«Lo straniero, secondo me»: il pensiero di un undicenne davvero “speciale”

 

Ha 11 anni e la sindrome di Asperger. Ma questo disturbo non fa altro che rendere speciale un ragazzino di straordinaria intelligenza. E dotato di una sensibilità tale da permettergli di capire che la diversità non è un ostacolo, bensì una risorsa. Il testo che ci ha regalato lo conferma. 

 

A scuola abbiamo discusso di migrazione e integrazione. 

La migrazione è quando qualcuno scappa dal proprio Paese per problemi di soldi, libertà o dittatura, mentre lo straniero è colui che emigra verso nuove terre sperando in una vita migliore. A volte queste migrazioni vengono considerate delle “invasioni”. Ma questa è discriminazione verso gli stranieri! Eppure sono persone anche loro. 

Ha importanza che abbiano la pelle diversa? Anche loro hanno delle usanze, anche loro si sono evoluti dalle scimmie come noi. I diritti spettano a chiunque, nessuno escluso. 

Secondo me tutti dovrebbero farci un pensierino sopra: sono nostri nemici? Ci hanno attaccato? Perseguitato? No. 

Questo è ciò che abbiamo fatto noi. Abbiamo seguito certi dittatori che imponevano regole, bloccavano i porti o gli aeroporti solo per non farci entrare. Non ascoltavano il nostro pensiero e così ci illudevamo che fosse il migliore. 

I dittatori ci incatenavano, privandoci di ogni libertà. 

Ma vi rendete conto? Dovremmo farci tutti un esame di coscienza. Nessuno è santo. Nessuno è prescelto. Però i dittatori non la pensano così, pensano di essere degli dei, giocano con il potere e credono che gli immigrati siano gli antagonisti. 

Avete finalmente aperto gli occhi? Io lo spero. 

 

Per la prima volta sulla nostra pelle - Strattonati nel profondo della Storia

 

"Pensieri in quota al tempo del Covid-19"

di Antonio G. Bortoluzzi

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

Le vittime, i malati, le misure di contenimento della pandemia Covid-19 ci afferrano per il bavero con brutalità e ci portano indietro nella Storia, a quel tipo di vicende che abbiamo sentito raccontare quando eravamo piccoli nelle nostre case abitate da persone che avevano patito le guerre, le occupazioni, la miseria, le epidemie, la fame. E per la prima volta, da più generazioni, proviamo sulla nostra pelle ciò che abbiamo sentito narrare da padri e madri, nonni e nonne nelle case tutto sommato quiete degli ultimi decenni, in cui c’erano problemi, certo, che però oggi ci sembrano molto relativi e ben risolvibili. Riecheggiano certe parole disperate – spagnola, colera, tubercolosi, peste – e rivediamo quei visi e udiamo quelle voci che narravano vicende che a noi parevano abbastanza tollerabili perché lontane: ora capiamo che quelle storie erano vite, persone, paesi messi davanti alla prova più estrema, la sopravvivenza. Siamo stati strattonati nel profondo della Storia e da lì dobbiamo rialzarci come è accaduto alle generazioni che ci hanno preceduto, glielo dobbiamo.

 

L'amore ai tempi del Coronavirus - Torneranno i baci

 

"Pensieri in quota al tempo del Covid-19"

di Antonio G. Bortoluzzi

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

Non mi lamento dell’isolamento, considero una fortuna vivere in un’abitazione decente, non essere ammalato, avere da mangiare, poter comunicare in qualche modo: e così penso ai ragazzi e alle ragazze (che per fortuna sembrano salvi dal Covid-19): ma possiamo immaginare che cosa significa vivere da reclusi in giovane e bella età e poi aver paura di baciarsi, toccarsi, respirarsi addosso?

Lo dico dagli anni ’80, dall’AIDS, dall’epatite, dalle siringhe infette per strada, che sono entrate come maledizioni bibliche nelle nostre gioventù non protette, non informate, non igienizzate. Ma questa cosa qui del virus è proprio ingiusta e meschina, corrompe l’innocenza, l’inizio della vita di relazione, quello che di più puro riusciamo a pensare anche noi quando invecchiamo e diventiamo impauriti e a volte disincantati.

Diciamocelo con speranza, e con tutta l’attenzione ai comportamenti che riusciamo a mettere in atto in queste settimane, torneranno i baci!

