Mille giorni dal referendum, senza risultati: gli indipendentisti scendono in piazza

Mille giorni buttati. Solo chiacchiere, niente autonomia. E l’Anv - Asemblea Nasionale Veneta - scende in piazza. A mille giorni esatti dal referendum autonomista del 22 ottobre 2017 sfodera l’iniziativa #neverendum: il 18 luglio tutti a Venezia per denunciare l’immobilismo di Zaia, che prima ha fatto votare i veneti e poi si è dimenticato di loro.

«Dell'autonomia "diversamente abile" non ci interessa molto, ma intendiamo urlare il nostro sdegno per l'inaccettabile sopruso alla volontà legalmente e democraticamente espressa dal popolo veneto il 22 ottobre 2017 - dicono gli organizzatori della manifestazione, tra cui figurano anche alcuni bellunesi -. L'indipendentismo consapevole ha sostenuto quella battaglia, sapendo che si sarebbe arrivati a questo triste epilogo: ora scendiamo in piazza con lo sguardo fiero di chi prima si è impegnato, ma ora chiede conto».

La manifestazione di #neverendum è in programma nel pomeriggio del 18 luglio, giorno della festa del Redentore. Ritrovo in Fondamenta Salute alle 15.

 

«Servizi inadeguati e nessuna visione strategica: così il turismo non decolla»

 

«Tante chiacchiere, nessuna risposta: manca una visione strategica sul turismo». La bacchettata è di Massimo Bortoluzzi. Ed è indirizzata alla maggioranza del Comune di Alpago: «Dal Piano regolatore del 2017 - afferma il consigliere di minoranza e legato al gruppo “Io scelgo Alpago 3.0” - non è più stata fatta una pianificazione del territorio». 

Eppure i turisti arrivano in gran numero, specialmente sulle sponde del lago di Santa Croce: «È vero, ma non spendono perché i servizi sono inadeguati. E nemmeno si fermano, visto che mancano le strutture ricettive». Quella della ricettività è la madre di tutti i problemi: «In realtà ci sarebbero già degli investitori che credono nell’Alpago e sarebbero disposti sviluppare la ricettività. Ma ho idea che, da parte dell’amministrazione, non ci sia un reale interesse a trovare forme di collaborazione. Fino a quando non renderemo il territorio attrattivo, e attrezzato, sarà impossibile far crescere il nostro turismo. Il privato è disponibile a dare il suo contributo? Bene, però deve essere agevolato dal pubblico». 

Nel frattempo arriverà circa un milione di euro dal Fondo Letta: «Mi auguro che le risorse vengano utilizzate per il completamento della ciclabile - prosegue Bortoluzzi -. Su questo fronte, ormai da anni, l’immobilismo è totale. Vogliamo intercettare i turisti e far sì che si fermino nelle nostre zone? Allora vanno create le condizioni. Qui, invece, siamo ancora in alto mare». Il consigliere guarda anche al passato: «Sono stati commessi errori gravi, a livello di strutture. Basti pensare all’asilo di Farra: non era necessario. Sarebbe stato molto più utile realizzare un collegamento tra il centro abitato di Farra e il lago. Ma, ripeto, a mancare è soprattutto una visione politica e d’insieme. Così continuiamo a lasciarci sfuggire occasioni, a vedere sfrecciare turisti che invadono strade e parcheggi, ma poi non lasciano nulla di concreto». 

 

Fondo Letta approvato: ne beneficeranno 12 Comuni bellunesi

 

Alpago, Chies, Domegge, Longarone, Lorenzago, Ospitale, Perarolo, Pieve di Cadore, Santo Stefano, Soverzene, Tambre e Vigo di Cadore. Eccoli qui, i 12 Comuni bellunesi che potranno attingere al Fondo Letta. 

Ieri, alla commissione Bilancio della Camera, è arrivato il definitivo via libera sulle modalità di erogazione delle risorse per i Comuni veneti confinanti con il Friuli Venezia Giulia per il triennio 2018-2021. 

«I bandi riguardano investimenti per lo sviluppo economico e sociale - spiega il deputato Roger De Menech -. E quindi è possibile finanziare sia lavori pubblici su infrastrutture (strade, reti energetiche…), sia opere pubbliche come scuole, edifici, impianti sportivi. I fondi sono destinati ai Comuni confinanti, ma nulla vieta a questi di fare progetti di area vasta che comprendano più enti. E coinvolgano territori non di confine». 

La disponibilità complessiva è di circa 50 milioni di euro: «Poco più di un milione di euro per ciascun Comune - ricorda De Menech -. Anche queste risorse, dopo quelle messe a disposizione dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria, agevoleranno la ripresa economica, soprattutto nelle zone rurali e più lontane dai grandi centri metropolitani». 

 

«Con Giovanni Bortot se ne va un punto di riferimento per l'intera provincia»

 

Il cordoglio unanime, il ricordo commosso. Moltissime le reazioni alla scomparsa di Giovanni Bortot, già sindaco di Ponte nelle Alpi e parlamentare, scomparso a 91 anni.

