Nuova Tac “Big Bore”: più precisione, rapidità e zero liste d’attesa

Nuova Tac “Big Bore”: più precisione, rapidità e zero liste d’attesa

La radioterapia di Belluno cambia passo. Da un mese è operativa la nuova Tac di simulazione “Big Bore”, un macchinario che permette trattamenti oncologici più precisi, più veloci e soprattutto immediatamente disponibili. Un’arma in più per un reparto, la Radioterapia, in crescita, come certificato dai numeri: 614 pazienti trattati nel 2025, quasi ottomila sedute (+22% sul 2024). Nei primi cinque mesi del 2026 i pazienti sono già 284 (+11,4%) e le sedute 3.391 (+2,4%). Numeri che raccontano una domanda in aumento, ma anche una capacità di risposta sempre più solida.

La nuova Tac Philips da 565 mila euro affianca i due acceleratori lineari del reparto. Il gantry più ampio permette di accogliere senza problemi anche i pazienti claustrofobici, mentre il lettino in carbonio – identico a quello di radiologia e medicina nucleare – consente di trasferire il paziente senza modificare la posizione, garantendo immagini perfettamente sovrapponibili.

La vera svolta, però, è nei software. La sincronizzazione respiratoria guida il paziente a trattenere il respiro in momenti precisi, così da colpire con accuratezza tumori “mobili” come quelli di polmone e mammella, proteggendo gli organi sani. Un altro algoritmo elimina le interferenze di protesi e impianti dentali, che altrimenti potrebbero oscurare le immagini.

Il passo più avanzato è la radioterapia guidata dalla superficie corporea (SGRT): sensori ottici ricostruiscono in tempo reale la superficie del paziente, monitorano ogni movimento e permettono di erogare la terapia solo quando la posizione è perfetta. Il percorso è rigoroso: la Tac costruisce l’immagine tridimensionale del paziente, la fisica sanitaria elabora il piano di cura distribuendo la dose in modo millimetrico, e l’acceleratore verifica a ogni seduta che tutto coincida con il progetto iniziale.

Accanto alla nuova tecnologia, il reparto conserva anche un apparecchio di roentgenterapia, semplice ma prezioso per i pazienti più fragili. La scorsa settimana ha permesso di trattare una donna di 106 anni con un tumore cutaneo: cinque sedute di pochi minuti, un trattamento che altrove non sarebbe stato possibile.

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