 

Il futuro cammina sulle loro gambe - I figli e le figlie nell'epoca del virus

 

"Pensieri in quota al tempo del Covid-19"

di Antonio G. Bortoluzzi 

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

In queste settimane abbiamo sentito i collegamenti web, i gruppi sui telefonini dei nostri figli e figlie e abbiamo pensato che non potranno mai sostituire la vita di classe, d’istituto, di relazione personale tra insegnati e allievi, non potranno mai essere al posto del grande laboratorio di civiltà che è la scuola pubblica italiana dove tutti stanno con tutti senza distinzione di sesso, etnia, religione, ceto.

Però in questi giorni d’isolamento fa bene al cuore sentire, magari dall’altra stanza e prima dell’inizio della lezione online, le voci e le risate dei compagni di classe dei nostri ragazzi e ragazze che al mattino eravamo abituati a veder scendere dalle scale trafelati e sempre in ritardo – sugli orari della corriera o dell’autobus – e correre lungo le strade e i marciapiedi con gli zaini caricati alla buona in spalla. Ora, in questo isolamento forzato, capiamo che noi adulti possiamo anche aver fatto tanto quand’erano più piccoli, ma quello stare tra loro oggi non è più terra nostra. Se chiacchierano, se studiano, se ridono, se sono tutto sommato abbastanza sereni, noi nell’altra stanza abbiamo un sollievo grande come la speranza. Perché l’abbiamo sempre saputo che il futuro cammina sulle loro gambe e non sulle nostre paure.

 

Ogni giorno dentro la bufera - I valori della comunità e un lavoro supremo

 

"Pensieri in quota al tempo del Covid-19"

di Antonio G. Bortoluzzi

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

In questi giorni in cui vado al lavoro e cerco di proteggermi e proteggere i colleghi e le colleghe applicando le indicazioni e le raccomandazioni sanitarie, e dove la nostra sicurezza dipende dal non venire a contatto con il virus, penso ai lavoratori della sanità: quelli che non sapevano e per primi hanno pagato con la vita, coloro che ora sanno e ogni giorno vanno dentro la bufera, proprio lì dove ognuno vorrebbe, ragionevolmente, starne fuori e mettono a repentaglio la loro vita. Ecco, noi siamo disposti a curare e soccorrere un nostro familiare, un amico, perfino un paesano: ma uno sconosciuto? E quindi dobbiamo dircelo: se il Paese sta in qualche modo in piedi è perché viviamo dentro quella civiltà che è organizzata intorno ai valori fondanti della comunità, e non è un istinto, una passione, un innamoramento, è un dovere civile reciproco che può salvare perfino dei forèsti, degli sconosciuti, come potremmo essere noi o i nostri cari in una corsia d’ospedale. Oggi dobbiamo essere all’altezza di chi nella quotidianità fa un lavoro supremo e ci indica la via proprio quando la bufera offusca l’orizzonte e quasi non si vede un passo.

 

Quando muore un pezzo di mondo - L'importanza della Storia e di "una storia"

 

Oggi diamo il via a una nuova rubrica: "Pensieri in quota al tempo del Covid-19"

di Antonio G. Bortoluzzi

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

Quando muore una persona anziana scompare un pezzo di memoria e di mondo. Ho cominciato a scrivere perché ho avuto il privilegio di stare tanto tempo con i vecchi, fin da bambino: persone che non avevano studiato molto, ma che avevano vissuto luoghi e situazioni difficili, al limite della sopravvivenza fisica dentro quel ‘900 che è stato anche terribile, mortifero, insanguinato.

In queste settimane muoiono molte persone anziane lasciando quel vuoto che ci pare più che mai ingiusto e incolmabile nelle nostre case, famiglie, vite, nello stesso Paese. E ci sentiamo impotenti e sconfitti. Io ho imparato che possiamo guardare una foto, tenere nel cuore un’emozione, fissare nella mente un ricordo e, se abbiamo avuto tempo di memorizzarla, anche una storia vera. Perché è importante la Storia, ma anche “una storia”: quel piccolo significato che riflette il nostro.

 

niq multimedia s.r.l.s.

Via degli Agricoltori, 11
32100 BELLUNO

Codice Fiscale e Partita IVA: 01233140258

Testata registrata al Tribunale di Belluno n.4/2019