• Home
  • Voci del territorio

Soverzene e Cocal do Sul: un’amicizia ricca di storia, cultura ed emozioni

 

Confermato il patto di amicizia tra il Comune di Soverzene e quello di Cocal do Sul. La delegazione brasiliana - con a capo il sindaco Ademir Magagnin, accompagnato dal direttore della Cultura e del Turismo Juarez Fogaça e dal presidente del Circolo Italiano, José Orlei Sartor - è stata accolta giovedì scorso. Dopo una cena a base di piatti tipici, gli ospiti hanno assistito alla rappresentazione teatrale del gruppo storico locale: i “Farsaioli”.

Quindi, la cerimonia ufficiale nella sala consiliare, alla quale non sono mancati il presidente della Provincia Roberto Padrin, il sindaco di Ponte nelle Alpi Paolo Vendramini, il presidente dell’Abm Oscar De Bona Oscar e la vice Patrizia Burigo, oltre all’ex console Vittorino Speranza. Foto di rito e poi via alla scoperta della parte più vecchia del paese. Momenti di grande commozione nell’identificare le abitazioni storiche da cui erano partiti gli avi, quindi visita alla centrale idroelettrica “A. Gaggia” e al mulino dei Savi. Infine, la messa officiata in lingua portoghese ha preceduto la cena di gala offerta dall’amministrazione al salone culturale. In questo contesto si è esibito il coro Monte Dolada, mentre Italo Rualta ha letto alcune poesie dialettali della compianta cittadina Maria Tramontin e Odetta Savi ha dato sfoggio delle sua qualità canore. 

Il sindaco Gianni Burigo esprime «un grande ringraziamento a tutti coloro che a vario titolo hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione a cominciare dai volontari, Circolo Culturale, consiglieri comunali, dipendenti comunali: l’appuntamento ora è ad agosto per chi vorrà affiancare una nostra delegazione assieme ai rappresentanti dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, pronta a contraccambiare la visita a Cocal do Sul».

 

Scambi culturali e linguistici: si pedala in "Tandem" con il Comitato d'Intesa

 

Incontri di conversazione in lingua, gratuiti, individuali o di gruppo. Sono i “Tandem linguistici”, promossi dai volontari dell'Area Europa del Comitato d'intesa.

Mercoledì 19 febbraio, dalle 15 alle 17 nella sede del Comitato (via del Piave, 5), è prevista l'inaugurazione dell'iniziativa “Tandem”. Per l'occasione, si alzerà il sipario anche sui programmi Erasmus+ e Corpo Europeo di Solidarietà con l'obiettivo di coinvolgere giovani potenzialmente interessati a scambi culturali.

Ma in che cosa consiste l'attività? «Si tratta di conversazioni individuali o di gruppo in lingua inglese, francese o spagnola - spiega Ariela Shatku, responsabile dell'iniziativa -. Protagonisti delle conversazioni saranno i giovani volontari del progetto Corpo Europeo di Solidarietà, ora ospiti a Belluno, e provenienti da Albania, Kosovo, Spagna e Tunisia. I volontari converseranno con i presenti nella propria lingua a patto che il partecipante insegni loro a dialogare in italiano».

Dunque l'obiettivo è un supporto reciproco nelle rispettive lingue, ma non solo: c'è la possibilità pure di entrare in contatto con una nuova cultura. E con i programmi legati all'Erasmus +, talvolta sconosciuti ai giovani.

Per questioni organizzative è necessaria l'iscrizione alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

Dalla teoria alla pratica: 350 studenti coinvolti nel progetto "Sicuramente guida sicura"

 

Due giornate da non dimenticare. Due giornate per imparare. Sono quelle promosse dal Rotary Club e vissute da circa 350 studenti degli Istituti bellunesi “Calvi”, “Segato”, “Da Vinci” e “Catullo”: tutti legati al progetto “Sicuramente Guida Sicura”.

