Nevegal fermo, altri comprensori aperti. Temperature sotto zero, cannoni spenti. E la domanda che circola tra piste, bar e social è sempre la stessa: cosa non sta funzionando? Dolomiti Skiline, la società proprietaria degli impianti, prova a mettere ordine: «Ad oggi non ci sono le condizioni per attivare i cannoni per l’innevamento artificiale».
Il termometro è sceso, sì, ma non abbastanza. E soprattutto non resterà così: le previsioni indicano un rialzo nei prossimi giorni, proprio quando servirebbe continuità per iniziare a sparare. La prudenza, quindi, è d’obbligo: «Contiamo di dare a breve notizie sulle aperture – spiega la societ à – È nostro interesse aprire appena possibile. Ma servono condizioni che, al momento, non ci sono».
Impianti pronti, ma bloccati dal meteo
Insomma, il Nevegal anche quest’anno è ancora fermo al palo, dopo settimane complicate: turn over del personale tecnico, ricerca delle figure chiave, documentazione da aggiornare. Ora però il quadro è definito: nuovo caposervizio, nuovo direttore di esercizio e nulla osta tecnico all’apertura rilasciato lunedì. Tutto pronto, quindi: manca solo la neve, vera o artificiale.
Vivaio Dolomiti affonda il colpo: «Altrove si scia. Qui no. Perché?»
A incendiare il dibattito interviene l’associazione Vivaio Dolomiti, che approfitta delle festività per una riflessione tutt’altro che morbida. Ricorda anni di impegno «reso vano dalla politica e da personalismi» e punta il dito contro i problemi ricorrenti del comprensorio: mancanza d’acqua, autorizzazioni arrivate tardi, condizioni climatiche avverse. Il confronto con altri poli è diretto e scomodo: Pian Cavallo, Asiago, passo Broccon sono già aperti. E anche il Monte Avena, nella stessa provincia, è operativo.
Da qui la provocazione: «Fino all’anno scorso il Nevegal apriva sempre prima dell’Avena. Cosa è cambiato in questi tre anni? Il clima? Le risorse idriche? Le guerre in Palestina e Ucraina? Forse no: le risposte sono più vicine e più semplici». Il finale è una stoccata: «Grazie Monte Avena per essere ancora una realtà territoriale. E grazie all’amministrazione di Pedavena, capace di far sciare i nostri bambini».





