scuola in quota

Gli studenti creano la lezione. E la condividono con i compagni di classe. L’insegnante osserva, guida, suggerisce se serve, e alla fine può superare il grande dilemma (attualissimo) della valutazione al tempo della didattica a distanza. Et voilà, funziona. Parola di Lucia Mazzella, insegnante di scuola superiore, da quest’anno attiva in azioni di consulenza e tutoraggio per l’introduzione delle nuove tecnologie. Come dire: l’insegnante giusta al momento giusto; perché in questo momento le nuove tecnologie sono fondamentali per portare avanti l’anno scolastico. «A patto di distinguere il mezzo dal fine, pensando che bastino un tablet o una videocamera per “fare didattica a distanza”» puntualizza subito la professoressa Mazzella. E risulta difficile darle torto.

«Sono anni che sperimento la didattica a distanza insieme alle mie classi - premette l’insegnante -. La domanda che potrebbe sorgere spontanea è perché a distanza se la scuola è in presenza? La mia risposta è semplice: viviamo in una provincia in cui le distanze fisiche diventano distanze relazionali; tra i ragazzi manca quella sinergia e reciproca fiducia che consente loro di collaborare per ideare assieme ed è questo l’aspetto preponderante. Creare didattica a distanza, per gestirla e farne opportunità, significa anche instaurare tra gli studenti dinamiche volte a superare il centralismo del docente».

Ed è proprio questo che la professoressa Mazzella sta facendo in queste settimane di lockdown e scuole chiuse. Certo, lo faceva anche prima. Ma adesso le attività a distanza acquistano quella necessità che le rende ancora più valide. Un esempio? «Ho creato una bacheca virtuale per la condivisione di materiale. Ho selezionato una serie di argomenti e li ho suddivisi fra gli studenti. Poi ho chiesto loro di scegliere un video che potesse essere esplicativo del tema trattato, valutando la coerenza e la logicità della scelta». Ma non finisce qui: «Gli studenti devono rendere interattivo il video con alcune domande o pause di riflessione rivolte alla platea dei compagni. Per far ciò devono usare un programma di video annotazioni; io ho scelto Play Posit». E qui entra in gioco la tecnologia. Ma anche, di nuovo, la valutazione, sulle domande rivolte ai compagni, sui punti di inserimento… «Il link al video così modificato viene consegnato caricandolo sulla bacheca virtuale visibile a tutti - continua la professoressa Mazzella -. Affiancato da una selezione mirata di esercizi o attività di approfondimento per tutta la classe. Questa attività è stata assegnata ai singoli studenti durante le vacanze di Natale: gli alunni insufficienti hanno scelto di approfondire un aspetto lacunoso, come attività di recupero, mentre coloro che risultavano sufficienti hanno selezionato alcuni argomenti nuovi non ancora introdotti dall’insegnante. Al ritorno a scuola, ma anche a distanza in videoconferenza dato il momento particolare, si avvia una sessione di ripasso, affidata a ciascuno studente che ha a disposizione circa una mezzora per presentare il proprio video e la breve attività didattica. La lacuna dello studente diventa così il suo punto di forza, perché guida i compagni al recupero dei contenuti. Questa attività consente di dare una valutazione a ciascuno, e si limita molto la possibilità di “copiare”: l’esposizione diventa la cartina al tornasole della paternità della consegna».

Insomma, la didattica a distanza funziona, in emergenza. Ma potrà andare bene anche dopo, con il ritorno alla normalità? «È una questione di finalità - dice Mazzella -. Se pensiamo che il tempo a scuola sia solo una parte del percorso didattico, tutte queste interazioni assumono significato. È soprattutto una questione di misura e di interlocutori: se adesso è opportuno e necessario trovare uno spazio nel quale docenti e studenti possano incontrarsi “in presenza virtuale”, questo spazio potrebbe poi diventare, a emergenza finita, quello degli studenti in assenza dell’insegnante». 

 

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