La discesa si è arrestata. Dopo tre mesi di costante diminuzione (fino a contare 0 nella casella dei nuovi casi positivi) torna a salire verso l’alto la curva epidemiologica. Erano infatti i primissimi giorni di aprile quando cominciò a scemare l’onda lunga della seconda e terza ondata di coronavirus, che avevano per mesi imperversato all’ombra delle Dolomiti. 90 giorni di costante abbassamento della curva, fino ad arrivare ad un mese di giugno come si poteva soltanto sognare: pochissimi casi positivi, nessun ricovero in ospedale, una mappa della provincia sempre più tinta del colore dei comuni covid – free.
Fino alla settimana scorsa, quando nel giro di 48 ore si sono contati 12 nuovi casi positivi. Ora saliti ad una ventina, dopo il weekend passato ad effettuare tamponi a quasi 500 persone. Colpa di un focolaio di virus scoppiato nel Feltrino, in un gruppo di giovani che avevano condiviso il tifo per l’Italia, un compleanno e il divertimento alla “Pedavena cup” di calcio a 5. Un risveglio epidemico sintetizzato nel report settimanale dell’Ulss 1 Dolomiti, dove il grafico mostra chiaramente il picco di contagi. Che per ora è contenuto, ma spicca perché arriva dopo una lunga striscia di contagi zero.
A farne le spese, naturalmente, l’incidenza settimanale dei casi. Che nel giro di sette giorni schizza all’insù. Ora siamo a 10,5 nuovi casi ogni 100mila abitanti di poco superiore all’incidenza nazionale, che è di 9. La scorsa settimana si era a quota 1,5.
Cambia anche la mappa del contagio. Sono sei i Comuni che hanno registrato nuovi casi negli ultimi sette giorni. Tutti concentrati nel Feltrino: Lamon, Arsié, Pedavena, Fonzaso, Feltre. In questi ultimi tre territori l’incidenza è sopra i 51 casi ogni 100mila abitanti. A questi Comuni si unisce poi Belluno, che appare colorato di azzurro chiaro (quindi con una presenza sporadica di casi) ma che invece è colorato di verde nella mappa redatta dall’Ulss 1 che mostra i Comuni senza casi di coronavirus: sono la stragrande maggioranza, 55 su 61.
Tirando le somme, c’è da stare attenti, perché basta poco per far risalire i casi. E se venti nuovi casi possono sembrare pochi, bisogna fare i conti anche con l’arrivo della variante Delta anche nel Bellunese, isolata nel tampone di una sessantenne feltrina reduce da un soggiorno termale. Una notizia che deve far drizzare le antenne, perché nonostante la campagna vaccinale prosegua a buon ritmo, sono ancora basse le percentuali di bellunesi che hanno completato il ciclo di immunizzazione. L’unica arma per rendere innocua la variante Delta.





