Mentre a Los Angeles una giuria storica ha condannato Meta e YouTube al risarcimento di 3 milioni di dollari a una giovane donna per i danni causati dalla dipendenza dai social, in Valbelluna si cerca una risposta concreta e non coercitiva al problema: staccare la spina e giocare.
La serata a Borgo Valbelluna
Il 25 marzo il Patto Digitale Borgo Valbelluna — secondo nato in provincia, oggi parte di una rete che conta dodici realtà — ha ospitato Gabriele Mari, educatore ludico e creatore di giochi da tavolo. L’incontro, inserito nelle Giornate provinciali sull’uso consapevole dei dispositivi digitali — a cui hanno aderito oltre sessanta tra associazioni, enti e soggetti vari — ha riunito genitori e insegnanti attorno a una domanda semplice: come si fa a rendere il gioco più attrattivo dello schermo?
L’evento è stato organizzato in collaborazione con il Comune di Borgo Valbelluna, l’Associazione Aleator, l’IC Mel Lentiai — che da due anni propone il patentino digitale per le classi seconde grazie alla formazione con MEC — e con la partecipazione di Cartolandia, le biblioteche comunali, il Gruppo Scout Mel1, la Pallavolo Trichiana ASD e ASD LG Valbelluna 2021.
Dopamina da schermo, dopamina da gioco
Mari ha spiegato con linguaggio accessibile e approccio pratico come il gioco da tavolo sia in grado di stimolare la dopamina — la stessa molecola della felicità prodotta dallo scrollare uno smartphone — con una differenza fondamentale: invece di isolare, rafforza le relazioni sociali. Il problema, ha sottolineato, è che lo schermo vince per velocità e colori. I giochi da tavolo moderni, però, sono progettati proprio per competere: richiedono attenzione, concentrazione e rispetto delle regole, e possono essere altrettanto coinvolgenti.
La teoria del flusso
Al centro dell’intervento, un concetto chiave: la teoria del flusso. Quando una sfida è bilanciata rispetto alle capacità del giocatore, si innesca uno stato di totale immersione in cui il tempo scorre senza che ce ne accorgiamo. Troppo facile, ci si annoia; troppo difficile, scatta la frustrazione. Nel punto di equilibrio nasce il flusso: uno stato di benessere duraturo, che va ben oltre il momento del gioco e non produce la dopamina immediata dello smartphone, ma qualcosa di più profondo e stabile.
Un equilibrio che, ha ricordato Mari, spesso manca anche nella vita quotidiana — e che sarebbe compito degli adulti aiutare i ragazzi a trovare.
Il gioco deve essere visibile
Un’indicazione pratica per le famiglie: il gioco da tavolo deve essere accessibile e in vista, proprio come il cellulare. Quando sono i genitori i primi a mettersi a giocare, i bambini si incuriosiscono e, naturalmente, vogliono partecipare.
Aleator: giocare a scuola dal 2019
A portare i giochi da tavolo nelle scuole e nelle biblioteche della zona ci pensa l’Associazione Aleator, nata vent’anni fa nei pressi del Castello di Zumelle. Dal 2019 propone progetti nelle classi, adattando le proposte alle diverse fasce d’età. A Trichiana, i bambini della scuola primaria hanno persino creato un gioco interamente loro, poi presentato al Dolomiti Fantasy. L’obiettivo è costruire un circuito in cui le scolaresche si visitino a vicenda per scoprire i giochi realizzati dagli altri.





