Emergenza sanitaria: altri cinque decessi, due avevano 64 e 69 anni

 

Cinque persone, positive al Covid, hanno perso la vita nelle ultime 24 ore.

Fra loro anche un uomo di 64 anni, ricoverato in Pneumologia a Belluno. E uno di 69, in Rianimazione. A questi si aggiungono un uomo di 72 anni, una donna di 84 e un paziente di 88.

Bilancio pesantissimo, quindi. Ma un raggio di luce è rappresentato dalla frenata dei contagi: +111.

I ricoveri in ospedale, invece, salgono a 186: 12 persone lottano in terapia intensiva.

 

«Belluno, polo del freddo, è l’ideale per lo stoccaggio dei vaccini»

 

«Anche Belluno può avere un ruolo di primo piano nello stoccaggio dei vaccini». Lo afferma il direttore di Confartigianato Belluno, Michele Basso. 

«Come è stato ribadito pure da un’indagine di Confartigianato a livello nazionale - prosegue il direttore - la provincia è conosciuta anche per essere il polo del freddo. E, di conseguenza, avrebbe le caratteristiche ideali per lo stoccaggio degli antidoti contro il Covid». 

In questo periodo, il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, sta valutando i mezzi da utilizzare e le zone in cui collocare le dosi: «Per questo, nell’area del Nordest, ci mettiamo a disposizione - prosegue Basso - considerata l’importanza di un vaccino destinato a cambiare le nostre vite. Ne abbiamo già parlato con le aziende specializzate: la conservazione con i frigoriferi a -80 gradi, il trasporto e lo stoccaggio sarebbero aspetti che il territorio riuscirebbe a soddisfare. A tale proposito - conclude il direttore di Confartigianato - sono diverse le realtà in provincia capaci di garantire esperienza, professionalità e competenza all’interno di una partita che riguarda tutti. E indirizzerà il futuro. Offriamo quindi la piana disponibilità, perché lavorare per il territorio significa primariamente rendere accessibili i servizi di salute e benessere a tutta la nostra comunità». 

Sulla stessa linea di pensiero, Guerrino Argenta, presidente di Belluno e regionale frigoristi di Confartigianato: «Abbiamo tantissime aziende che sono conosciute e apprezzate anche in ambito internazionale. Sarebbero perfettamente in grado di portare a termine le richieste che ci arriveranno, seguendo la catena del freddo. Da questo punto di vista, Belluno è la terra ideale».  

Oggi stesso è stata spedita una lettera al commissario Arcuri, con la quale Confartigianato ha avanzato formalmente la proposta: nelle operazioni di stoccaggio, il polo del freddo ha tutte le carte in regola per recitare una parte di rilievo. 

 

Il Covid nelle scuole bellunesi: sono 39 le classi in isolamento

 

Il Coronavirus non gradisce la didattica a distanza. Ahinoi, la preferisce in presenza. 

Già, perché è entrato in alcune scuole della provincia. Tanto è vero che le classi attualmente in isolamento domiciliare fiduciario sono 39: 9 coinvolgono l’infanzia, 17 la primaria, 12 la secondaria di primo grado e una la secondaria di secondo grado. 

«Il team scuola  - spiegano dall’Ulss 1 Dolomiti - è stato potenziato in questa settimana con una squadra dedicata esclusivamente ai tamponi. Sessioni ad hoc sono state poi organizzate in vari istituti o nel territorio (per esempio ad Auronzo). E nelle scuole in cui si sono verificati importanti focolai, lo Spisal ha provveduto a effettuare puntuali verifiche per supportare il personale nell’applicazione dei protocolli».

Dal 14 settembre a oggi sono state prese in carico 285 classi (attualmente sono 88), di cui 52 nell’ultima settimana. 

 

Covid non molla. Casi positivi ancora oltre quota 200

Continua l’avanzata del coronavirus in provincia.

Sono 238 i nuovi casi positivi segnalati dal dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 1 Dolomiti. E si registra una nuova vittima: un paziente di 85 anni, ricoverato in Geriatria covid a Belluno.

In leggera crescita anche il numero dei ricoveri. Attualmente sono 168, 6 in più di ieri. Di questi, 11 sono i pazienti in terapia intensiva (6 a Belluno, 5 a Feltre).

