Nevegal

 

Da una parte o dall’altra si arriva sempre allo stesso punto: servono soldi. Freschi e sonanti. Solo così si può salvare il Nevegal. Perché tutte le ricette, neve o non neve, hanno come ingrediente base l’investimento di finanze. Tante o poche, basta che al futuro del Colle ci si creda. Anche se sarà un futuro non esclusivamente invernale. D’altronde, non di solo sci vive la montagna. Così credono anche due lettori residenti in Svizzera, ma amanti profondi del Nevegal.

LA LETTERA 

«Io e mia moglie viviamo all‘estero da moltissimi anni, veniamo però regolarmente in Nevegal, dato che mia moglie è nativa della zona - scrive il signor Antonio Cazzato -. Abbiamo anche sciato sul Colle con i nostri figli negli anni Novanta, quando la neve non mancava. Abbiamo vissuto sulla nostra pelle, un anno dopo l’altro, la decadenza e l’abbandono. Con il tempo le nostre mete sciistiche si sono spostate sempre più verso il Sudtirol, l’Austria e naturalmente la Svizzera. Perché questa premessa? Perché secondo noi è sbagliato continuare a puntare solo sullo sci. Bisogna diversificare l’offerta».

I SUGGERIMENTI

Quindi, lo sci va bene, ma non deve essere l’unico companatico servito dal Nevegal. Il resto potrebbe funzionare, a patto che…

«Serve un centro benessere - dicono i coniugi Cazzato -. E l’hotel Olivier, opportunamente trasformato, potrebbe essere l’ideale. Non sarebbe male neanche una piscina, scoperta per l’estate e chiusa d’inverno, con scivoli acquatici; e un palazzetto dello sport per il pattinaggio si ghiaccio».

Tra gli altri suggerimenti, anche la creazione di nuovi percorsi per mountain-bike, l’organizzazione di gare e percorsi naturalistici e panoramici con tappe in malga. Insomma, una rivoluzione autentica per il Colle. Certo, servirebbero risorse (e si torna al discorso di partenza). Ma se qualcuno vuole davvero crederci, nel Nevegal…

 

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