L’approvazione, avvenuta mercoledì sera, della Legge sulla montagna ha scatenato, come prevedibile, un intenso dibetito politico. Un provvedimento atteso, discusso e carico di aspettative. Per molti è una svolta storica, per altri solo un travaso di risorse già esistenti. Di certo, il futuro delle terre alte italiane è tornato al centro del dibattito politico.
De Carlo: “Una montagna di impegno, non uno slogan”
Grande la soddisfazione del senatore Luca De Carlo (Fratelli d’Italia), presidente della IX Commissione del Senato e coordinatore veneto del partito: «Questa era la promessa che ho fatto il mio primo giorno in Senato. Oggi portiamo a casa un risultato fondamentale. Il futuro della montagna passa da qui» La legge prevede un fondo di quasi 200 milioni di euro all’anno, ma De Carlo insiste sullo spirito del provvedimento: incentivi per medici, insegnanti e personale sanitario, sostegno alle scuole per l’infanzia e ai tribunali, banda larga, infrastrutture, tutela ambientale e nuove opportunità per agricoltori e silvicoltori. Tra le misure più attese: agevolazioni per il lavoro agile, incentivi per la natalità e per l’acquisto della prima casa nei comuni montani. «Chi vive in montagna deve sapere di poter avere un lavoro e di poter continuare a svolgerlo dove ha scelto di vivere», sottolinea De Carlo.
Uncem: “Ora servono decreti e risorse vere”
Marco Bussone, presidente nazionale dell’Uncem, accoglie con favore l’approvazione ma invita a guardare avanti: «È il momento di lavorare con Governo e Parlamento per aumentare il Fondo Montagna». Bussone propone di attivare risorse non convenzionali, come quelle derivanti da concessioni idroelettriche, autostradali ed estrattive. «La montagna non vuole più regalare risorse». Uncem chiede anche decreti attuativi efficaci e una legislazione regionale adeguata, ricordando che 100mila persone sono tornate a vivere in montagna.
Scopel: “I Comuni siano protagonisti”
Anche il sindaco di Seren del Grappa, Dario Scopel, membro del direttivo dell’Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia, saluta con favore la legge: «Un passo fondamentale, ancorché non risolutivo. I Comuni devono avere un ruolo centrale nell’attuazione». Scopel chiede procedure snelle, meno burocrazia e un potenziamento del Fondo per i Comuni delle aree svantaggiate: «La nuova legge è un’opportunità da non sprecare».
BARD: “Senza autonomia, la legge rischia di non bastare”
Il movimento BARD – Belluno Autonoma Regione Dolomiti – accoglie con favore il voto del Senato, ma rilancia le storiche istanze del territorio bellunese: «Bene l’approvazione della nuova Legge sulla Montagna, se questa porterà effettivamente dei miglioramenti al nostro territorio e potrà aumentarne l’attrattività verso i nuovi residenti, aiutando allo stesso tempo chi già vi vive a restare; allo stesso tempo, però, tutto questo rischia di rivelarsi poco utile in assenza di una vera autonomia, che a sua volta non può prescindere da un ente provinciale elettivo e in grado di dare un indirizzo politico e avanzare scelte e proposte aderenti alle vere necessità del territorio». Il BARD ribadisce la necessità di un’autonomia differenziata e di un ente Provincia forte e rappresentativo: ««Se la pianura non ha le stesse necessità della montagna, anche le montagne italiane hanno bisogni e obiettivi diversi tra loro. Questo territorio di confine ha già da tempo, assieme al Veneto, ribadito non solo la sua volontà ma la sua necessità di un’autonomia che possa aiutarla a scrivere il suo futuro. Un futuro che non può essere scritto a Roma o a Venezia. Senza questi due pilastri, anche la Legge sulla Montagna rischia di non raggiungere i risultati sperati»
Le critiche: “Tanti slogan, pochi soldi”
Non mancano le voci critiche. Alessandro Del Bianco, ex segretario (autosospeso perchè candidato alle Regionali) del Pd bellunese punta il dito sull’articolo 33 della legge, che prevede la copertura finanziaria tramite riduzione del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane (FOSMIT). «Non c’è un euro in più. Solo si travasa». Secondo questa lettura, il finanziamento da 200 milioni sarebbe solo una redistribuzione di risorse già previste dal governo Draghi: «È come dare a un popolo assetato una bottiglia travasata e dire: ecco, è nuova». Del Bianco sottolinea anche l’assenza di modifiche agli enti istituzionali montani e i tagli previsti dalla legge finanziaria: solo in provincia di Belluno, si stimano 2 milioni di euro in meno all’anno fino al 2028: «La montagna ha partorito il topolino. E già così sarebbe una visione ottimista».





