
Alla fine la montagna ha retto l’urto Covid. Ma solo per un mese, quello clou della stagione estiva.
Prima e dopo, l’emergenza sanitaria ha avuto la meglio. E si aprono miriadi di dubbi sulla stagione invernale. C’è però anche un punto fermo: la voglia di monti non è stata toccata dal virus. Anzi, se possibile la situazione non ha fatto che accrescere la ricerca di alta quota, per la salubrità dell’aria e per la possibilità di distanziamento nella natura. Lo dicono i dati.
PRESENZE E ARRIVI
Il grande flusso di turisti visto sulle strade nei mesi estivi, e sui sentieri, è confermato dai dati. Giugno aveva vissuto di stenti. Ma già luglio è stato più attivo. E agosto? Beh, quasi come se il Covid non ci fosse. Se voli internazionali e frontiere non avessero avuto problemi di natura sanitaria, molto probabilmente sarebbe stato l’agosto migliore dell’ultimo decennio per le Dolomiti bellunesi
A luglio gli arrivi sono stati 116.353, contro i 180.833 del 2019: un calo del 35% che era stato ampiamente previsto. Anche le presenze (vale a dire la somma dei soggiorni di tutti i turisti arrivati) sono in calo rispetto al 2019: 460.636 contro le 659.105. Ma qui si vede quanto incidono gli stranieri: le presenze extra Italia erano state 214.801 nel luglio 2019, si fermano a 65.136 quest’anno (-70%).
Agosto invece è stato un boom. 170.230 arrivi contro i 204.134 dell’anno precedente (-16,6%), e addirittura 806.013 presenze, poco più di 50mila in meno rispetto al 2019 (-6,4%). In questo caso, gli italiani hanno scelto Belluno, perché ancora una volta la presenza degli stranieri è in forte deficit (-55% sul 2019).
PROSPETTIVE
C’è da riflettere. Quando sarà tutto archiviato, le Dolomiti bellunesi potranno vivere un periodo d’oro. La domanda è: quando sarà tutto archiviato? La stagione invernale quasi sicuramente sarà ancora condizionata dal Covid. E al momento pare lo siano anche le prenotazioni.





