Addio a Luigi Fant: una vita cucita a mano tra le Dolomiti e il mondo

Addio a Luigi Fant: una vita cucita a mano tra le Dolomiti e il mondo

C’è un filo che parte da Limana e arriva molto lontano. Attraversa botteghe illuminate da luce obliqua, congressi internazionali, passerelle lontane e perfino una parete della Marmolada. È il filo della vita di Luigi Fant, maestro sarto bellunese, scomparso nella notte di martedì 20 gennaio all’età di 93 anni. Con lui se ne va una delle grandi figure dell’artigianato italiano, capace di parlare al mondo senza mai smettere di essere profondamente radicata nella propria terra.

Fant non era soltanto il titolare della storica Sartoria Fant di Limana. Era, prima di tutto, un uomo che aveva fatto del mestiere una forma di pensiero. Un artigiano nel senso più alto del termine: mani precise, sguardo lungo, rispetto assoluto per il lavoro. Non a caso, proprio pochi mesi fa, era stato insignito del Premio Bellunesi nel Mondo 2025, riconoscimento che oggi assume il valore di un ideale passaggio di testimone.

La sua carriera è stata un viaggio continuo, senza mai perdere la bussola. Da Salisburgo, dove nel 2009 partecipò al World Federation Master Tailor, alla Finlandia del Congresso Internazionale dell’Arte Sartoriale nel 2015, fino alla Sfilata Mondiale dei Maestri Accademici in Cina nel 2017. Tappe diverse, un unico linguaggio: quello della qualità.

I riconoscimenti si sono susseguiti nel tempo come punti di una traiettoria coerente: la Medaglia di Bronzo alla Sartotecnica di Milano, l’oro al Concorso Regionale Sartore d’Oro, la medaglia d’oro al Congresso Mondiale dei Maestri Sarti, fino all’onorificenza di Grand’Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ma forse il gesto più potente resta quello del 1979, quando Papa Giovanni Paolo II indossò un suo abito da montagna durante un’escursione sulla Marmolada. Un capo pensato per la roccia, il vento, l’essenzialità. Come lui.

Luigi Fant è stato anche una colonna della Confartigianato Imprese Belluno, di cui faceva parte fin dalla fondazione, ricoprendo incarichi a vari livelli e rimanendo fino all’ultimo presidente provinciale di mestiere dei sarti. «Quando manca una persona così – ha detto la presidente Claudia Scarzanella – ci sentiamo tutti più poveri. Perché il nostro mondo perde un pezzo di storia, un uomo autentico, un grande bellunese».

Un ricordo intenso arriva, inoltre, da Oscar De Bona, presidente dell’Associazione Bellunesi nel Mondo: «Durante la cerimonia del premio 2025, Fant volle rivolgere un appello ai giovani. Disse loro di diventare sarti, perché è un mestiere che può dare soddisfazioni vere, anche economiche. Credeva profondamente nella trasmissione del sapere».

È forse questo il lascito più prezioso. Non solo abiti impeccabili, ma una visione del lavoro come atto di responsabilità verso gli altri. Passione, rigore, servizio. Valori cuciti punto dopo punto, senza scorciatoie. Ora quel filo si ferma. Ma il tessuto resta. E racconta una storia che il Bellunese non può permettersi di dimenticare.

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