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L'albero delle rose: il fiore degli amori impossibili che colora la montagna

C’era un volta una ragazza. Ricca e capricciosa. A tal punto da chiedere al suo fidanzato una prova d’amore: un mazzolino di fiori rosa. Il giovane, innamorato e spavaldo, si arrampicò in cima a una montagna. Cercava di raggiungere un cespuglio di roselline, ma non appena le ebbe colte, gli mancò l’appiglio giusto e cadde. La fanciulla capricciosa lo trovo così, morto, con ancora il mazzolino nelle mani, pronto a essere donato.

È la storia triste del rododendro. Sarebbero state quelle le roselline colte dal giovane per la sua innamorata. E come ogni leggenda, c’è un fondo di verità: il rododendro nasce e prospera in luoghi impervi; chi frequenta le Dolomiti e le Prealpi bellunesi può ammirarne in gran quantità in questo periodo, soprattutto in zone rocciose e difficili da raggiungere.

     

Il rododendro (letteralmente “l’albero delle rose”) è un arbusto che produce fiori fucsia. È della stessa famiglia dell’erica e agli apicoltori esperti fornisce un miele particolarissimo (difficile da produrre). La grazia modesta con cui orna le pendici delle montagne ha fatto nascere una leggenda ladina. Protagonista il principe della neve, che viveva in un castello di ghiaccio con la madre, la regina della neve. Un giorno il principe vide una ragazza stupenda, la principessa dei fiori e se ne innamorò. Lei però non poteva ricambiare, perché nel castello di ghiaccio non crescevano piante e fiori. La regina della neve cominciò ad arrovellarsi il cervello per aiutare il figlio. E camminava su e giù per le stanze della sua dimora. Fino a quando i piedi cominciarono a sanguinarle. Ne nacquero dei fiori rosa, di rododendro. Erano gli unici fiori che crescevano nel castello di ghiaccio. Ma tanto bastò alla principessa dei fiori per andarci a vivere con il suo innamorato.

 

Un grande classico del Novecento. Ecco "L'uomo senza qualità"

Avviamo oggi una rubrica con consigli di lettura per l'estate. L'intento è quello di far riscoprire (o scoprire, perché no?) grandi classici caduti un po' nel dimenticatoio. Ci aiuta Paolo Ceccato, che ringraziamo.

 

- Dunque, che cosa abbiamo deciso? domandò, e poiché nessuno trovava una riposta, soggiunse bonariamente: - Be', si vedrà la prossima volta!  

Sì, la prossima volta. Ecco, se c'è un romanzo che forse può aiutare a leggere con intelligenza il tempo che stiamo vivendo è L'Uomo senza Qualità di Robert Musil. Un capolavoro, ovviamente, uno dei grandi romanzi del Novecento; non tra quelli più facili da leggere, ma sicuramente tra i più importanti. 

Perché oggidì solo i criminali osano nuocere al prossimo senza una filosofia.

Il romanzo non ha una trama vera e propria, nessun colpo di scena, nessun colpevole e nemmeno un kit di morale. È lungo ed è pure incompiuto. Tuttavia, è uno dei romanzi più densi che si possano leggere, disseminato di frasi e intuizioni che donano intelligenza, tonificano i pensieri e offrono prospettive utili a comprendere il contesto in cui viviamo. Anche se, o forse proprio per questo, il romanzo è ambientato nell'impero Austro-Ungarico del primo Novecento, poco prima della Grande Guerra.

Propose all’assemblea la fondazione di una “Cucina Imperatore Francesco Giuseppe per la minestra dei Poveri”, suggerimento che venne approvato.

L'ironia scorre potente lungo tutto il romanzo e con magistrale eleganza. 

La nostra ignoranza è estremamente ricca di varietà.

Privo di qualsivoglia competenza critico-letteraria, mi limito dunque a qualche citazione, in corsivo, poi ciascun lettore troverà o ritroverà le proprie. Perché L'Uomo senza Qualità è uno di quei romanzi che si leggono e, soprattutto, si rileggono, frase per frase, perché "tornano su" dalla memoria, in una sorta di ruminio continuo. 

Egli vedeva il cervello del secolo sostituito dalla legge della domanda e dell'offerta, il pensatore pedante dal commerciante regolatore. 