Nel piazzale della Epta Costan di Limana, il programma prevedeva la divisione dei ragazzi in gruppi: da una parte i patentati e dall’altra i non patentati, suddivisi ulteriormente in sottogruppi. I patentati hanno effettuato quattro prove di guida sicura, con altrettanti esercizi diversi, ovvero Skid (controllo della stabilità della autovettura con sterzo e controsterzo), prova di frenata, controllo di ingresso ed esecuzione delle curve, controllo della guida. A supportare gli studenti, gli istruttori di “Guida Sicura” con una serie di autovetture e le relative hostess.

I non patentati, invece, hanno potuto conoscere meglio le attività svolte da Polizia, Polizia Scientifica, Vigili del Fuoco e volontari delle autoambulanze. Senza considerare la simulazione di incidente, con relativo intervento delle forze presenti, e la messa in sicurezza della zona con l’estrazione di una donna: in particolare, il sinistro fittizio prevedeva il taglio dell’autovettura, la rottura dei cristalli e il soccorso fino al caricamento in ambulanza.

Due giornate intense, quindi, che hanno impegnato gli studenti dalle 8.30 alle 12.30: il rientro delle scolaresche è stato poi garantito dalla Dolomitibus, che ha messo a disposizione i mezzi di trasporto.

"Sicuramente Guida Sicura" è un progetto pluriennale nato per trasmettere la cultura della guida sicura ai giovani: è stato ideato, promosso e organizzato dal Rotary Club Belluno - con Feltre, Cadore Cortina e Spittal -, Cag e Ciagi di Borgo Valbelluna, oltre al pilota e istruttore professionista Andrea Fontana di Ponte nelle Alpi. 

 

Dal Tre Croci al Becco di Mezzodì: curiosando tra i Passi dolomitici

I nostri Passi dolomitici sono meravigliosi: ma ci siamo mai chiesti da dove provengano i loro nomi? Scopriamone alcuni…

 

Passo Tre Croci

Prende il nome da una tragedia avvenuta nel 1789. Una mamma era partita da Auronzo per cercare lavoro a Cortina con i suoi due figli: purtroppo però, lungo il tragitto, persero la vita tutti e tre per assideramento. 

La denominazione è in loro memoria. E, sempre in loro ricordo, sono state erette tre croci.

 

Passo San Pellegrino

Durante le Crociate verso la Terra Santa, fu un importante via di transito per i pellegrini che, dalla Germania, andavano a Venezia.

Nel 1358, e precisamente il 14 giugno, Moena concesse ai frati dell’Ordine di San Pellegrino di costruire un ospizio per i viandanti di quel tempo. Da qui, il nome del Passo. Poi, nel 1915, l’ospizio venne completamente raso al suolo da un bombardamento e rimase solo la chiesetta di Sant'Antonio, ancora oggi meta di turisti. 

 

Becco di Mezzodì 

Santo Siorpaes, nato nel 1832 a Cortina d'Ampezzo, era una nota guida alpina, oltre che uno scalatore. E aprì numerose alte vie.

Fra le tante imprese, nel 1872 e insieme a Utterson Kelso, conquistò per primo il Becco della Civetta: alto 2063 metri, è stato rinominato da allora Becco di Mezzodì, perché pare che Santo toccò la vetta proprio quando le campane di Cortina rintoccavano mezzogiorno. 

 

Passo Falzarego 

Lo troviamo a quota 2109 metri ed è importante perché mette in comunicazione l'Agordino con Cortina. 

Il nome ha origini antiche, probabilmente da Fautzo Rego: falso re. Un re che aveva tradito il suo popolo. Secondo la leggenda, la sua sagoma pietrificata si può vedere sul monte Lagazuoi. 

Ma il nome potrebbe anche provenire da Fouzargo: “fouze” in forma ampezzana, falce in Italiano. Perché un tempo i terreni adiacenti il passo venivano sfalciati a mano.

Alle prossime curiosità!

 

Re Ombro, la figlia Ombretta e una matrigna crudele: la leggenda di Sottoguda

 

Un tempo i Serrai di Sottoguda avevano un’entrata chiusa da un enorme portone di bronzo, al di là del quale iniziava il regno di Re Ombro. 

