Un colloquio di lavoro su tre, in Veneto, salta perché non si presenta nessuno. È il paradosso fotografato dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che nel suo ultimo report mette in fila numeri difficili da ignorare: mentre grandi aziende come Electrolux, Valbruna o Superjet affrontano crisi e possibili esuberi, migliaia di imprese – soprattutto piccole – non riescono a trovare personale. E nel quadro regionale, Belluno è tra le province più colpite d’Italia.
Secondo la Cgia, nel 2025 il 33,5% dei colloqui di lavoro veneti è andato a vuoto. Ma la provincia dolomitica fa peggio della media: il 37,7% delle selezioni è fallito perché nessun candidato si è presentato. Su 24.050 assunzioni previste, oltre 9 mila sono saltate. Un dato che colloca Belluno al quinto posto nazionale per difficoltà di reperimento dovuta all’assenza totale di candidati, dietro solo a Trento, Aosta, Udine e Bolzano.
Il fenomeno non riguarda solo il Bellunese, ma l’intero Nordest: quattro delle cinque regioni più in difficoltà appartengono a quest’area. Valle d’Aosta guida la classifica con il 39,5% di colloqui deserti, seguita da Trentino Alto Adige (39%), Friuli Venezia Giulia (37,4%) e Veneto (33,5%). La Puglia, con il 24,9%, è la regione meno colpita. In Veneto, dopo Belluno, la situazione più critica è a Rovigo (36,8%), seguita da Treviso (34,6%), Padova (34,3%), Verona (33,2%), Vicenza (32,4%) e Venezia (31,5%). Un problema trasversale che colpisce soprattutto i settori turistico‑alberghiero, agricolo, edilizio e metalmeccanico.
Perché i giovani non si presentano
Lo studio della Cgia individua diverse cause. La prima è culturale: molti giovani hanno cambiato priorità e cercano equilibrio vita‑lavoro, flessibilità, crescita professionale. Offerte con stipendi bassi, orari pesanti o poche prospettive vengono scartate ancora prima del colloquio. C’è poi il nodo demografico: i giovani sono meno, e in molti settori sono diventati una risorsa rara. A questo si aggiunge il disallineamento tra domanda e offerta: le imprese cercano profili tecnici e specializzati che il sistema formativo non produce più in quantità sufficiente. Infine, pesa anche il modo in cui si seleziona: procedure lunghe, colloqui multipli, tempi di risposta infiniti e annunci poco chiari scoraggiano i candidati, che spesso inviano decine di curriculum e poi spariscono appena trovano un’opportunità migliore.
Cosa fare
Per la Cgia serve un cambio di passo: più connessione tra scuola e imprese, stage di qualità, apprendistati ben retribuiti, orientamento serio e continuo. Le aziende devono investire su formazione, flessibilità e ambienti di lavoro moderni, oltre a comunicare in modo più efficace con le nuove generazioni. E va valorizzato il ruolo sociale dell’impresa privata, motore di occupazione e innovazione soprattutto in Veneto.





