Il nuovo volto di Belluno si vedrà tra fine 2021 e inizio 2022. In quei pochi mesi, infatti, si completeranno gli interventi relativi a 5 dei 7 cantieri del grande piano di Rigenerazione urbana, finanziato con 18milioni di euro dalla Presidenza del Consiglio dei ministri. Il punto della situazione è stato fatto questa mattina dall’assessore all’urbanistica di Belluno, Franco Frison.
«Stiamo rispettando i tempi del cronoprogramma. Per quanto riguarda la caserma Piave i lavori termineranno già a fine novembre. Entro la fine dell’anno poi dovrebbero completarsi gli interventi alla chiesa dei gesuiti, dove prenderà corpo la nuova piazza coperta. Ad inizio 2022, al massimo entro la primavera, sarà la volta poi delle nuove scuole Gabelli e della Mediateca delle Dolomiti». E anche la ciclopedonale da Antole a Casoni è in dirittura di arrivo: «Di fatto il cantiere è già completato – specifica Frison – restano da fare solamente i parapetti del ponte sul Gresal, che la Sovrintendenza ha voluto rispecchiassero quelli originali, in pietra a vista».
Un intervento per il quale il Comune di Belluno attendeva di avere i soldi necessari. Che ora ci sono. Grazie all’accettazione da parte del Gruppo di monitoraggio (l’organismo tecnico della Presidenza del Consiglio che ha il compito di valutare le progettualità) dell’utilizzo da parte di Palazzo Rosso dei ribassi di asta ottenuti nei bandi per i diversi progetti. Una cifra vicina al milione e 400mila euro.
«Nella convenzione firmata e poi rimodulata a suo tempo – spiega Frison – era scritto che gli eventuali ribassi d’asta andavano restituiti allo Stato, che poi li avrebbe redistribuiti a sua volta. Ai primi di settembre i nostri uffici (che ringrazio per il grande lavoro svolto finora) hanno preparato una relazione dettagliata nella quale si chiedeva di poter utilizzare direttamente quelle risorse, in base a delle motivazioni precise».
Quali? «Innanzitutto – spiega l’assessore all’urbanistica – il fatto che 4 progetti su 7 siano sottoposti a vincolo e quindi al controllo diretto della Sovrintendenza: Gabelli, Crepadona, chiesa dei gesuiti e ponte sul Gresal. Questo comporta immancabilmente un aggravio di spese. Prendiamo il caso della Crepadona: la Sovrintendenza ha richiesto degli scavi archeologici, che hanno un certo costo». Inoltre non va dimenticata l’incidenza della pandemia. Non solo dal punto di vista dell’allungamento dei tempi, ma anche per i maggiori costi relativi a dispositivi di protezione e sanificazioni. «Costi che le ditte, naturalmente – specifica Frison – inseriscono nei contratti finali». E poi c’è tutta una serie di interventi inizialmente non previsti, ma che sono quasi la prassi in contesti del genere. «Quando si prendono in mano progetti di questo tipo c’è sempre qualche sorpresa – continua l’assessore –. Nel caso delle Gabelli, per esempio, abbiamo dovuto bonificare l’area da una cisterna interrata che non era presente in nessuna mappa. Oppure, una volta messo mano agli scarichi delle acque reflue, ci siamo resi conto che le piante del giardino li avevano avviluppati e distrutti completamente».
Ora, grazie alla decisione ministeriale, il Comune potrà avere un tesoretto in più da spendere. Restano al momento al palo invece gli ultimi due progetti previsti da Palazzo Rosso: il restyling del piazzale della stazione e il parco del Piave a Lambioi. «Per quanto riguarda la stazione – conclude Frison – siamo in attesa del parere di Rfi all’utilizzo dell’ex area destinata alla Polfer per realizzare gli stalli per autobus aggiuntivi che ci ha chiesto Dolomitibus. Per quanto riguarda il parco del Piave, invece, siamo in attesa del via libera del gruppo di monitoraggio per il progetto esecutivo aggiornato con i danni causati da Vaia».
(in foto il cantiere delle Scuole Gabelli)