Il Re viveva in un meraviglioso castello e la gente comune lo ammirava solo da lontano: entrare era proibito.  

Ombro trascorreva la sua vita con la figlia Ombretta - ragazza allegra, bella, amata da tutti i sudditi - e con una moglie in seconde nozze. La quale aveva due figliastre.

Ombretta era adorata dal popolo e odiata dalla sua matrigna, perché la vedeva come un ostacolo per le sue acide e non bellissime figlie. 

I cavalieri che visitavano il castello non avevano occhi che per lei. E le sorellastre erano cariche di gelosia per quell’anima bella.

Un bel giorno un cavaliere chiese la mano di Ombretta: Re Ombro, orgoglioso, acconsentì. Subito la notizia ebbe eco nell'intero regno: persino i sudditi furono invitati.

La matrigna ovviamente non la prese bene e decise di vendicarsi, trasformando la splendida ragazza in pietra. 

Re Ombro, disperato, fece cercare la figlia in ogni angolo della terra, ignaro del maleficio della moglie cattiva. Ombretta era comparsa.

Molti anni dopo, un pastore che stava portando le greggi al pascolo, nei dintorni di Sottoguda, sentì un melodioso canto provenire dalle pareti della Marmolada.

All’inizio non ci fece caso, ma poi ascoltò meglio:

«Sono sasso e non mi muovo,

sono roccia in Marmolada, 

Sono figlia abbandonata e la ragione non la so!». 

Così cantava…

Trascorsero gli anni e nessuno ne parlò più, ma chi passa per la Val Ombretta, se osserva con attenzione, può scorgere il viso della povera principessa scolpito nella roccia. 

 

CURIOSITÀ

Si narra che la chiave del portone di bronzo rimase per molto tempo appesa alla porta della chiesa dei Serrai di Sottoguda. 

 

Una gerla piena di fatica e coraggio: la storia delle "portatrici" bellunesi

 

Le grandi guerre hanno interessato anche una provincia, la nostra, che ha pagato un conto molto alto in termini di vite umane.

A causa della sua conformità, il territorio è stato pure avamposto militare: le trincee, ancora oggi visibili, erano teatro di scontri cruenti, specialmente nella Prima guerra mondiale.

È lontano ormai quel tempo: cent’anni. E se i nostri soldati hanno scritto una pezzo di grande storia, va aggiunto che anche le loro compagne lo hanno fatto. 

Spesso rimaste sole a casa a portare avanti la famiglia. Spesso vedove. Spesso attive in campo come le "portatrici" bellunesi: chi erano? E soprattutto cosa facevano?

Erano donne coraggiose che, con la gerla in spalla, attraversavano pendii impervi e pericolosi, per portare viveri e munizioni ai soldati al fronte o in trincea.

Partivano con un carico di 30, 40 kg, incuranti del pericolo e con l'unico obiettivo di aiutare mariti, fratelli, padri.

Spesso giovanissime, a 12 anni, avevano già la loro gerla. Molte sono quelle che persero la vita a causa del fuoco nemico.

Non solo al fronte, ma anche nella famosa linea gialla più lontana, le portatrici erano impegnate a trasportare sassi, assi di legno, sabbia. Materiale che serviva alla costruzione di forti o strade militari: le stesse che oggi percorriamo durante le escursioni in montagna.

E magari, calpestando ora quei sentieri, possiamo riflettere su quanto sudore, quanta fatica, quanto amore e quanto dolore si nascondano sotto i nostri passi.

Donne coraggiose: senza vestiti tecnici, affrontavano il freddo, la neve, la pioggia avendo ai piedi gli “scarpet” e indosso abiti presi dall'armadio del coniuge.

Comelico, Cadore, Agordino: le "portatrici" sono patrimonio di tutti.

 

niq multimedia s.r.l.s.

Via degli Agricoltori, 11
32100 BELLUNO

Codice Fiscale e Partita IVA: 01233140258

Testata registrata al Tribunale di Belluno n.4/2019