Belluno

 

Il fenomeno suicidario nei Corpi di Polizia: dopo la prima parte, Alessandro Farina (responsabile provinciale della consulta Forze armate e Sicurezza di Fratelli d’Italia) entra nel dettaglio della questione. E allarga i confini dell’analisi

 

L’8 giugno appena trascorso, si è registrato il terzo evento suicidario all’interno del Corpo di Polizia. Un Assistente Capo Coordinatore di 54 anni ha deciso di togliersi la vita mentre era in licenza in Puglia e prestava servizio presso la Casa di reclusione Opera di Milano.

Il carcere milanese in questi primi sei mesi dell’anno è stato più volte oggetto di rivolte, anche violente, con conseguente ferimento di agenti che cercavano di riportare l’ordine tra le sezioni.

Abbandonate le spesse mura delle casa di detenzione, l’attenzione si posa su un altro dato, pesantemente drammatico;

Nel 2019 si sono registrati 18 casi di eventi suicidari tra gli agenti della Polizia di Stato (16 uomini e 2 donne).

Le statistiche ci dicono che qualcosa continua a non funzionare.

Come continuano a non funzionare gli aiuti fin qui messi in campo.

Quante volte, vedendo un film o una serie tv poliziesca, notiamo la tormentata parte dell’attore protagonista, quasi sempre con un passato difficile alle spalle, divorziato, fumatore incallito, perseguitato da un ricordo traumatico, dalla perdita violenta di un collega o di un familiare; questo è quello che il cinema spesso rappresenta, conquistando gran parte del pubblico.

Il poliziotto, come tutti gli operatori delle FFOO, è una persona che entra a contatto con tante, svariate e difficili realtà sociali. Pensiamo al contatto con spacciatori e tossicodipendenti, ma anche alle più articolate mansioni che li vedono immedesimarsi e trasformarsi in persone diverse, per scovare e carpire informazioni nei vari contesti della criminalità organizzata.

Pensiamo ai lunghi periodi di indagini, dove il lavoro prevale sulla vita privata, sulla famiglia; orari irregolari nella scacchiera delle indagini, che nel lungo periodo finiscono per intaccare la salute psicofisica.

Ma anche l’intervento per un grave incidente stradale; per un omicidio. Per un suicidio.

Si tratta di un peso che non può non gravare su chi lo sopporta, in alcuni casi, le persone colpite da tali eventi, che sono coinvolti da tali eventi, negli anni ne rivivono il ricordo modificando alcuni comportamenti come, arrivare al punto di evitare tutto ciò che possa direttamente o non ricondurre all’esperienza traumatica. Bisogna affrontare questo argomento perché lo stesso non venga trattato o identificato come un tabù.

L’evento suicidario è un fenomeno che non va in nessun modo classificato come “casuale” o archiviato come un problema di carattere psicologico dell’individuo, da ricercare nella sfera privata o familiare.

Con questo non si vuol dire che gli atti estremi siano da legare sempre all’ambiente lavorativo o all’organizzazione in cui la persona svolge servizio, ma ci sono delle tangibili testimonianze che ci dicono che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe, lo si capisce dal continuo numero di suicidi.

Con la proiezione di questi dati, anche il 2020 sarà un anno pesante.

Per inciso, se a livello legislativo l’Italia sembra essere un Paese all’avanguardia in tema di inclusione, la realtà e la messa in pratica di tali direttive risulta essere assolutamente insoddisfacente. Chiediamoci se una Nazione teoricamente giusta, non dovrebbe tutelare e accudire amabilmente, da buon padre di famiglia i propri figli, i propri cittadini.

Chi veste l’uniforme giura, insegnandogli il rispetto prima che per se stesso, per i propri colleghi, per il proprio Stato e per la propria Bandiera.

Se loro giurano di difendere qualcosa di più grande dei propri affetti, chi giura di difendere loro?

 

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