A tre mesi dalle Paralimpiadi invernali, Cortina torna al centro dell’attenzione. Non per un evento sportivo, ma per una denuncia che arriva da chi l’accessibilità la vive ogni giorno sulla propria pelle. La giornalista e attivista per i diritti delle persone con disabilità, Valentina Tomirotti, racconta in una lunga lettera la sua esperienza: dieci giorni di telefonate, richieste, rimbalzi tra uffici e nessuna risposta certa su come raggiungere la località ampezzana con una carrozzina elettronica non pieghevole.
«Sto cercando da dieci giorni un trasporto che da Venezia, o da Mestre, mi porti a Cortina d’Ampezzo con la mia carrozzina elettronica – scrive – A oggi nessuno è ancora stato in grado di dirmi con certezza come ci arrivo». Un paradosso che Tomirotti definisce “assurdo”, soprattutto per un territorio che negli ultimi anni è stato presentato come modello di inclusione, culminato con l’organizzazione delle Paralimpiadi 2026.
La giornalista racconta una realtà fatta di numeri che rimbalzano, mezzi “forse disponibili”, silenzi. E intanto il tempo passa. «Nel 2026 una persona con una disabilità motoria complessa rischia di non riuscire nemmeno ad arrivare a Cortina», osserva. Una constatazione che apre una domanda più ampia: cosa resta dell’eredità paralimpica, delle promesse di un territorio accessibile, dei progetti annunciati come rivoluzionari per la mobilità e il turismo inclusivo.
Tomirotti mette in fila un contrasto evidente: da un lato la narrazione ufficiale, fatta di mappe inclusive, video emozionali, campagne istituzionali; dall’altro la difficoltà concreta di chi deve semplicemente raggiungere la località. «L’ostacolo non è la montagna”, scrive – è la mancanza di organizzazione e di continuità nei servizi. È la distanza tra l’immagine pubblica dell’accessibilità e quello che le persone con disabilità vivono ogni giorno».
Il passaggio più emblematico è quasi simbolico: «Con la mia carrozzina arrivo in cima al Lagazuoi, oltre 2700 metri, ma rischio di non vivere Cortina perché manca un pezzo di strada tra la stazione e il centro». Un’immagine che riassume la frattura tra ciò che è stato mostrato al mondo e ciò che accade fuori dai riflettori.
La giornalista chiede una presa di posizione chiara all’Amministrazione comunale di Cortina, alla Regione Veneto, all’assessore al Turismo Lucas Pavanetto e al presidente Alberto Stefani. Chiede risposte, ma soprattutto un cambio di passo: «L’accessibilità non può essere un investimento d’immagine al servizio della reputazione internazionale di un luogo. Deve essere un sistema reale, permanente, verificabile».
Intanto, la soluzione per raggiungere Cortina Tomirotti la sta ancora cercando. E il fatto che a farlo sia una giornalista e attivista che si occupa da anni di diritti delle persone con disabilità rende la sua testimonianza ancora più significativa. Perché, come conclude, «È inquietante che proprio nel territorio simbolo delle Paralimpiadi una persona debba ancora chiedersi se riuscirà, semplicemente, ad arrivare».