E poi perché nel romanzo gli anticipi ci sono tutti, e sono grandiosi. Ritrovare, in un romanzo scritto un secolo fa, intelligenza per orientarsi nel presente è qualcosa che stupisce e sconcerta al contempo, in una altalena di corsi, ricorsi e fuoricorsi storici, alla Giambattista Vico. 

Buono è considerato oggi ciò che ci dà l’illusione di condurci a qualcosa.

Ma, in fondo, è questo che contraddistingue un "classico": è come il fiume di Eraclito, non ci si immerge mai nella stessa lettura; ogni volta il romanzo cambia, precipita, si agita, regala qualcosa di nuovo. 

Il sovraccarico di aggeggi cerebrali di cui si adorna oggi la diffidenza contro lo spirito, leggo e subito penso agli smartfon (scritto così per personale diffidenza). Ma si sa: Caro dottore - egli dichiarò - nella storia dell'umanità non ci sono regressi volontari! Sì, il romanzo abbonda di punti esclamativi. Forse perché l'esclamazione è interpunzione che gioca forte, cala l'asso e segna il punto. Felicemente, perché oggi come allora il presupposto principale della felicità non è quello di risolvere le contraddizioni bensì di farle sparire, anche ricorrendo a una seconda patria in cui tutto ciò che si fa è innocente.
Non c'è dubbio, da un romanzo è difficile ottenere di più. 

 

Lo stato definitivo di un uomo spiritualmente addestrato era all’incirca questo: che egli non usciva più dal suo campo speciale e si persuadeva per il resto della sua vita che tutto quanto avrebbe forse dovuto esser diverso, ma che era inutile star lì a rimuginarci sopra. 

 

paoloceccato.it

 

Sei settimane di arte e musica: Lorenzago e Auronzo aperte alla cultura

 

Una montagna di arte. Ma anche di musica, di danza, di spettacolo, di divertimento. Sei settimane in tutto: tre ad Auronzo e altrettante a Lorenzago. In pratica, un’estate intera di cultura. Con “Auronzo Aperta - Festival delle arti”, che ritorna dopo il brillante esperimento del 2019; e con “Lorenzago Aperta”, un’appuntamento talmente consolidato da essere giunto alla ventesima edizione.

“Auronzo Aperta” si presenta con esposizioni permanenti di una cinquantina di artisti, oltre a un lunghissimo carnet di musica, letture, incontri. In programma c’è anche un corso di pittura a fresco e a cera, e un percorso per imparare a fare i graffiti. Alzerà il sipario venerdì 10 luglio, alle 18, con un concerto di Elisa Genghini e si snoderà con appuntamenti quotidiani fino al 31 luglio. In mezzo, incontri di lettura con Pasolini, serate filosofiche, di magia e di danza.

«Dopo tre mesi di lockdown c’è bisogno di arte, di musica, di danza... c’è bisogno di emozionarsi - ha detto alla presentazione di ieri Tatiana Pais Becher, sindaco di Auronzo -. Siamo contenti che l’entusiasmo e la perseveranza degli organizzatori Vito Vecellio e Francesca Casanova abbiano permesso di mettere in piedi un calendario con tre settimane di eventi, tutti di grandissima qualità. E siamo contenti anche di portare avanti il legame tra Lorenzago e Auronzo, partito lo scorso anno. Queste occasioni ci danno modo di far conoscere ancora di più il Cadore e rivalutare il ruolo della montagna».

Sì, perché subito dopo Auronzo tocca a Lorenzago. «“Lorenzago Aperta” ha rappresentato - e continua a farlo - un faro nel panorama culturale della nostra montagna - le parole del sindaco, Marco D’Ambros -. Nel libretto della diciottesima edizione, due anni fa, i curatori hanno scritto di aver ospitato mille artisti. Un numero davvero eccezionale che rende la misura anche di quanti possono essere stati i visitatori».

Il calendario di “Lorenzago Aperta” è già definito: dal 2 al 23 agosto. Tutti da scoprire invece gli appuntamenti.

 

«Per il Covid ho perso una sessione di laurea. Ma la didattica a distanza non è da buttare»

Video lezioni e didattica a distanza sono meno problematiche per un ventenne che per un bambino delle elementari. Poco ma sicuro. Eppure, anche gli studenti universitari preferiscono le lezioni “normalI”. In presenza, con contatto diretto e senza mediazione tecnologica. «Anche se… non è tutto da buttare», parola di Marco Vedana, bellunese, 22 anni, studente fuori sede a Ferrara.

