Nel giorno della prima prova scritta dell’Esame di Stato, la Rete degli Studenti Medi porta in tutta Italia la mobilitazione “Generazione che costruisce”. L’invito rivolto a studentesse e studenti è semplice ma simbolico: presentarsi all’esame con una matita, per chiedere una scuola più equa, inclusiva e capace di valorizzare davvero i percorsi formativi.
La matita diventa il segno di una generazione che vuole costruire il proprio futuro e ripensare la maturità, considerata ancora troppo legata a un modello nozionistico. «Oggi migliaia di ragazze e ragazzi affrontano un esame che genera forte pressione e stress, senza riuscire a valorizzare il lavoro svolto in cinque anni», afferma Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto. «La maturità sembra una maxi interrogazione divisa per discipline, che limita la capacità di elaborazione critica e personale».
Nel mirino anche il Curriculum dello Studente e il cosiddetto “Capolavoro”, strumenti che – secondo il sindacato studentesco – rischiano di amplificare le disuguaglianze. «Le commissioni valutano competenze che non hanno mai osservato direttamente, e molte attività inseribili nel curriculum dipendono da opportunità esterne non accessibili a tutti», osserva Carollo.
La Rete richiama poi l’attenzione sul tema della salute mentale, sempre più centrale nell’ultimo anno scolastico. «Il mese che precede la maturità è spesso segnato da ansia, carichi eccessivi e forte pressione sociale. Le istituzioni devono riconoscere il benessere psicologico come una priorità e intervenire per costruire una scuola che non generi disagio».
Per il sindacato, la discussione sulla maturità è parte di un ripensamento più ampio del sistema di valutazione. «Rivendichiamo un altro modello di scuola e, di conseguenza, un altro modello di valutazione. Serve superare l’attuale maturità e costruire strumenti che valorizzino davvero il percorso degli studenti lungo tutto il quinquennio. La scuola deve accompagnare e formare, non giudicare con una singola prova finale», conclude Carollo.





