La leggenda del salice piangente e le curiosità dal mondo: Pasqua è vicina

 

Mentre Gesù portava la croce, cadde ai piedi di un salice che si ergeva lungo il suo cammino. E aveva i rami distesi al sole, quasi a toccarlo.

L'albero, vedendo così tanta sofferenza, ebbe un tuffo al cuore.

Piegò a terra i suoi rami, nella speranza che Gesù potesse aggrapparsi. E Gesù lo guardò, sorridendo: allungò le mani verso i rami, li strinse forte e si rialzò.

Con le fronde pendenti verso il basso, il salice cominciò a piangere.

Era rimasto sorpreso da quel sorriso e da allora non alzò più i suoi rami al cielo.

Ecco il perché del suo nome: Salice Piangente.

 

CURIOSITÀ DAL MONDO

In Bulgaria, nei giorni precedenti alla Pasqua si fanno grandi pulizie nelle case. Si cucinano i “Kozunaks” e si colorano le uova. Il primo uovo deve essere assolutamente rosso perché è il colore della salute, mentre a mezzanotte del sabato Santo, ci si scambia gli auguri insieme alle uova di cioccolato.

In Danimarca, invece, tutto deve essere rigorosamente giallo. Dalla tovaglia per il pranzo ai tovaglioli, fino alle candele. Persino gli addobbi in casa sono gialli.

E in Israele? Arrivano in genere pellegrini da tutto il mondo per festeggiare due tradizioni: la Pasqua cristiana e la quella ebraica, “Pesah”.

Un'altra curiosità affonda le sue radici nei Paesi slavi, in Polonia e Ungheria, dove il giorno di Pasqua i giovani spruzzano le ragazze con acqua di sorgente: un antico rito di fertilità.

E per i più piccini ? Ecco una filastrocca:

È Pasqua stamattina,

cari babbo e mammina.

Questa volta sento di fare un cambiamento,

Vi voglio regalare un uovo da scartare.

Di cioccolato buono con dentro un grande dono.

Sapete che ci metto?
 Tutto il mio grande affetto 

 

L’uovo di cioccolato e le sue origini: un viaggio nel mondo e nel passato

 

Nel cortile di un piccolo villaggio c’era un po’ di agitazione.

«Comare Comare!».

«Cosa c’è?», chiese Sally la gallina

«Ma come? Non avverti un intenso profumo di cioccolato?».

«Certo, è proprio cioccolato». 

«Correte, correte - urlò Tito il coniglio - scende giù dalla collina un fiume di cioccolato».

Tutti gli animali, sbalorditi, si chiesero cosa ne avrebbero fatto di tutto quel cioccolato.

Il tacchino Giò ebbe una grandiosa idea: «Portiamolo alla fabbrica di dolciumi e, poiché si avvicina la Pasqua, lo trasformeremo in buonissime uova». 

Gli animali si misero al lavoro per raccogliere quanto più cioccolato fosse possibile e lo portarono alla fabbrica. Vennero confezionate così tante uova, che ogni bambino fu accontentato. 

Da allora, si regalano ai più piccini e anche ai grandi golosi. 

 

CURIOSITÀ

L’uovo, da tempi immemori, è carico di significati simbolici: la vita prima di tutto. Un bene inestimabile. 

La tradizione di donare l'uovo iniziò ancora all’epoca dei Persiani. In particolare l’uovo di gallina, per dare il benvenuto alla primavera con riti di fecondità. 

Seguirono poi Greci, Egizi e Cinesi.

L’usanza dello scambio di uova decorate iniziò invece nel Medioevo: destinatari di questo dono erano i membri della servitù.

In epoca cristiana, invece, si racconta che Maria Maddalena, recandosi al sepolcro di Gesù insieme ad altre donne, avendolo trovato vuoto corse dai discepoli.

Maddalena annunciò la straordinaria notizia e Pietro, incredulo, disse: «Crederò a quello che mi dici, solo se le uova contenute in quel cestello diventeranno rosse». 

Improvvisamente le uova si colorarono di un bel rosso porpora. 

L'origine dell'uovo di cioccolato è incerta, ma sembra che il primo a farlo realizzare fu Luigi XIV.

Altri poi lo collocano in America, dove la coltivazione del cacao è diffusa.

 

La corona e il virus: una favola di re, giullari, sudditi. E speranza

 

In un regno tristissimo viveva un re malvagio, avaro e incurante della felicità e della salute dei suoi sudditi. 

Aveva un aspetto trasandato: forse la sua cattiveria lo rendeva così. Odiava i sudditi felici e faceva qualsiasi cosa per distruggere feste o incontri.

La cosa che detestava di più era vedere la gente che si abbracciava e l’amore tra le persone. Già, l’amore: lui non lo aveva conosciuto. E non dovevano conoscerlo nemmeno gli altri.