«Studio Biotecnologie, sono al terzo anno, vicinissimo ormai alla triennale» racconta Marco. Che proprio per il fatto di essere a un passo dalla laurea, non ha dovuto penare troppo con lezioni a distanza. Tra l’altro, l’università era già pronta alla tecnologia, a differenza di molte scuole (tutte?) elementari, medie e superiori.

«A Ferrara avevamo già il servizio in streaming, anche negli scorsi anni. Personalmente però non ne ho quasi mai usufruito perché penso sia meglio avere le lezioni in presenza. Nell’ultimo semestre ho fatto un esame che era in calendario a fine febbraio: il lockdown l’ha fatto slittare a fine aprile. Tutto sommato però sono riuscito a farlo senza troppi problemi tecnici, è stato un'orale in videochiamata».

Il problema è stato un altro: il tirocinio. Perché per le lezioni bastano computer e collegamento internet. Ma per lo stage in laboratorio, serve la presenza. «Lo stage in laboratorio è slittato - continua Marco -.  E questo mi ha fatto perdere una sessione di laurea, adesso per stiamo cercando di ripartire sempre in sicurezza».

I tempi si allungano, per la discussione della tesi. Ma si accorciano da un’altra parte. Perché non tutto è da buttare. «Questa fase a distanza ha avuto per me anche un risvolto positivo: è stato più facile avere appuntamenti con videochiamate con la mia relatrice e con alcuni professori che si sono resi molto disponibili - prosegue Marco Vedana -. Il prossimo anno accademico? Ancora non c'è l’ufficialità, ma molto probabilmente si opterà per una didattica mista, sia online sia in presenza, predisponendo dei turni per rispettare le nuove capienze massime delle aule».

Il mix distanza e presenza potrebbe far diminuire le tasse universitarie? Al momento non è cambiato nulla. Anche durante il lockdown, costo pieno. «Ma i proprietari di casa sono stati molto disponibili e ci hanno abbonato un mese di affitto perché non abbiamo potuto usufruire dell’appartamento».

 

Maria Chiara Santin è la nuova presidente del Rotary Club Belluno

 

«Intendo porre una particolare attenzione alla scuola per favorire nuove opportunità e rimuovere ostacoli nell’accesso all’istruzione. Mi auguro che in questo “tempo di disorientamento” il Club si metta ancor più al servizio della comunità, orientandone le scelte grazie ai saperi dei professionisti che ne fanno parte». Sono le parole di Maria Chiara Santin: le prime pronunciate da nuova presidente del Rotary Club Belluno.

Santin succede a Felice Gaiardo: «Il mio pensiero va ai numerosi service che sono stati avviati in questa annata - afferma proprio Gaiardo - e che tanta soddisfazione hanno dato al nostro Club, così come quelli già avviati nelle annate precedenti e in fase di svolgimento. La mole di lavoro prodotta è merito di un gruppo di persone che, oltre a condividere un importante spirito di amicizia, si è impegnato in attività non sempre compatibili con quelle lavorative».

Lo stesso gruppo ora è pronto a sostenere pure la neo presidente: «Conto sull’agire delle Commissioni e sul sostegno e la guida del Consiglio - ha evidenziato Santin -; sono consapevole del grande valore del nostro Club e degli importanti risultati raggiunti nell’anno di Felice, e da Felice. E so che prima di tutto devo impegnarmi per capitalizzarli».

 

Sold out le visite guidate a Belluno: si pensa già alle prossime date

Belluno piace. Tanto. Tantissimo. E non solo ai turisti. Piace anche ai bellunesi che vogliono scoprire aspetti nascosti e aneddoti poco noti della loro città. Ne sa qualcosa la guida turistica Marta Azzalini, che ha intrattenuto migliaia di persone durante il lockdown, con racconti entusiasmanti alla scoperta (via Facebook) del centro storico. E che adesso ha messo in calendario tre passeggiate tra vie e piazze per ammirare qualche particolare di Belluno. La prima è in programma per oggi, alla ricerca delle chiese scomparse. Seconda tappa sabato 11, in visita a quel che resta di castelli, mura e torri. Ultima tappa sabato 18, per un giro tra le fontane del centro.

Ebbene, tutte le visite sono sold out: bruciate in pochissimi giorni. E le richieste piovono come un temporale di luglio. Ma Marta Azzalini ha già in mente un nuovo tour cittadino. E lo proporrà a breve. Evidentemente Belluno piace.

 

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