A cominciare da Monica Lotto, segretaria provinciale del Partito democratico: «Negli anni in cui il partito ha intrapreso tante trasformazioni, Giovanni ha continuato a portare un contributo lucido, mai fazioso, sempre costruttivo e attuale. Se ne va un punto di riferimento, un uomo che ha vissuto la politica in modo autentico e che ha insegnato molto».

L'intera comunità bellunese gli è debitrice per le sue battaglie civili, sociali e per il contributo all'identità del territorio e alla dignità delle persone: «La politica per lui non poteva prescindere dall’incontrare le persone, ascoltarne le preoccupazioni, capirne le necessità. Questo anche il senso della Festa de l’Unità del Pus a lui tanto cara. L’impegno del Partito democratico, della fondazione società bellunese e di tutti i volontari proseguirà nel nome della grande tradizione da cui proveniamo, ma con lo sguardo rivolto al futuro». 

Sulla stessa linea di pensiero, il presidente della Provincia, Roberto Padrin: «Perdiamo una figura storica e importantissima per il Bellunese. Un politico capace, un uomo dai forti ideali e una persona che ha sempre creduto nel nostro territorio e nei bellunesi. Lascia un vuoto incolmabile. Bortot ha rappresentato una pagina di storia non solo per Ponte nelle Alpi, ma per l’intera provincia. La sua azione politica, e la sua stessa vita, al di là degli ideali che ha sempre difeso con convinzione, è stata caratterizzata da una grande tenacia e dal forte senso di appartenenza al territorio bellunese, che ha difeso sempre con impegno e abnegazione, specialmente negli anni difficili del dopo Vajont. Nei giorni della tragedia, fu vicino alle nostre comunità colpite, dando subito sostegno e aiuto anche come soccorritore». 

 

Apre o non apre? Tutti i dubbi su Nevegal e seggiovia: Gamba interroga

Novità sul Nevegal? «Nessuna. Massaro ha fatto una porcheria». Non usa giri di parole, Paolo Gamba. Il consigliere di opposizione aveva già definito così l’emendamento scarabocchiato su un pezzo di carta con cui il sindaco aveva fatto votare la modifica allo statuto di Bellunum; modifica che consentirà alla società di prendere in affitto la seggiovia del Nevegal per la sola stagione estiva. E adesso torna sull’argomento. Perché a distanza di qualche settimana l’emendamento è realtà, l’affitto ancora no. E il Colle rimane in alto mare.

«Che succede adesso? Stiamo entrando nella seconda settimana di luglio e l'operazione è ancora lontana dall'essere conclusa - incalza Gamba -. Ma l'amministrazione comunale e l'amministratore unico di Bellunum si sono posti qualche domanda? Sono state calcolate le spese per avviare e gestire l'apertura dell'impianto? A noi risulta che non possano essere inferiori ai 110mila euro. E quanto frutterà l'apertura della seggiovia per i weekend del mese di agosto? Quale garanzie dovrà ricevere l'Alpe per cedere temporaneamente la gestione degli impianti fino al 15 settembre? Ma, soprattutto, quali garanzie riceverà l'amministratore unico di Bellunum anche sul piano della sicurezza? E ancora: quale personale verrà utilizzato? In che modo saranno gestiti gli impianti? Su queste questioni nebbia fitta. E buio pesto su quello che succederà poi, tra due mesi».

Domande rivolte a Palazzo Rosso. A quando le risposte?

 

Degrado in via Sottocastello. Addamiano: «Macché maleducazione, sono reati»

«Massaro parla di maleducazione. Ma spacciare droga, danneggiare beni privati o disturbare il riposo delle persone sono veri e propri reati». Il consigliere di opposizione Raffaele Addamiano, recentemente unitosi a Fratelli d’Italia, interviene sulla questione sicurezza in via Sottocastello, la caratteristica stradina di Belluno balzata agli onori delle cronache per vari episodi di inciviltà, culminati giovedì scorso con l’arresto di un giovane spacciatore e con una rissa tra ragazzi, che lunedì ha trasformato il centro in un ring di pugilato.

Addamiano se la prende con il sindaco Massaro, che nei giorni scorsi aveva etichettato come semplicemente "maleducati" i comportamenti molesti riscontrati nelle ultime settimane fossero maleducati. «È qui – commenta il consigliere di opposizione - che si vede plasticamente il salto culturale tra una mentalità pseudo buonista e lassista tipica di una certa Sinistra e, invece, il doveroso senso delle Istituzioni e il connesso rispetto delle regole a tutela della collettività. La Città è stufa dei profeti dell'in fondo sono solo dei ragazzi, quasi dei "compagni che sbagliano". Serve, invece, una amministrazione cittadina attenta sia sul piano preventivo quanto su quello repressivo, senza tentennamenti o laide indulgenze». A riprova di ciò il consigliere di Obiettivo Belluno - Fratelli d'Italia ha di recente presentato in Comune una articolata interrogazione sulle azioni eventualmente intraprese e, soprattutto, da intraprendere proprio in via Sottocastello a tutela del decoro urbano e della incolumità dei cittadini.

Come gesto dimostrativo, questa sera Addamiano e altri esponenti di “Fratelli d’Italia” saranno presenti durante il “Giovedì di sera” proprio con un gazebo in via Sottocastello.

 

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