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Il “Piano lupo” c’è, ma non va bene. Perché dribbla il problema. Lo dice l’assessore regionale all’agricoltura Giuseppe Pan. Non una replica a quanto affermato dal ministro Costa, a Longarone. Semmai una puntualizzazione sul documento relativo alla gestione del lupo che è stato depositato dal ministro alla Conferenza Stato-Regioni ancora nel marzo 2019.

«Il documento del ministero tratta in 23 punti la gestione del grande predatore, ma sceglie volutamente di non affrontare il tema, sicuramente controverso ma assolutamente non eludibile, della gestione degli esemplari confidenti e delle situazioni problematiche, vale a dire le modalità di applicazione delle cosiddette “deroghe” previste dalla Direttiva Habitat - sottolinea Pan -. Semplicemente evita l’argomento e rimanda alle Regioni l’interpretazione e l’applicazione della normativa comunitaria, senza alcun indirizzo operativo. Non mi sembra un atteggiamento costruttivo, da parte del ministro competente, quello di trovare un alibi nell’immobilità della Conferenza Stato-Regione, dovuta alle posizioni di apparente protezionismo di alcune Regioni nei cui territori il problema non c’è o non è così impellente».

In Veneto, invece, il problema è impellente. E soprattutto nel Bellunese. «Chi conosce bene la questione, e ha contezza dell’effettiva presenza del lupo nell’arco alpino, sa che se le situazioni di squilibrio dovessero cronicizzarsi, si rischia di compromettere la convivenza con questo importante elemento della biodiversità - continua Pan -. La Regione ha già messo in campo tutte le risorse e le iniziative di competenza regionale. Ma senza il sostegno del Ministero, e soprattutto senza un piano nazionale basato su un approccio tecnico e laico, che miri alla salvaguardia di una popolazione e non dei singoli individui, non possiamo andare lontano».

 

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