Epta, licenziata dopo le ferie. Fiom denuncia: «Attacco alla libertà sindacale»

Epta, licenziata dopo le ferie. Fiom denuncia: «Attacco alla libertà sindacale»

Alla Epta Costan di Limana il clima è teso. Il licenziamento di Liliana Ocheanu, rientrata in ritardo dalle ferie collettive dopo aver assistito la madre malata in Romania, ha acceso lo scontro. L’azienda parla di assenza ingiustificata. La Fiom Belluno, per bocca del segretario Stefano Bona, parla invece di provvedimento sproporzionato. E venerdì 2 ottobre ha portato il presidio davanti ai cancelli, alla presenza anche della segretaria provinciale della Camera del lavoro della Cgil, Denise Casanova.

Ricostruisce Bona: il 28 luglio Ocheanu avvisa il caporeparto, concorda permessi e ferie fino al 1 settembre. Prassi consolidata, secondo la Fiom: si concorda con il caporeparto, poi le risorse umane vengono informate. Al rientro, però, Ocheanu trova una contestazione per assenza dal 24 agosto al 1 settembre, cioè dopo la fine delle ferie collettive. La lavoratrice ammette un margine di superficialità, ma sostiene di aver seguito la consuetudine. L’azienda non accetta le giustificazioni. Scatta il licenziamento, sulla base del fatto che la dipendente avrebbe superato i 4 giorni di assenza ingiustificata previsti nel contratto nazionale dei metalmeccanici. con buona pace «Di undici anni di servizio senza contestazioni» ricorda Bona, che vede nel licenziamento un possibile legame con il ruolo sindacale di Ocheanu. E tira fuori un precedente: una diffida ricevuta nel luglio 2025, con cui Epta gli intimava di non rilasciare dichiarazioni ai giornali ritenute lesive. “In questo Paese vige ancora il diritto di opinione”, ribadisce. Le dichiarazioni contestate riguardavano il microclima e l’esternalizzazione di alcune funzioni produttive. «Le multinazionali si riempiono di codici etici e certificazioni – aggiunge Casanova – poi quando c’è un problema lo gestiscono così». Per la Cgil l’assenza di Ocheanu non era ingiustificata, perché la lavoratrice aveva avvisato il caporeparto. «Le regole si rispettano, ma esistono anche buon senso e proporzionalità». I sindacati chiedono un tavolo di confronto. Casanova vuole che il caso diventi nazionale e annuncia un nuovo contatto con l’amministratore delegato Nocivelli. Intanto nello stabilimento la tensione resta alta.

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