Frane e smottamenti: Provincia a disposizione dei Comuni colpiti dal maltempo

 

Le risorse ci sono. La volontà pure. La Provincia si mette a disposizione dei territori colpiti dal maltempo. Ed è pronta a varare forme di collaborazione con i Comuni per snellire i tempi di intervento. Sulla scorta degli accordi di programma già messi in atto nei mesi scorsi per piccoli interventi di messa in sicurezza.

Intanto ieri il consigliere provinciale Massimo Bortoluzzi ha sentito i sindaci di Alleghe, Falcade, Livinallongo e Rocca Pietore, per fare il punto della situazione dopo i nubifragi notturni.

«Ci sono stati segnalati diversi dissesti. In particolare ad Alleghe risulta interrotta per frana una strada che serve un’abitazione - spiega il consigliere provinciale -. A Falcade le piogge hanno provocato danni alla pista ciclabile, che proprio nel cuore della stagione turistica è molto frequentata. E tra Livinallongo e Rocca Pietore si registrano ulteriori danni. Per questo abbiamo pensato di trovare una soluzione, utilizzando le risorse che la Provincia ha a disposizione. A beneficio delle comunità di montagna, che ancora una volta pagano a duro prezzo la fragilità del territorio. E anche a servizio del turismo, che rappresenta un settore economico fondamentale per i Comuni colpiti dal maltempo».

Il consigliere delegato ha chiesto ai sindaci una relazione dettagliata di danni e problematiche. E martedì prossimo porterà la questione all’attenzione dei colleghi consiglieri. «Dobbiamo trovare una forma snella per mettere in moto in tempi rapidissimi le progettualità di intervento - conclude il consigliere -. Anche perché ritardare, in questi casi, significa aggravare la situazione».

 

Consulenti del lavoro in agitazione: «Troppe le inefficienze del sistema»

 

Consulenti del lavoro in piazza Montecitorio a Roma: il motivo? Denunciare le inefficienze del sistema, durante l'emergenza sanitaria e nel post-lockdown.

A questo proposito, Innocenzo Megali (presidente dell'Ordine dei consulenti di Belluno e coordinatore regionale della Consulta) e la presidente nazionale Marina Calderone hanno avuto l'occasione di confrontarsi anche con il ministro Federico D’Incà: «È stata una grande opportunità - ha commentato al termine dell'incontro Megali -. Abbiamo espresso le problematiche che noi e tutti i colleghi dobbiamo affrontare ogni giorno. E abbiamo avanzato le nostre proposte. Il ministro? Molto disponibile nell’ascoltarci, ha sottolineato la sua particolare attenzione per il mondo del lavoro. È stato un incontro positivo, che speriamo possa portare frutti non solo e non tanto per i consulenti del lavoro, quanto per il percorso di ripresa dell’economia nazionale».

Da parte sua, Federico D’Incà ha sottolineato che «da parte del Governo c'è il massimo impegno per affrontare il tema del lavoro e ci sarà un'attenta gestione delle risorse che arriveranno grazie al Recovery Fund. In questi difficili mesi abbiamo dato sostegno alle imprese e ai lavoratori, a tutti la cassa integrazione e sono stati fermati i licenziamenti. Ognuno è chiamato a compiere dei sacrifici, ma continueremo a impegnarci per fare ripartire con forza questo Paese».

 

Dissesti a ogni temporale: «È anche colpa della legge Delrio»

La montagna frana: è anche colpa della legge Delrio. Sempre lei, la famigerata riforma delle Province, che ha svuotato gli enti di soldi e competenze, lasciandoli in vita per farli morire di stenti. L’esempio? Gli ultimi dissesti idrogeologici. Frane e smottamenti che dopo Vaia sono diventati una costante del territorio, specialmente quello montano.

Subito dopo il nubifragio di Auronzo, la Provincia ha mandato una ventina di uomini di Protezione Civile a dare una mano. «Li ringraziamo perché sono sempre pronti - ha detto il consigliere provinciale Massimo Bortoluzzi, delegato proprio alla Protezione Civile -. Purtroppo ci sarà ancora bisogno della loro disponibilità, considerato che le previsioni promettono nuovi temporali».

Proprio così. Temporali e fragilità. Del territorio, ma anche della possibilità di intervento. «La fragilità del nostro territorio emerge ancora una volta in tutta la sua forza - continua Bortoluzzi -. Per fortuna abbiamo i soldi del demanio idrico, che la Regione ci trasferisce totalmente, per poter intervenire sui dissesti. Il problema è che con la legge Delrio e il depotenziamento delle Province, non abbiamo le risorse umane per poter gestire tutte queste problematiche che puntualmente si presentano a ogni episodio di maltempo».