 

Colpo per l'Alemagna: varato il primo tratto del viadotto a Castellavazzo

Le code continuano, ma almeno i lavori proseguono senza intoppi. E nei giorni scorsi il Piano Anas ha messo a segno un colpo importantissimo: Anas ha varato due campate del nuovo ponte tra Castellavazzo e la galleria di Termine. La Alemagna ne guadagnerà in scorrevolezza (anche se non basta l’intervento singolo per sistemare un problema annoso).

Ieri intanto il Piano Anas Cortina 2021 (che ormai dovrà cambiare data) è stato presentato al ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Un vertice tra il presidente Anas Claudio Andrea Gemme e la ministra Paola De Micheli per controllare lo stato di avanzamento dei lavori.

«Questa settimana abbiamo varato le due campate del ponte tra Castellavazzo e Termine - ha spiegato Gemme -. Si tratta di importanti lavori finalizzati al miglioramento della viabilità lungo un tratto particolarmente tortuoso del tracciato esistente, nell'ottica di potenziare gli standard di mobilità dell'arteria». 

L'intervento, condotto grazie all'impiego di gru di grandi dimensioni necessarie per varare le due campate in acciaio corten di circa 30 metri ciascuna, rientra nel progetto di miglioramento prestazionale e funzionale della sede stradale della statale 51 e prevede la rettifica planoaltimetrica con allargamento della sede stradale tramite la costruzione di tre viadotti per un totale di otto campate. Le attività proseguiranno nei prossimi giorni con il varo della terza campata e la realizzazione del pacchetto stradale sull'impalcato.

Per quanto riguarda lo stato di avanzamento complessivo dei 49 interventi di adeguamento e messa in sicurezza della strada statale 51 (valore complessivo di 92,8 milioni), 25 sono stati ultimati, 22 sono in corso e 2 di prossimo avvio. Per quanto concerne gli interventi sulle statali 51 bis e 52 'Carnica', del valore di circa 30 milioni di euro, 21 interventi sono in corso, 1 di prossimo avvio e 3 in fase di progettazione.

 

Stagione dello sci in attesa: oggi la decisione sul protocollo degli impiantisti

L’obiettivo resta sempre il Natale. Aprire o non aprire le piste durante le festività fa tutta la differenza del mondo. Al momento però mancano due cose: la neve e le condizioni. C’è invece - ed è bella fitta - la nebbia. Non quella atmosferica, ma una nebbia esistenziale: si scierà o no quest’inverno?

Alla domanda potrebbe esserci risposta già oggi. Perché va in Conferenza Stato Regioni il protocollo predisposto dalle associazioni nazionali dei gestori di impianti a fune. Un documento a tutela della salute e delle misure di sicurezza degli utenti, che però potrebbe consentire di avviare seggiovie e ski-lift già per l’8 dicembre, se il prossimo Dpcm ravviserà che ci sono le condizioni. Ecco perché il passaggio di oggi è fondamentale. Se la Conferenza Stato Regioni dice di sì, ci sarà un ulteriore passaggio al Cts e al Ministero della Salute, per l’approvazione finale. A quel punto, le ski aree potranno lavorare, ovviamente nel rispetto delle misure inserite nel protocollo. 

Tanti se, tanti dubbi. I tentativi per aprire però proseguono. Anche perché una stagione invernale significa sopravvivenza per molte località. Lavoro e stipendi per centinaia di lavoratori e famiglie direttamente coinvolti nel settore degli impianti. Senza contare l’indotto, popolato di alberghi, maestri di sci, bar, ristoranti, negozi… Si tratta in ogni caso di tentativi che devono fare i conti non solo con il Covid, ma anche con il tempo. Aprire per Natale (il primo clou della stagione; il secondo è quello delle settimane bianche) significa partire con l’innevamento artificiale e con i lavori sugli impianti e sulle piste. Al momento qualcosa è stato fatto, soprattutto nelle località più rinomate, ma il più è fermo. E qualcuno pensa alle alternative. Cortina ad esempio ha predisposto una serie di attività “fuori dagli schemi”: ciaspe, scialpinismo e freeride.

 

Un italiano su tre non viaggerà più fino a fine pandemia. E le Dolomiti tremano

 

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