Interrogazione in Regione sul caso Safilo. Ruzante (LeU): «Prima il lavoro e i lavoratori»

«Prima il lavoro». L’hashtag lanciato da Liberi e Uguali prende spunto dalla vicenda Safilo. Ma sarà difficile che uno slogan, per quanto forte, basti a salvare la situazione dell’occhialeria di Longarone. Perché gli esuberi sul tavolo sono centinaia. Perché la crisi dello stabilimento longaronese ha radici lontane. Perché la difesa del lavoro passa inevitabilmente dalla riqualificazione dei lavoratori.

«Quello della Safilo è purtroppo un film già visto. La trama è sempre la stessa: azienda che funziona, azienda che produce, azienda in crescita, licenziamenti in Veneto per spostare la produzione altrove. Così funzionano le multinazionali, così funziona il capitale finanziario che non guarda in faccia a nessuno» analizza Piero Ruzzante, consigliere regionale di Liberi e Uguali, nell’interrogazione presentata in Regione per chiedere alla giunta cosa intende fare per tutelare i lavoratori Safilo. «Non esiste più l'impresa legata al territorio, con l'imprenditore che non aveva il coraggio di andare in giro se licenziava delle persone. Ora si tratta di multinazionali, di cui non si conoscono nemmeno i proprietari. Siamo di fronte a un problema che deriva dalla struttura stessa del capitalismo, che deve essere affrontato anche a livello nazionale. La priorità politica deve tornare ad essere la tutela e la difesa dei lavoratori, di chi lavora, che oggi è in balia delle cosiddette forze del mercato».

 

L’Unione montana investe sulla sicurezza: piano da quasi 100mila euro

Protezione civile e coordinamento dei primi soccorsi: è nero su bianco il piano finanziario dell’Unione montana Bellunese (Belluno-Ponte nelle Alpi).

A questo proposito, i costi per la gestione del servizio sfiorano i 100mila euro. Precisamente, 99.500: entrando nel dettaglio, 41mila serviranno ad acquistare nuove dotazioni e apparecchi radio, hardware e software, 16mila all’acquisto e installazione della tabellonistica, 22.500 copriranno l’incarico professionale per l’aggiornamento dei piani di Protezione civile, mentre 20mila alimenteranno le attività di formazione, informazione e divulgazione. A fronte di tali spese, l’Unione montana e i Comuni aderenti hanno promosso un cofinanziamento di 19.500 euro, mentre 80mila euro è la cifra legata al contributo regionale. 

Ma il momento è delicato: «I Comuni e le Unioni montane, in questo periodo, si trovano in notevoli difficoltà gestionali. E, pertanto, devono massimizzare l’efficacia, l’efficienza e l’economicità dei servizi, con adeguati provvedimenti di riorganizzazione, orientati a minimizzare l’aumento dei costi a carico dell’utenza. Ecco perché l’intervento regionale è indispensabile, se si vuole assicurare un equilibrio economico, senza penalizzare il bacino d’utenza». 

 

Tre anni fa moriva Sergio Reolon: «Cerchiamo di essere degni della sua eredità»

Sono trascorsi tre anni esatti dalla scomparsa di Sergio Reolon. E il Partito democratico di Belluno ha voluto ricordare l'ex presidente della Provincia e consigliere regionale: «Le sue intuizioni, ma soprattutto la sua incredibile determinazione, hanno dato dimensione politica nazionale alla montagna. La forza di Sergio è stata la capacità di restituire dignità ai territori e, in una fase di apparente 'fine della storia', riportare alla dimensione locale la dialettica sulle disparità, sulle disuguaglianze e sulla giustizia sociale. Oggi, degli effetti distorti della globalizzazione e del conflitto tra centro e periferia, discutono tutti i politologi e sociologi del mondo. Sergio aveva cominciato a farlo allo svoltare del secolo.
Grazie di tutto, Sergio, cerchiamo di essere degni eredi della tua eredità».

 

