Flora in quota

Profumo inebriante. E inequivocabile. In questi giorni raggiunge l’apice e corre anche a decine di metri di distanza. Basta trovarsi nelle vicinanze di un’acacia (in dialetto bellunese, “cassia”), che proprio in questo periodo sfoggia il meglio di sé. Grappoli di fiori bianchi, dall’aroma delicato e dolcissimo. Apprezzatissimo anche dalle api, che ne ricavano uno dei mieli più ricercati sul mercato. Un miele che a differenza degli altri è trasparente, come l’acqua, e tende a rimanere liquido, senza cristallizzare.

Ma i fiori d’acacia non piacciono solo alle api: sono ottimi anche in pentola. Anzi, in padella. Basta fare una pastella dolce (farina, uova e zucchero) e friggerli in abbondante olio bollente per avere delle frittelle caserecce goduriose. 

La pianta (della famiglia delle Leguminose, la stessa di fagioli e piselli) tende a crescere alta, ma i grappoli di fiori si trovano anche negli esemplari più giovani (con rami più facili da raggiungere). In autunno il tronco è spesso nido prediletto dei chiodini. E… curiosità: secondo il libro dell’Esodo, l’arca dell’alleanza (che doveva custodire le tavole della legge consegnate da Dio a Mosè) non era nient’altro che una cassa di legno di acacia.

 

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