«Manutenzioni sconosciute»: Paolo Gamba boccia l'inerzia dell'amministrazione

 

«Manutenzioni improvvisate: il Comune interviene solo quando i cittadini protestano». La lista di erbacce, degrado, incuria, strade chiuse e transennate è lunghissima. Del resto si sa: la lingua batte dove il dente duole. E il capitolo manutenzioni duole parecchio.

A bacchettare l’amministrazione Massaro è il gruppo “Belluno è di tutti”. Capitolo primo: cimiteri. «A distanza di un anno dalle proteste dei cittadini per lo stato in cui versavano i campisanti, siamo tornati alla stessa situazione - denuncia la consigliera Roberta Olivotto -. Erba alta tra le tombe e abbandono totale».

Poi c’è anche il capitolo secondo. E il terzo. E il quarto. Vale a dire via Sottocastello, frazioni e strade chiuse. Su tutte, via Montegrappa, transennata dal 20 giugno. «A mortificare una città che avrebbe tutte le carte in regola per essere un gioiello di rara bellezza, ci sono l'incuria e i molti interventi grandi e piccoli promessi e mai attuati - rincara la dose Paolo Gamba -. Ricordiamo le tante mancate manutenzioni che lasciano la città punteggiata di transenne arancioni, il parco di Chiesurazza e il marciapiede di via Agordo, promessi dal 2015; via Miari, Villa Bizio Gradenigo, le Gabelli ancora chiuse, il piazzale della Stazione in cui più di un anno fa i lavori dovevano inziare “entro una settimana” a sentire il sindaco; e ancora le rotonde provvisorie di Piazzale Marconi e all'intersezione tra via Feltre e viale dei Dendrofori, all'ingresso della città. L’amministrazione Massaro ogni volta si barrica dietro la mancanza di risorse o scarica le responsabilità che puntualmente vengono attribuite a qualcun altro, che sia la Regione, il privato, la malasorte. In campagna elettorale Massaro aveva promesso di potenziare il ruolo delle frazioni per garantire il presidio del territorio, ma il tutto è rimasto lettera morta».

 

“Il Veneto che vogliamo”: oggi la prima assemblea provinciale

 

«Coltiviamo il Bellunese che vogliamo». Il movimento a sostegno di Arturo Lorenzoni, candidato alla carica di presidente alle prossime elezioni regionali, si ritrova anche a Belluno. Dove stasera (ore 18.30) è in programma la prima assemblea provinciale: l’appuntamento è all’ex Caserma Piave. 

«In questi mesi abbiamo iniziato a preparare il terreno - spiegano i militanti legati a “Il Veneto che vogliamo” -. Abbiamo incontrato molte realtà territoriali, dal Comelico al Feltrino, per connettere le persone che, come noi, vogliono impegnarsi nella costruzione di un'alternativa reale, per affrontare efficacemente le sfide presenti e future che coinvolgono il territorio. E per cambiare il Veneto. Siamo consapevoli che c'è ancora molto da fare e tante sono ancora le persone che vogliamo coinvolgere. Il lavoro è appena iniziato, ma siamo già una bella “biodiversità”. Una biodiversità che vuole crescere e superare la “monocoltura intensiva” leghista, che da troppi anni governa e soffoca il Veneto, oltre a produrre insostenibilità ambientale e sociale». 

Il movimento ha un'anima volontaristica: «Chi nel sociale, chi nello sport, chi in ambito culturale e chi nella politica, viviamo con spirito di servizio. Questa è la nostra forza. La forza di chi, con azioni concrete e tutti i giorni, prova a migliorare il territorio in cui vive. Ora è il tempo di seminare le buone idee, di coltivare il Bellunese e il Veneto che vogliamo». 

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«Motivi privati»: Maria Filippin si dimette e lascia il consiglio comunale

 

Addio Palazzo Rosso: Maria Filippin lascia il consiglio comunale. L’esponente dell’opposizione, eletta nelle file della Lega, ha rassegnato ieri le dimissioni. Il motivo? Personale, a quanto si legge nella lettera inviata all’emiciclo.

«Dopo tre anni di esperienza amministrativa, per motivi privati, ho trasmesso le dimissioni da consigliere comunale - spiega la stessa Filippin -. Il privilegio e l'onore di aver potuto partecipare attivamente alla vita della città, seppur dalla parte della minoranza, è stato fonte di arricchimento, anche personale. Sono estremamente grata soprattutto a chi mi ha dato la possibilità di avvicinarmi alla vita amministrativa della mia città. Rappresentare i cittadini della propria comunità, essere la loro voce e contribuire a rendere migliore la nostra Belluno, anche attraverso la critica e i suggerimenti, riempie di orgoglio e responsabilità». 