Obiettivo Olimpiadi 2026. Con il treno elettrico fino a Calalzo

Il modello altoatesino? Non vale solo in ottica autonomista, ma anche per quanto riguarda la progettualità infrastrutturale. Ne è convinto il Pd, che guarda alle future olimpiadi del 2026 come vero trampolino di lancio per il rilancio dell'intera provincia di Belluno. I soldi, questa volta, ci sono. In vista dell'evento olimpico il governo ha già stanziato un miliardo di euro alle due regioni Lombardia e Veneto. Circa la metà di questi arriverà in Veneto. Questi soldi, però, non bastano. Solo per portare a termine le opere di primo livello previste 800 milioni per il Bellunese. Quindi, che fare? La risposta arriva dall'onorevole Roger De Menech, che sta seguendo da molto vicino la partita olimpica. "Oltre ai soldi dello Stato ci sono risorse aggiuntive alle quali guardare - spiega - e penso a Rfi (rete ferroviaria italiana) e Anas". D'altra parte, c'è un esempio virtuoso in tal senso:l'elettrificazione dell'anello ferroviario Vittorio Veneto - Bellino - Feltre - Montebelluna. “Per quel progetto sono stati stanziati dapprima 130 milioni, poi saliti a 200 – spiega De Menech -. E si tratta interamente di fondi di Rfi. Una pratica andata a buon fine, che permetterà a fine 2020 di vedere arrivare i treni elettrificati alla stazione di Belluno”. Ora però è il momento di guardare avanti. L'obiettivo, entro il 2026, è di elettrificare anche la ferrovia fino a Calalzo, in attesa che si compia poi l'agognato progetto del Treno delle Dolomiti, che annaspa tra l'indecisione dei sindaci. "Elettrificare il tratto Ponte nelle Alpi - Calalzo è indubbiamente più complicato e costoso -  ammette De Menech - perché si tratta di rettificare ampi tratti di tracciato e mettere a norma le gallerie. Ma il buon lavoro fatto nell'anello basso ci insegna che se c'è una visione chiara i soldi si trovano". Certo, prima c'è però da mettere d'accordo il territorio. "Ma la concertazione - commenta De Menech - non può essere vista come una scusa per non fare, anzi deve essere un valore aggiunto. Poi è vero che è più facile mettere tutti d'accordo quando ci sono i soldi sul tavolo, ma alla base di tutto ci deve essere una visione. La Regione dice che i sindaci non si mettono d'accordo? Serve un ruolo da facilitatore: se la Regione non vuole o non può farlo, noi siamo pronti. Non è vero che non è possibile ragionare insieme. Abbiamo davanti l'esempio della variante alla Statale 51 Macchietto - Venas. Assieme all'allora ministro Delrio parlammo con i sindaci e alla fine il progetto fu abbandonato. Avrebbe tagliato fuori i centri abitati". Il modello da seguire, invece, come detto, è quello dei vicini: "In Alto Adige si è deciso di potenziare l'esistente - spiega De Menech - con il raddoppio della linea ferroviaria che sale al Brennero. Una scelta precisa anche dal punto di vista della sostenibilità. I camion vengono caricati di notte sui treni a Verona e da lì salgono verso Austria e Germania. Allo stesso tempo si è deciso di migliorare la viabilità interna, collegandola adeguatamente alle grandi direttrici (come l'A22) già presenti". La stessa cosa, in vista delle olimpiadi ma soprattutto dopo, per il Pd andrebbe fatto in provincia. "Una viabilità migliore deve servire ai turisti ma soprattutto ai residenti - aggiunge la segretaria provinciale Monica Lotto - quindi sì ai collegamenti intervallivi e da lì connessioni veloci e sicure verso A27, Valsugana e Pedemontana. Senza dimenticare l'importanza dei nostri passi dolomitici". 

Un piano dettagliato che potrà vedere la luce con la Legge olimpica, in discussione in questi giorni in Parlamento, e che dovrebbe ricalcare quanto fatto già in vista dei mondiali di sci. 

Il piano olimpico

Opere già previste:
COLLEGAMENTO FRA STAZIONE FERROVIARIA DI MESTRE E L’AEROPORTO DI VENEZIA
ELETTRIFICAZIONE ANELLO FERROVIARIO CONEGLIANO-BELLUNO-FELTRE-MONTEBELLUNA
RINNOVO PRINCIPALI STAZIONI. PARCHEGGI SCAMBIATORI CALALZO E PONTE NELLE ALPI.

Opere da finanziare e realizzare entro il 2026:
ELETTRIFICAZIONE TRATTO PONTE NELLE ALPI-CALALZO.
PIANO STAZIONI OLIMPICHE.

Il futuro oltre le olimpiadi:
Progettare l’anello dolomitico ferroviario che collega Calalzo con Cortina e Bolzano e Feltre con la Valsugana e Trento.
STRADE
Collegare agevolmente l’uscita dell’autostrada A27 con le Dolomiti, quindi le Valli del Cadore, dell’Agordino e la Valbelluna fino a Feltre e il Trentino, connettere la viabilità provinciale con la Valsugana e la Pedemontana.