Amava solo la sua corona: la lucidava ogni giorno e se la portava ovunque, perfino a letto.

Attorno ai confini del regno, aveva segnato un linea rossa: nessuno poteva uscire e nessuno poteva entrare. 

Ma un giorno i sudditi si riunirono segretamente: erano stanchi di quella vita piena di privazioni. Dovevano fare qualcosa, solo che nessuno aveva il coraggio di prendere l'iniziativa.

Forse il segreto di quella brutta vita era celato proprio nella corona. 

Fu così che il giullare del re si offrì di aiutare il popolo. E, una notte, decise di mettere una sostanza soporifera nella tisana che il re era solito bere. L’effetto fu immediato e il giullare sfilò la corona dalla testa del malvagio tiranno. 

Quindi scappò via, varcando la linea rossa. Si sentì libero e felice per la prima volta in vita sua, ma durò poco.

Quando il re si accorse di essere stato derubato del bene più prezioso, si caricò di rabbia: il viso gli divenne rosso, le mani tremavano. E mise in atto un maleficio. 

Il povero giullare con la corona in testa cominciò a tossire e starnutire fortissimo. E la gente, al suo passaggio, si chiudeva in casa. All'improvviso iniziò una pandemia: tutti si ammalavano e nessuno dava ospitalità al povero giullare, che si trovò solo.

Girò ogni angolo del mondo, però niente: tutti se la davano a gambe. 

Era davvero sconsolato e si sedette in riva a un fiume. Il giullare si rese conto che anche il paesaggio era diventato spettrale: nulla era più come un tempo. Nessuno si abbracciava più, nessuno per le strade. Nessuno andava a scuola, nessuno sorrideva. 

Aleggiava il terrore nel mondo. Tutti avevano paura di lui. 

Era triste e sconsolato, quando sentì un rumore di passi alle sue spalle: era lui. Il re malvagio stavo arrivando e ansimava a tal punto da far volare le foglie e piegare gli alberi. D'un tratto il cielo si fece plumbeo. Il giullare ebbe di colpo un’illuminazione: forse la corona che portava era la causa di quella pandemia. E il malefico re ne era l’untore.

Si girò verso quel mostro e, con tutta la forza che aveva nelle sue braccia, la scagliò a terra: la corona si frantumò in mille pezzi, creando un boato che si sentì in ogni angolo del mondo. 

Vedendo quel sacrilegio, il re si buttò nel fiume.

All'improvviso le nuvole sparirono, il cielo si rasserenò, il giullare smise di tossire. E tutti uscirono di casa.

I sudditi tornarono nel regno, varcando quella linea rossa che i bambini trasformarono in un arcobaleno. E il giullare venne incoronato: un nuovo re, finalmente. 

Si fece una gran festa: tutti iniziarono ad abbracciarsi. Chiunque poteva entrare e uscire dal regno senza problemi.

La pandemia scomparve e nessuno si ammalò più, in mezzo ai colori dell’arcobaleno. 

 

Il gioco del rolo: quando la Pasqua è tradizione e divertimento

Campane di Pasqua festose

che a gloria quest'oggi cantate

oh voci vicine e lontane

che Cristo risorto annunciate,

ci dite con voci serene:

"Fratelli, vogliatevi bene!

Tendete la mano al fratello,

apritele braccia al perdono:

nel giorno del Cristo risorto

ognuno risorga più buono!”

E sopra la terra fiorita,

cantate, oh campane sonore.

Ch'è bella, ch'è buona la vita,

se schiude la porta all'amore.

Oggi vi regaliamo la celebre poesia di Gianni Rodari: si veste bene per questo periodo in cui c'è bisogno di speranza.

 

CURIOSITÀ

Il rolo è un gioco assai diffuso, soprattutto nel Bellunese: antico e “povero”, lasciato in soffitta per diversi anni, ora è stato recuperato. Per la gioia di grandi e piccini. 

Rolo prende il nome, con ogni probabilità, dal verbo “rotolare”: infatti, l'uovo sodo e colorato viene preso e fatto scivolare su un “lavador” verso la “leda” con l’intento di arrivare il più lontano possibile.

Se si raggiunge lo scopo, si può ripetere il lancio. E l’uovo che arriva più lontano vince.

In caso contrario, l'uovo rimane nel piano sabbioso, in attesa di essere colpito da altri partecipanti.

In provincia esistono alcune varianti: a Belluno l'uovo veniva fatto correre sulla tavola per lavare i panni, mentre nel Feltrino e nella zona di Limana si usava una tegola come piano inclinato (“coppo”). In genere, il rolo si sviluppa nel giorno di Pasquetta.