Adesso resta scoperto un seggio a Palazzo Rosso. A riempirlo ci penserà uno dei candidati Lega alle ultime comunali. Per la surroga, dietro Filippin ci sono Marzio Sovilla (che aveva preso 44 voti), Rita Bristot (37), Paolo Luciani (34) e Renzo De Biasi (31).

 

Raccolta firme contro il Governo: Fratelli d’Italia in piazza a Belluno

 

«Elezioni a settembre». Anche a Belluno, Fratelli d’Italia scende in piazza per chiedere le dimissioni del Governo Conte.

In contemporanea alla manifestazione nazionale di Roma del centrodestra, domani (sabato 4 luglio) i militanti bellunesi saranno in piazza dei Martiri, con il loro gazebo, dalle 9.30 alle 12.30.

In prima fila, la presidente del Circolo cittadino e responsabile dell’organizzazione di Belluno, Monica Mazzoccoli, insieme ai ragazzi di Gioventù Nazionale, “ramo giovanile di Fdi”: Ludovico Tabacchi (responsabile provinciale) e Christian De Carlo.

«Chi volesse firmare, ma non riuscisse ad arrivare negli orari previsti, può contattare Fratelli d’Italia Belluno-Dolomiti dalla pagina Facebook o scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.». 

 

La Lega e i gazebo: «Oggi l’incipit, nel weekend in piazza»

 

Un gazebo per la sezione Lega - Città di Belluno: sarà aperto oggi, dalle ore 17 alle 19, al bar Pavei di via Montegrappa. Ed è inserito nel più ampio contesto della campagna per il tesseramento 2020 e della “gazebata nazionale”, nel weekend del 4 luglio.

«Questo è l’incipit dei gazebo che ci vedranno impegnati sabato, nelle piazze bellunesi - spiegano dalla sezione bellunese - ma è soprattutto l’occasione per ascoltare i nostri concittadini e per dimostrarci vicini alla realtà della popolazione e delle imprese che gravitano intorno a un'arteria importante della città attualmente chiusa. Sarà quindi nostra premura, nel dovuto rispetto delle normative sanitarie previste, renderci a disposizione della cittadinanza».

 

Prenotare al Cup è un'impresa: «Chiamate quasi raddoppiate dopo il Covid»

 

Che qualcosa non stia funzionando è abbastanza chiaro. Perché altrimenti non si spiegherebbe la rabbia degli utenti degli ospedali. Le segnalazioni sono all’ordine del giorno, i disservizi pure. 

C’è chi chiama e richiama il Cup (Centro unico prenotazioni) senza riuscire ad avere risposta. E c’è chi riesce a mettere in calendario una visita e poi si ritrova di nuovo in fila, in barba alle prenotazioni anti-Covid. È successo a un utente di Feltre. Quattro giorni per prendere appuntamento per le analisi del sangue, per poi trovare l’ingresso chiuso e altre 20 persone in attesa, tutte con la prenotazione per la stessa ora.

L’Ulss prova a spiegare il perché dei disservizi. «Prima dell’emergenza Covid, venivano gestiste circa 27mila chiamate al mese. Con la riapertura delle agende e la ripresa delle attività sanitarie dopo il lockdown arrivano ai call-center circa 50mila chiamate al mese - si legge in una nota dell’azienda sanitaria -. L’Ulss Dolomiti ha chiesto alla cooperativa che ha in appalto la gestione del call-center del Cup di raddoppiare le linee telefoniche e il personale. Sono state assunte 5 persone in più, ora in fase di formazione. I casi singoli di criticità e di maggiore urgenza, arrivati all’attenzione dell’azienda tramite gli Urp, sono stati presi in carico dai back office e prenotati».

Quanto ai prelievi e analisi, «dal 25 giugno, verificata la disponibilità di spazi e per far fronte alla consistente richiesta di esami post lockdown, al Centro Prelievi di Feltre sono stati aumentati i posti disponibili: da 3 a 4 pazienti ogni 5 minuti, dal lunedì al venerdì, per un totale di 130 pazienti nella mattinata - conclude l’Ulss -. Si raccomanda di presentarsi non prima di 10 minuti dall’orario dell’appuntamento per evitare la formazione di assembramenti. Ci scusiamo per il disagio».

 

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