Opere già previste:
COLLEGAMENTO USCITA A27 CON CORTINA- PIANO MONDIALI 2021 SS51 ALEMAGNA:
Opere per 170 milioni già finanziate e in corso di realizzazione, variante tai, variante Valle, variante San Vito, variante 1 Cortina.
STRADA SS51 BIS ALEMAGNA- COMELICO:Opere di adeguamento già finanziate per 65 milioni, nuova galleria di Coltrondo già finanziata per 70 milioni

Opere da finanziare e realizzare entro il 2026:
COLLEGAMENTO USCITA A27 CON CORTINA: variante di longarone, completamento varianti Cortina, sistemazione abitati Borca, Vodo e Valle.
COLLEGAMENTO USCITA A27 CON IL COMELICO: sistemazione tratto Calalzo-Lozzo.
COLLEGAMENTO USCITA A27 CON AGORDINO: variante Cadola, variante Belluno-Mas,

sistemazione 203 agordina.
COLLEGAMENTO USCITA A27- PEDEMONTANA- VALSUGANA: variante Feltre da completare,
variante Busche, variante Lentiai, riqualificare SP 1 Mel e Lentiai
STRADE REGIONALI
PROGETTO COLLEGAMENTI DOLOMITICI: miglioramento in termini di sicurezza dei passi dolomitici che collegano la provincia di Belluno con Trento e Bolzano.

 

Fratelli d’Italia: «Lo spaccio in stazione? Da troppo si finge di non vedere»

 

Un uomo di nazionalità marocchina denuncia fenomeni diffusi di spaccio nella stazione di Belluno. E Fratelli d’Italia prende posizione: «Meno male che in questo caso è un cittadino straniero ad alzare la voce. E a evidenziare che, da quando frotte non controllate, o quantomeno non adeguatamente monitorate, di immigrati stazionano in città, alcune problematiche sono cresciute in modo esponenziale. Proprio per la provenienza della segnalazione, ritengo non si possa parlare di razzismo», afferma la presidente del Circolo cittadino, Monica Mazzoccoli. 

«Fratelli d’Italia da sempre sostiene che l’accoglienza incondizionata e la tolleranza senza controllo e senza misura, avrebbero portato il rischio di tirarci in casa certe problematiche. Il blocco delle partenze di persone disperate dalle coste libiche e una selezione attenta di chi facciamo entrare in Italia appaiono sempre più misure doverose. Forse a Belluno i fenomeni di spaccio, prostituzione, furti, scippi, non hanno le dimensioni che hanno in altre città, in cui ci sono interi quartieri in balia degli sbandati. Ma io, madre di figli adolescenti e cittadina di una città-gioiello come Belluno - conclude Mazzoccoli - non posso non avvertire forte preoccupazione. E, naturalmente, esprimo la solidarietà, mia personale e del circolo bellunese di Fdi alla famiglia della ragazzina». 

Sulla stessa lunghezza di pensiero Alessandro Farina, responsabile Forze Armate per Fratelli d’Italia Belluno: «Questa denuncia ha acceso un faro su una realtà che da troppo tempo si finge di non vedere. Mi riferisco all’inadeguata applicazione delle norme, che ha reso sempre più difficile arrestare e trattenere in carcere delinquenti e spacciatori. Lo spaccio di stupefacenti è il principale affare delle criminalità organizzate, non solo italiane. La lotta all’illegalità è un compito che spetta allo Stato e bloccare il flusso di sostanze stupefacenti attraverso i nostri confini, deve essere uno dei principali obiettivi. Le azioni di contrasto sono indispensabili e devono essere costanti fornendo alle nostre forze dell’ordine un ausilio per la deterrenza e la prevenzione». 

La chiosa finale è di Filippo Osnato, portavoce provinciale «Chiudere gli occhi e fingere di non vedere i problemi che sempre più montano nelle nostre città, accusando di razzismo chiunque sollevi una questione che coinvolga un immigrato, è atteggiamento miope e pericoloso. Pericoloso soprattutto per quel processo di integrazione reale che ognuno auspica; e di questo, ormai, si rendono conto proprio quelle persone che, provenendo da altri Stati e continenti, magari di seconda generazione, ormai in Italia si sono integrati. Sia chiaro, dove presente, il razzismo è realmente una piaga che va combattuta ed estirpata, ma questa opera va fatta senza sterili preconcetti che leggono l’immigrato sempre vittima e l’italiano sempre cattivo». 

 

«Belluno sceglie di non decidere»: la partita delle infrastrutture secondo l'assessore regionale De Berti

«A Belluno non si potrà mai fare niente, finché il territorio decide di non decidere». Affermazione forte e decisa quella di Elisa De Berti. L’assessore regionale alle infrastrutture si riferisce al “treno delle Dolomiti”. Ma l’affermazione non è azzardata neanche per altri temi che riguardano lo sviluppo del Bellunese. Autostrada, caroselli sciistici, varianti stradali... tutto fermo (o quasi) nel mantenimento di uno status quo che rischia di ammazzare la provincia dolomitica.

Come mai? «Non lo so - dice De Berti -. So solo che il territorio continua imperterrito ad aggravare il percorso decisionale. Lo vedo sul “treno delle Dolomiti”, ma anche su altri temi».