 

Arturo Lorenzoni: «L’unica montagna viva è quella abitata»

 

«L’unica montagna viva è la montagna abitata». Ad affermarlo è Arturo Lorenzoni. Il candidato del centrosinistra, alle prossime elezioni regionali, ha voluto riprendere l’appello lanciato da Gimmy Dal Farra di Belluno Alpina.

«Io credo che la Regione Veneto debba incentivare l’uso dei contratti con gli agricoltori per i servizi territoriali ed ecosistemici (Agricoltori Custodi). Sono previsti dal decreto legislativo sono utilizzati in Toscana e in Lombardia. Con questi contratti è possibile remunerare gli agricoltori per il lavoro di sfalcio e di presa in cura del territorio montano, con un beneficio per la sicurezza, la bellezza, l’economia. A volte basta guardarsi in giro per realizzare il Veneto che vogliamo…». 

«La richiesta di Dal Farra è giusta e importante - continua il candidato del centrosinistra -. Esprime la difficoltà di chi vive la montagna e non vede risorse per la manutenzione del territorio, la sua messa in sicurezza, la conservazione a fini turistici. Ma esprime anche la caparbietà di chi non vuole abbandonare il proprio territorio». 

Le difficoltà, però, non mancano: «La nostra montagna, al di fuori dei pochi luoghi a forte connotazione turistica, vive da tempo un periodo di grande disagio - conclude Lorenzoni - per la poca redditività dell’attività agricola e i maggiori costi della vita in aree remote. Eppure senza la presenza di coloro che vivono e si prendono cura del territorio è impossibile preservare la sicurezza idrogeologica, la bellezza naturale e l’attività turistica conseguente. Per questo quanto chiesto da coloro che vivono la montagna e la sua durezza è giusto ed è interesse di tutti: quei territori sono un bene comune e non possono essere mantenuti a spese dei pochi che ci vivono».

 

Confindustria sta con gli allevatori: «Serve un piano di gestione del lupo»

Bando ai pregiudizi e ai fondamentalismi ideologici. Il lupo non può essere un argomento “di pancia”. Da qualsiasi parte lo si guardi. È questa la posizione di Confindustria Belluno Dolomiti, che chiede un piano di gestione sostenibile. «Ne va del futuro stesso della montagna e della sua economia» dice Augusto Guerriero, vice presidente degli industriali.

La richiesta degli allevatori, appoggiata da Confindustria, si muove su due direzioni. Da una parte risarcimenti rapidi e adeguati per chi subisce predazioni. Dall’altra, un piano mirato di contenimento. «Nell’affrontare la questione servono realismo e attenzione nei confronti degli imprenditori che operano in montagna, soprattutto per gli allevatori e agricoltori che sono i veri custodi del territorio - rimarca Guerriero -. La presenza del lupo non deve e non può mettere in pericolo le attività dell’uomo: questo è un punto fondamentale, mentre assistiamo a un aumento significativo dei casi di aggressione. Già viviamo in un territorio difficile, già la zootecnia in montagna è più difficile che altrove, già stiamo attraversando un periodo nero causa Covid... non possiamo sopportare anche questo rischio, che rappresenta un serio danno economico. Pensiamo solo ai costi dei sistemi di prevenzione o a quelli per l’abbattimento, spesso di centinaia di euro a capo».

Da qui, la richiesta. Forte e chiara: «Bisogna intervenire con un programma di contenimento e piani di risarcimento, seri e veloci. Le istituzioni, da quelle provinciali a quelle europee, devono garantire la sicurezza delle imprese e del settore primario».

 

Il lupo arriva in Senato: «Il ministro venga a parlare con gli allevatori bellunesi»

«Il ministro Costa venga a Belluno e vada a parlare con gli allevatori». Scontato chiedersi il motivo della visita: il lupo. Un argomento che nei giorni scorsi è arrivato a Roma. A portarlo fin dentro l’aula di Palazzo Madama (il tema, non certo il grande predatore), Paolo Saviane, che si è fatto portavoce del grido d’allarme della zootecnia bellunese.

«La questione del lupo è di stringente attualità - ha detto il senatore della Lega -. Ed è di competenza del ministero dell’ambiente. Invito pertanto il ministro Costa e il suo collega Federico D’Incà a incontrare quanto prima gli allevatori e le persone che abitano le zone di montagna in modo tale da comprendere le loro difficoltà».

Saviane è andato oltre. E ha spiegato quali sono le difficoltà. Economiche e di sicurezza, innanzitutto. Ma legate a doppio filo anche allo spopolamento delle “terre alte”. «In tutta la provincia di Belluno è concreto il rischio che l’intera filiera agroalimentare si impoverisca perché la chiusura delle attività degli agricoltori - specialmente degli hobbisti - non è poi così remota. Per quanto riguarda la sicurezza, non sono mancati episodi di attacchi in zone antropizzate e vicine alle abitazioni».

 

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