Epta, il nuovo integrativo passa con il 90% dei voti ma divide i sindacati

Epta, il nuovo integrativo passa con il 90% dei voti ma divide i sindacati

Il nuovo contratto integrativo di Epta Costan ottiene un ampio consenso tra i lavoratori dello stabilimento di Limana, ma non spegne il confronto tra le organizzazioni sindacali sul giudizio finale dell’accordo. L’intesa sottoscritta con l’azienda è stata approvata con il 90% dei voti favorevoli: 554 sì su 614 votanti, pari al 54,5% degli aventi diritto. I no sono stati 50, una la scheda nulla e nove quelle bianche. Il risultato chiude una trattativa lunga e complessa, segnata anche dallo sciopero del 19 giugno, e introduce novità economiche e normative che interesseranno oltre mille lavoratori del sito produttivo bellunese.

Tra le principali innovazioni figurano una nuova indennità di livello intermedio da 50 euro tra le categorie C2 e C3 e un’indennità mensile di 45 euro per i carrellisti. L’accordo interviene inoltre sul fronte dei lavoratori somministrati, prevedendo il riconoscimento del corretto livello di inquadramento dopo 120 giorni continuativi nella stessa mansione. Importanti anche le novità sul piano economico. Il precedente premio di partecipazione viene sostituito dal nuovo premio “benessere e continuità” da 1.200 euro, collegato alla fruizione di ferie e permessi maturati. Rimane confermato il premio variabile da 2.850 euro, mentre lo storico premio mensile di 90 euro viene trasformato in un superminimo aziendale non assorbibile per i lavoratori già in forza, che sarà invece maturato progressivamente dai neoassunti nell’arco di tre anni. Nel pacchetto rientrano anche nuove misure di welfare: borse di studio fino a 1.000 euro per i figli dei dipendenti, bonus nascita da 500 euro e la stabilizzazione della polizza vita finanziata interamente dall’azienda.

Per la Fim Cisl Belluno Treviso il risultato rappresenta un’importante conquista. «Abbiamo costruito un contratto integrativo che può garantire ai lavoratori un valore economico superiore ai 5.500 euro rispetto a quanto previsto dal solo contratto nazionale», sottolinea il segretario Matteo Caregnato, che definisce l’intesa «l’integrativo economicamente più consistente della provincia di Belluno». Soddisfatto anche Francesco De Dea, coordinatore della Rsu Fim, che evidenzia in particolare la trasformazione del premio mensile in un superminimo non assorbibile, considerata una garanzia di maggiore stabilità retributiva.

Più prudente il giudizio della Fiom Cgil, che pur avendo sottoscritto l’accordo e rispettando il pronunciamento espresso dai lavoratori, prende le distanze dai «toni trionfalistici» utilizzati dalla Fim. Secondo il segretario provinciale Stefano Bona, l’intesa ha consentito di difendere importanti risultati ottenuti negli anni, ma non ha centrato tutti gli obiettivi contenuti nella piattaforma sindacale. Tra le criticità evidenziate dalla Fiom c’è il mancato riconoscimento del principio del non assorbimento degli aumenti contrattuali sui superminimi, considerato particolarmente rilevante in una fase caratterizzata dall’aumento del costo della vita. Il sindacato contesta inoltre la scelta di prevedere per i nuovi assunti una maturazione graduale di alcune componenti salariali, ritenendo che ciò introduca elementi di disparità di trattamento tra lavoratori.

«L’accordo introduce alcuni elementi di avanzamento e consolida diversi istituti economici e di welfare, ma riteniamo che vi fossero le condizioni per ottenere risultati più significativi sia sul piano economico che su quello normativo», afferma Bona. Una posizione che non mette in discussione l’esito del voto, ma che evidenzia come, anche dopo il largo consenso ottenuto nelle urne, il giudizio sull’intesa rimanga articolato all’interno del fronte sindacale.

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