Qualcosa di simile ha radici slovene: una sorta di gioco delle bocce. E anche nei Paesi Bassi e in Scozia i bambini fanno rotolare delle uova colorate lungo un pendio.

 

TRADIZIONI

Molte sono le tradizioni venete legate alle festività pasquali: come il pane dolce di Pasqua e le uova usate in vari piatti.

In genere, il venerdì Santo ogni famiglia portava il proprio impasto della focaccia nel forno a legna del vicino: era un modo per stare in compagnia nell'attesa del proprio turno.

L'uovo è simbolo della vita e della rigenerazione: viene usato per la tipica focaccia veneta, colorato e al centro, ma anche per la preparazione delle tagliatelle fatte in casa o il pasticcio di Pasquetta, arricchito da uova sode fra gli strati. 

Un'altra curiosità è legata alla Serenissima: nella Basilica di San Marco, il giorno di Pasqua era occasione di sfarzo e magnificenza, con musiche sacre, addobbi e decori ed esposizione dei tesori del Doge. Sempre nel pomeriggio di Pasqua, il Doge indossava eccezionalmente il ricco corno dogale usato per l’incoronazione della Pila d'Oro. 

 

Il coniglio che inciampò nell'uovo e la più bella fra le sorprese: arriva la Pasqua

 

 

È inutile sottolineare che quest'anno la Pasqua ha un sapore diverso, ma vorremmo lo stesso alleggerire gli animi, portandovi a fare un viaggio virtuale tra fantasia e realtà. E a conoscere alcune tradizioni nel mondo. Oggi cominciamo dal coniglietto di Pasqua.

 

Un coniglietto color della luna, per paura di un pollo che voleva beccarlo, fuggì via di corsa.

Purtroppo inciampò e cadde in un uovo di cioccolato: rimase lì dentro bello impacchettato, sigillato con nastri e carta colorata.

Dovette aspettare fino a Pasqua, quando un papà vide quel bell'uovo in una vetrina e lo comprò per la sua bambina.

La piccola non vedeva l'ora di romperlo, per scoprire cosa ci fosse nascosto.

La mattina di Pasqua si alzò di buon'ora: prese l'uovo, lo ruppe e vide uscire con un balzo il coniglio.

Diventarono amici inseparabili e da allora, a ogni Pasqua, qualche coniglietto arriva nella casa di qualche bambino, per portare innumerevoli sorprese.

 

 

Curiosità dal mondo

La leggenda di Easter Bunny ha origine europea, precisamente in Alsazia.

Narra la leggenda che questo piccolo coniglietto, abbigliato con vestiti che lo rendono simile agli umani, si diverta a portare uova di cioccolata, dolciumi e giocattoli, la vigilia di Pasqua.

Questa leggenda è legata a una storia di tradizione tedesca, citata già nel 1862 da Georg von Franckenau: nel suo libro afferma che la lepre in Germania è simbolo di fertilità e di rinascita proprio nel periodo pasquale.

In molte chiese, viene portato un coniglio vivo, pronto ad annunciare ai bambini che Gesù è risorto.

Due secoli or sono si diffuse così l'usanza di fare i biscotti a forma di coniglietto. Tradizione poi esportata in America dagli emigranti.

Vi è piaciuta? Vi aspettiamo alla prossima! 

 

 

Un pastore, un coltello, una strega. E la leggenda del vento Vissinel

 

Oggi vogliamo fare un viaggio leggendario. E lasciarci trasportare dal Vissinel: un vento che soffia scendendo dal monte Coppolo, nella parte più a nord di Lamon.

Perché soffia? Si narra che, in epoche lontane, questo fosse un posto dedito alla pastorizia.

Un giorno, mentre alcuni pastori si trovavano alle pendici del monte, intenti a raccogliere il fieno, si alzò un vento fastidioso. Era proprio il Vissinel.

Sparpagliò fieno ovunque e un pastore, preso dalla rabbia, lanciò il suo coltello a serramanico contro il vento. Coltello che venne risucchiato da una folata e non fu più ritrovato.

Passò un po’ di tempo e, durante la transumanza invernale, lo stesso pastore bussò alla porta di una vecchia casa, chiedendo ospitalità. Aprì una donna e lui la pregò di prestargli un coltello.

Con grande sorpresa, il pastore vide una lunga cicatrice sulla sua gamba. La donna le spiegò di essere una strega. Insieme alle sue “colleghe”, un giorno, stava cercando di scatenare una tempesta sul monte Coppolo e, all’improvviso, fu colpita da un coltello: quello del pastore. E questo le impedì di portare a termine il suo piano malvagio.

Da allora, quando si sente qualche folata di vento dal monte Coppolo, il pensiero corre a quel pastore…

 

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