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  • «Sbocco a nord: tutto fermo a quarant'anni fa. La capitale è lontana e sorda»
Belluno

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Massimo Vidori, indipendentista veneto. 

«Era il 1980 e frequentando la prima classe, sezione “H”, della scuola media Nievo di Belluno ascoltavo la professoressa di geografia Castelli ribadire l’importanza di una pianificazione strategica del trasporto merci per convertirlo dalla gomma alla rotaia. Contemporaneamente lo sbocco a nord della mitica Venezia-Monaco occupava le prime pagine dei principali quotidiani.

Quarant'anni dopo a Mestre, 90 chilometri di autostrada più a sud, nell’ambito del convegno “Il Veneto nelle nuove rotte economiche globali” ho ascoltato un brillantissimo Pino Musolino (nato a Venezia nel 1980) dire la stessa cosa. Mi chiedo chi fosse il suo insegnante di geografia alle medie…? Non me ne voglia il dottor Musolino, davvero un manager dalle idee chiarissime, ma il salto spazio-temporale mi è venuto spontaneo.

Così come spontanee sono seguite altre considerazioni, ascoltando gli eccellenti relatori di un pomeriggio davvero denso di spunti.

Dal cambio di programma che ha spostato il professor Campeol (rappresentante in Eusalp del Veneto) dal tavolo dei relatori, all’intervento sintetico e in un ottimo italiano di Christian Ragger, deputato del parlamento austriaco. L’onorevole Ragger parla di strategie politiche ed economiche, nazionali ed internazionali, per favorire la vita in montagna con una normalità che per noi veneti bellunesi è abituale solo nell’ormai sterile lamento. 

L’elemento che più ha caratterizzato tutti gli interventi, oltre a quello cronologico (il bellunese Paolo Doglioni ha tenuto una vera e propria lectio magistralis sullo spreco di anni, quasi raggiunto da quella di Mario Conte, sindaco di Treviso) è stato quello del principale colpevole: Roma.

Da indipendentista veneto mi sono sorte a questo punto due domande: perché tutti questi analisti, tecnici e politici, non si attivano oltre il loro specifico compitino e denunciano, organizzandosi, questa prevaricazione centralista?

Ma, soprattutto, siamo proprio sicuri che il “mostro statale” sia adeguatamente informato delle reali necessità dei territori?

La chiusura del segretario Cisl, il romanesco Cuccello (insieme al precedente intervento della dolomitica di Confartigianato Claudia Scarzanella) che invitava una sala ormai svuotata dai principali esponenti istituzionali a concretizzare in un’azione forte e congiunta, ha finalmente palesato gli aspetti schizofrenici di tutta la riunione: perché è toccato a Cisl e Unioncamere organizzare questo convegno? E perché è toccato a Cuccello lanciare la produzione di un’azione corale e concreta per rendere evidente alla capitale “lontana e sorda” la necessità veneta di uno sbocco a Nord?

Triste nota a margine: a parte qualche esponente delle minoranze (Gamba e Roccon), nessun rappresentante dei principali comuni bellunesi». 

Massimo Vidori 

 

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