Il brigante con la voce graffiata: la leggenda del Vecio rauco

Il brigante con la voce graffiata: la leggenda del Vecio rauco

Tanti anni fa, tra il Feltrino e il Bellunese, si aggirava un uomo che passava la vita a fare il brigante.

Cominciò da ragazzo a rubare conigli e galline nelle aie, per poi “perfezionarsi” in furti nelle case e nelle chiese del territorio. Con il passare del tempo diventava sempre più malvagio e si circondava di persone come lui.

Un giorno si arruolò tra i soldati mercenari, ma non appena gli fu consegnato il fucile uccise il suo capitano e scappò.

Si ritirò poi nella foresta del Cansiglio, dopo aver fatto razzia in tutte le fattorie del Feltrino e portò con sé solamente i compagni più fedeli. Nessuno riusciva a catturarlo, nemmeno i gendarmi chiamati dalla pianura: la banda non si riusciva a sgominare.

Il Vecio rauco, così veniva chiamato per la sua voce imponente e graffiante, preparava i suoi assalti, mettendo segni e orari in una vecchia cartina.

Un giorno chiamò i suoi “collaboratori” per illustrare l’ennesimo piano: era l’assalto a una carrozza blindata da tiratori scelti e arrivava da Venezia.

Cosa portava? Le paghe dei soldati delle caserme di Belluno: lui sapeva orario di partenza, valore delle paghe e soprattutto il numero delle guardie che la scortavano.

Il Vecio rauco, infatti, usava i piccioni viaggiatori da lui stesso addestrati: non si fidava di nessuno!

Il vecchio stabilì che l’attacco al blindato doveva avvenire nella spianata di Paludi, in Alpago.

Superato il Fadalto, la carrozza preziosa si fermò per una pausa: i suoi conducenti erano certi dello scampato pericolo, in genere i banditi colpiscono nelle gole strette, nelle valli, non certo in spazi aperti.

Ma li Vecio era molto più furbo di quanto pensassero: all’altezza di Cadola ecco il temuto attacco.

Il fragore degli spari lasciò attonita la vallata. Caddero a terra i poveri gendarmi che si occupavano della carrozza e il bottino rubato fu nascosto ai piedi del Dolada. Almeno così si dice!

Il Vecio venne cercato ovunque, ma si diede alla macchia, passando dal Visentin a tutte le vette circostanti. Nessuno sapeva che il suo covo era proprio la foresta del Cansiglio.

Nessuno riuscì a scovarlo.

Si dice che pure gli zattieri del Piave fossero oggetto delle sue cattiverie. E che la sua voce rauca si senta ancora nella notti di luna piena nella foresta del Cansiglio.

Alla prossima!

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