdurre un sistema di guardie a giornate alterne, in parte a Feltre e in parte a Belluno. Una soluzione tampone che ha attirato le critiche di Anaoo (il sindacato dei medici) che spinge per una soluzione drastica: chiudere uno dei due reparti. 

In verità una soluzione pareva essere stata trovata: l’Ulss 1 aveva infatti individuato due neurologhe dalla graduatoria del concorso espletato dall’azienda universitaria di Verona. Peccato che le due specialiste abbiano gentilmente declinato l’offerta, scegliendo di non firmare l’assunzione a tempo indeterminato proposta dall’azienda sanitaria. 

Sul tema attacca senza mezzi termini la Regione Veneto la consigliera regionale di “Il Veneto che vogliamo”, Elena Ostanel. «Un altro segnale della resa da parte della Regione – le sue parole – alla faccia delle quasi 44mila persone che finora hanno firmato la petizione online su change.org lanciata da Gloria Pocchiesa per evitare la chiusura dei reparti di Neurologia a Belluno e Feltre».

Prosegue Ostanel: «Ero già intervenuta quando l’Ulss 1 aveva stabilito di tenere un solo medico di guardia, di notte e nei festivi, in Neurologia tra Feltre e Belluno. Adesso siamo di fronte ad una nuova sconfitta e il tema si ripete immutabile, con un territorio delicato messo di fronte a disfunzioni continue. L’assessore regionale alla sanità mi aveva assicurato che nel Bellunese sarebbe arrivato personale medico proveniente da altre graduatorie, ma evidentemente a Venezia non hanno tenuto in conto che c’è sempre qualcuno che non firma. La Regione non può sperare che una neurologa che aveva fatto il concorso a Verona si trasferisca in automatico a Belluno, perché magari attratta dal panorama e dall’aria salubre. Se i medici sono restii a trasferirsi, li si incentivi con misure – anche economiche – ad hoc. La caratteristiche del territorio montano non possono essere cambiate, mentre le scelte di programmazione e di gestione del personale da parte di Regione e Ulss sì». 

«Perché – conclude Ostanel – il fatto che Belluno e Feltre siano sedi scomode non lo deve pagare il cittadino con la costante, quotidiana diminuzione dei servizi disponibili. Garantire una maggiore attrattività professionale per gli ospedali montani divenga uno dei punti della programmazione sanitaria regionale, un vero e proprio parametro operativo obbligatorio da raggiungere».

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