Disagio giovanile, un anno di Safe Teen: 11 adolescenti presi in carico dall’Ulss Dolomiti

Disagio giovanile, un anno di Safe Teen: 11 adolescenti presi in carico dall’Ulss Dolomiti

Undici adolescenti seguiti in un anno, oltre 1.600 ore complessive di attività e un nuovo finanziamento da 65 mila euro per garantire continuità al progetto. Sono i numeri di CDF Safe Teen Dolomiti, il percorso dedicato ai giovani in condizioni di grave disagio psichico promosso da C’è Da Fare ETS in collaborazione con l’Ulss 1 Dolomiti. I risultati della prima annualità e gli obiettivi per il prossimo anno sono stati presentati all’ospedale di Feltre nel corso di un incontro che ha visto la partecipazione del direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti Achille Di Falco, della direttrice dell’Unità operativa Infanzia Adolescenza Famiglia e Consultori Cristina Micheluzzi e, in collegamento, del presidente dell’associazione C’è Da Fare, Paolo Kessisoglu.

Avviato nell’ottobre del 2025, il progetto si rivolge agli adolescenti con situazioni di particolare complessità clinica, per i quali il tradizionale percorso ambulatoriale non è sufficiente ma non risulta necessario o possibile un inserimento in strutture residenziali. Tra i casi presi in carico figurano disturbi ansioso-depressivi associati ad autolesionismo, ideazione suicidaria, disturbo ossessivo-compulsivo, ritiro sociale e scolastico e gaming disorder. Nel primo anno di attività sono stati seguiti undici adolescenti tra i 13 e i 18 anni provenienti da diversi territori della provincia di Belluno. L’équipe multidisciplinare composta da psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, educatori professionali e terapisti occupazionali ha erogato oltre 1.100 ore di interventi diretti tra colloqui psicoterapeutici, visite specialistiche, attività domiciliari e supporto alle famiglie. Considerando anche le attività di coordinamento e programmazione, l’impegno complessivo ha superato le 1.600 ore.

Particolarmente significativo il coinvolgimento dei genitori, che hanno partecipato a colloqui dedicati e gruppi di sostegno. «Ci rivolgeremo ancora a questo servizio perché è di grande aiuto, supporto ed è istruttivo. Abbiamo vissuto una vera crescita genitoriale», hanno raccontato alcune famiglie al termine del percorso. Per il direttore generale dell’Ulss 1 Dolomiti, Achille Di Falco, l’esperienza ha confermato la validità del modello adottato. «I dati confermano l’efficacia di un modello assistenziale capace di uscire dagli ambulatori tradizionali per entrare nei contesti di vita dei nostri ragazzi. In un territorio vasto e geograficamente articolato come il nostro, intercettare precocemente il disagio e sostenere le famiglie significa prevenire l’aggravamento e ridare futuro ai nostri giovani».

Dopo un primo finanziamento di 60 mila euro, l’associazione fondata da Paolo Kessisoglu e Silvia Rocchi ha deciso di sostenere il progetto per un ulteriore anno con uno stanziamento di 65 mila euro. «Dare continuità a questo progetto significa accompagnare gli adolescenti e le loro famiglie per il tempo di cui hanno bisogno», ha spiegato Kessisoglu. «Vogliamo proseguire i percorsi avviati e offrire questa possibilità ad altri giovani». Tra le novità della seconda annualità figura anche l’introduzione di un percorso di media intensità della durata di sei mesi, pensato per accompagnare i ragazzi che necessitano ancora di supporto prima del passaggio ai servizi ordinari.

Al sostegno di C’è Da Fare si aggiungerà inoltre nel 2026 il contributo di 25 mila euro della Fondazione Cariverona, rafforzando una rete che coinvolge anche importanti realtà sanitarie nazionali impegnate nella salute mentale in età adolescenziale.

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