Sessantatré anni dopo la tragedia del Vajont, le comunità di Longarone, Erto e Casso e del Comune di Vajont si sono ritrovate per commemorare le 1.910 vittime della notte del 9 ottobre 1963. Una ricorrenza che oggi coincide con la Giornata nazionale in memoria delle vittime dei disastri ambientali e industriali causati dall’uomo e che continua a rappresentare uno dei momenti più significativi per l’intero territorio.
Dopo le messe di suffragio e la deposizione delle corone al cimitero monumentale di Fortogna, la cerimonia civile ha avuto il suo momento centrale nell’intervento del sindaco di Longarone Roberto Padrin, che ha aperto il suo discorso ricordando la figura di Pasquale Rotondi, il funzionario che durante la Seconda guerra mondiale riuscì a mettere in salvo migliaia di opere d’arte italiane dalle razzie naziste e dai bombardamenti. «Rotondi è stato un eroe silenzioso che, nel buio della guerra, ha tenuto accesa la fiammella dell’arte», ha spiegato il sindaco.
Da quel racconto storico è nato il parallelo con quanti, dopo il Vajont, decisero di restare e ricostruire. Sopravvissuti, superstiti, soccorritori e volontari che, pur travolti dal dolore, continuarono a credere nella possibilità di una rinascita. «Hanno realizzato un’operazione di salvataggio che permette a noi oggi di essere qui, 63 anni dopo il disastro, a dire grazie», ha sottolineato Padrin. Tra questi il sindaco ha voluto ricordare in particolare il Genio Ferrovieri, insignito quest’anno della cittadinanza onoraria per il ruolo svolto nel ripristino dei collegamenti ferroviari e delle infrastrutture, fondamentali per riportare Longarone in contatto con il resto del Paese.
Uno dei passaggi più significativi dell’intervento ha riguardato il valore della memoria. Secondo il sindaco di Longarone il ricordo appartiene alle singole persone e alle loro esperienze, mentre la memoria rappresenta qualcosa di più grande: un patrimonio condiviso che unisce una comunità e ne orienta il futuro. Un lavoro che continua grazie all’attività della Fondazione Vajont e degli “informatori della memoria”, impegnati da anni nella divulgazione della storia del disastro e dei suoi insegnamenti. Il sindaco ha inoltre richiamato le immagini delle recenti tragedie che hanno colpito il Nepal, sottolineando come abbiano riportato alla mente dei superstiti il dolore vissuto nel 1963, ma anche la capacità di rinascere dopo una catastrofe.
Ma la trasmissione della memoria passa anche attraverso lo sport. Ecco quindi che Padrin ha ricordato la squadra del Longarone calcio cancellata dall’onda del Vajont e le iniziative nate negli ultimi anni per mantenerne vivo il ricordo.
Tra queste la Partita della Memoria e il museo realizzato dagli studenti della scuola media di Longarone, che raccoglie circa ottanta maglie provenienti da squadre e discipline sportive diverse, tutte contraddistinte dal numero 63, simbolo dell’anniversario della tragedia.
Nel corso della commemorazione è stato rivolto un saluto anche alla delegazione della città brasiliana di Urussanga, gemellata con Longarone, guidata dal sindaco Stela Talamini. Un pensiero commosso è andato poi ad Antonella Fabbri, figlia del giudice istruttore del processo Vajont Mario Fabbri, recentemente scomparsa dopo aver dedicato gran parte della sua vita alla ricerca della verità sul disastro e alla conservazione della memoria.
Calligaro: «La memoria è una responsabilità verso il futuro»
In occasione dell’anniversario è intervenuta anche la consigliera regionale del Veneto Silvia Calligaro, che ha ribadito l’importanza di tramandare alle nuove generazioni la consapevolezza di quanto accaduto. «Il 9 ottobre 1963 è una data che rimarrà per sempre impressa nella storia delle nostre comunità. La tragedia del Vajont ha lasciato un dolore che il tempo non potrà mai cancellare», ha dichiarato.
Per Calligaro, ricordare significa non solo rendere omaggio alle vittime, ma anche assumersi la responsabilità di trasformare quella tragedia in un insegnamento permanente.
La consigliera ha evidenziato il ruolo della scuola e dell’educazione, richiamando l’intitolazione della scuola primaria di Vigo di Cadore alle vittime del Vajont. «La memoria non può fermarsi a chi ha vissuto direttamente quei giorni, ma deve continuare a vivere attraverso chi verrà dopo di noi».
Il Vajont rappresenta inoltre una lezione sul rapporto tra uomo e territorio. «Quella tragedia ci ricorda quanto siano fondamentali il rispetto della montagna, la conoscenza del territorio, l’ascolto delle comunità e la responsabilità di chi è chiamato ad assumere decisioni che riguardano la sicurezza delle persone», ha aggiunto Calligaro, concludendo che «la memoria non appartiene soltanto al passato, ma è una responsabilità verso il futuro».
Il no a nuovi progetti idroelettrici
Nella parte finale del suo intervento, Padrin ha affrontato uno dei temi più attuali e dibattuti: l’ipotesi di un nuovo progetto idroelettrico nell’area della diga. La posizione espressa dal sindaco è stata netta. «No al profitto che vuole sovrastare la natura, l’uomo e la storia profonda delle nostre comunità. No a progetti che non vengono condivisi con chi abita questo territorio. No a centraline che sfruttano l’acqua e il ricordo del Vajont per produrre ricchezza che se ne va altrove». Parole che richiamano direttamente le responsabilità storiche alla base della tragedia.
«Purtroppo il Vajont non è un torrente come tutti gli altri», ha affermato il primo cittadino, ribadendo che la memoria impone prudenza e rispetto verso un luogo che rappresenta una ferita ancora aperta.
L’omaggio dei Vigili del Fuoco
Come ogni anno, alla commemorazione hanno partecipato anche i Vigili del Fuoco. Il prefetto Antonello Roccoberton, il presidente della Provincia Marco Staunovo Polacco, il sindaco Roberto Padrin e il vicecomandante provinciale Fabio Calore hanno reso omaggio al monumento dedicato ai Vigili del Fuoco caduti nella notte del Vajont. Gli onori sono stati resi da un picchetto dei Vigili del Fuoco Volontari di Longarone e dell’Associazione nazionale, a testimonianza di un legame che rimane indissolubile.
Nelle ore successive al disastro i Vigili del Fuoco operarono senza sosta, contribuendo al salvataggio di oltre 70 persone e al recupero di più di 1.900 corpi, affinché alle vittime fosse restituita una degna sepoltura.
L’appello finale
In chiusura, Padrin ha rivolto un appello alla Regione Friuli Venezia Giulia, che non ha ancora aderito alla Fondazione Vajont. «Le porte restano non solo aperte, ma spalancate», ha detto il sindaco. Un invito che si inserisce nella convinzione che la memoria debba essere un patrimonio condiviso e coltivato da tutti. «La memoria è come un fuoco che va tenuto acceso. E se siamo in tanti a portare la legna, diventa più facile».





