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Fermare tutto perché non si fermi (quasi) nessuno. Non va male parafrasare Tomasi di Lampedusa. Soprattutto alla luce delle ultime restrizioni. Tutti a casa, dicono. Aziende ferme, ripetono. Poi però ci sono i lavori essenziali che è giusto non fermare. E una lunga lista di codici Ateco a cui è permesso andare avanti.

A guardare la lista, si direbbe che la ratio è ben poco sanitaria e più incline a indulgere alle voglie del mercato. Un dubbio che è venuto anche ai sindacati, visto che Cgil, Cisl e Uil di Belluno hanno preso carta e penna, e hanno scritto alla prefetta per chiedere un intervento ufficiale che riporti un po’ di ordine. Un dubbio che viene risolto anche guardando i numeri. Quelli forniti da Unioncamere e relativi alle aziende esentate dal blocco imposto dall’ultimo Dpcm. Vale a dire, chi può muoversi nonostante tutto.

A livello nazionale si parla di quasi 3 milioni di attività, per un totale di 8 milioni e mezzo di lavoratori. Se ci si ferma al Veneto, invece, i dati di Unioncamere (che incrociano la lista di codici Ateco ammessa dal Dpcm, con i registri delle imprese) parlano di 247.807 attività e 838.723 lavoratori. E Belluno? 7.925 aziende per un totale di 37.771 dipendenti, di cui oltre 22mila impiegati nel settore manifattura. 

 

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