Qualcuno dice che la Regione vuole imporre le sue decisioni.

«Direi che è l’esatto contrario. Che la Regione ha lasciato il pallino della scelta al territorio. Ma a quanto pare il Bellunese non sa decidere cosa vuole».

Esempio “treno delle Dolomiti”? La Regione propone due alternative di tracciato per congiungere Calalzo a Cortina (Val Boite o Val d’Ansiei) e i sindaci se ne escono con la terza via, un misto di Val d’Ansiei e di Val Boite.

«Avrei dovuto dare la risposta entro fine dicembre, in modo da avviare tutti gli studi di fattibilità sull’opera. L’ingegner Moroder (che si sta occupando degli approfondimenti tecnici e trasportistici, ndr) ha chiesto una proroga fino a febbraio. In tutto questo, all’inizio di dicembre è venuta da me una delegazione di sindaci dell’Agordino, per propormi il quarto tracciato, quello che arriva fino ad Agordo e Caprile e poi in tunnel sbuca a Cortina».

Quindi, i due tracciati iniziali sono raddoppiati. E i tempi?

«A Belluno hanno sempre detto che deve essere il territorio a prendere le decisioni. Allora che il territorio mi chieda di bloccare tutto per analizzare il quarto tracciato. I sindaci mi hanno detto che arriverà una richiesta ufficiale, per inserire all’interno dell’esame anche l’ultima alternativa. Benissimo, ma allora ne parleremo a fine 2020, certamente non prima. Ricordo la scelta del tracciato poteva essere fatta tre anni fa. Se fosse stato così, oggi sarebbe in corso il progetto di fattibilità tecnico-economica. Avremmo potuto parlare di treno per le Olimpiadi. Siamo all’ennesimo tracciato che il territorio che vorrebbe decidere non decide. E intanto chiede di dedicare ancora tempo alla scelta. Questo è il modo migliore per non fare niente».

Che poi bisognerebbe capire se il treno è davvero il vettore di cui ha bisogno il territorio bellunese... Non sarebbe più semplice intervenire sulla rete stradale?

«Se il territorio lo chiede...».

A proposito, è arrivato il via libera per la riclassificazione, che apre il “rimpasto” di Veneto Strade, con l’ingresso di Anas.

«Una soluzione che ho individuato con Anas e Veneto Strade, appositamente per la Provincia di Belluno. Ce li ricordiamo tutti gli inverni di fuoco e le riunioni a Villa Patt, dove Veneto Strade minacciava licenziamenti e cessazione del servizio? La Provincia di Belluno ha subito l’azzeramento dei fondi statali per la viabilità e non era in grado di pagare la convenzione con Veneto Strade. L’ingresso di Anas era l’unico percorso possibile. Anche su questo, però, mi pare di capire che a qualcuno, a Belluno, non vada bene».

Quinto Piol? L’ex assessore provinciale alla viabilità dice che così Belluno perde ogni peso decisionale e anche il servizio potrebbe risentirne di conseguenza.

«Mi risulta che Piol sia ancora nel cda di Veneto Strade. Dov’era quando c’era da proporre qualche soluzione? Io resto dell’idea che questa era l’unica soluzione percorribile. La scelta era quella di tamponare di anno in anno con risorse raccogliticce e passare inverni caldi; oppure trovare una soluzione strutturale per permettere a Veneto Strade di lavorare serenamente. Adesso si tratta di scegliere bene il modello di governance».

Quale potrà essere?

«Quello di Veneto Strade che ha sempre garantito puntualità ed efficienza. Non è che perché Anas entra, allora cambia tutto. Anas porta risorse per gli investimenti. Tant’è vero che c’è già l’accordo per sistemare l’incrocio di Auronzo per il passo di Sant’Antonio; e c’è l’accordo da 8 milioni per la galleria Pala Rossa di Lamon».

Anas intanto è in grave ritardo sul Piano Cortina 2021. I cantieri sono fermi al palo e i lavori dovevano essere conclusi in tempo per i Mondiali.

«Dicono che i ritardi sono imputabili alla Regione, che avrebbe chiesto di evitare il procedimento di valutazione impatto ambientale. Non è assolutamente vero. Quando sono state stanziate le risorse, si conosceva perfettamente il problema delle varianti e dei tempi tecnici. Ma De Menech e Delrio avevano necessità di fare bella figura. E oggi siamo al punto di partenza. Io credo che il modello gestionale di Veneto Strade, con il nuovo assetto, vada anche a beneficio di Anas. Perché il problema di Anas è tutta la burocrazia a cui è sottoposta, per cui la filiera corta può aiutare anche nella gestione dei tempi. È una bella sfida anche per il ministero, che può capire dal Veneto come amministrare in maniera efficiente». 

 

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