Nevegal “aula studio” contro il cambiamento climatico

Nevegal “aula studio” contro il cambiamento climatico

Un laboratorio a cielo aperto; un living lab dove analizzare disposizione, crescita e varietà di piante, alberi e arbusti; un luogo devastato dalla tempesta Vaia e per questo particolarmente interessante per la ricerca sugli schianti, sulla resistenza degli alberi, sulla diffusione del bostrico: il Nevegal si trasforma in un “aula studio” contro il cambiamento climatico grazie al progetto Interreg  MOSAIC, finanziato dal Programma Interreg Spazio Alpino 2021 – 2027.

Dodici i partner da sei nazioni dell’arco alpino che danno vita al progetto MOSAIC che – come recita il comunicato di presentazione – “si focalizza  su una gestione forestale protettiva, resiliente ai rischi e sostenibile per far fronte alle varie sfaccettature dei cambiamenti climatici. Questo tipo di visione è essenziale per la gestione dei rischi collegati al clima. Al fine di sostenere piani di azione regionali e alpini sul clima, il progetto ha l’obiettivo di collezionare, armonizzare e condividere informazioni, dati e modelli che permetteranno di monitorare l’andamento dei disastri legati al clima nello spazio alpino”.

In Nevegal è operativo uno dei partner di progetto, il Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali – TESAF dell’Università degli Studi di Padova: «Questa è un’area studio ideale per il nostro progetto. – spiega il professor Emanuele Lingua – Vogliamo studiare l’effetto dei “disturbi naturali” come gli schianti da vento o gli attacchi del bostrico sulla struttura forestale e per poter poi simulare in laboratorio gli interventi utili a una gestione sostenibile che possa mitigare gli effetti di questi impatti, per poi “trasferire” questi interventi nel bosco».

L’area interessata è grande un ettaro ed è situata in Faverghera; le prime attività a terra e con l’utilizzo di droni hanno permesso già di schedare poco meno di 400 piante. A rendere ancora più interessante la zona c’è la varietà di vegetazione presente: predominanti sono le aghifoglie come larici e abeti rossi, ma «vista la dinamica attiva di rigenerazione e di crescita in alcuni settori» – evidenzia Lingua – non mancano le latifoglie, a partire da aceri e faggi.

Nelle prossime settimane, inoltre, in Nevegal arriveranno decine di studenti che parteciperanno alla summer school internazionale che li vedrà operativi nelle attività di ricerca sul Colle; almeno cinque i ragazzi che arriveranno da ognuno dei sei Paesi coinvolti nel progetto e che, una volta raccolti ed elaborati i dati, saranno chiamati alla presentazione dei loro lavori.

A visitare il “cantiere” di studio, anche l’assessore ad ambiente e protezione civile del Comune di Belluno, Lorenza De Kunovich: «Da parecchio tempo abbiamo un rapporto stretto con l’Università degli Studi di Padova e siamo felici di aver potuto concedere quest’area per l’attuazione di questo tipo di studi molto particolari. Questa collaborazione ci torna utile anche vista l’enorme quantità di norme e leggi sulla gestione e salvaguardia dei boschi: con loro infatti lavoreremo alla realizzazione dei piani economici forestali, che vanno redatti e approvati ogni cinque anni secondo le indicazioni nazionali e regionali».

Il progetto MOSAIC è iniziato a fine 2022 e, dopo mesi di studio sulle aree alpine più indicate per lo svolgimento della ricerca, è sbarcato da qualche settimana sul Colle; la fine è prevista per ottobre di quest’anno, ma il professor Lingua ha assicurato che gli studi continueranno anche oltre i termini.

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