Cordoglio per la scomparsa di Antonio Marrone, era stato consigliere in Comune e in Provincia

Cordoglio del mondo politico bellunese: è morto Antonio Marrone.

Pugliese d’origine, bellunese d’adozione, Marrone avrebbe compiuto 79 anni a maggio. Era noto in città, soprattutto per la sua attività di commercialista. Ma anche per essere stato consigliere comunale a Palazzo Rosso dal 2007 al 2012, e poi consigliere provinciale dal 2006 al 2009.

«Ho avuto modo di confrontarmi con Marrone in consiglio comunale, quando tra il 2007 e il 2012 sedevamo sui due fronti opposti;  - il ricordo del sindaco, Jacopo Massaro -. Nonostante le differenti visioni politiche, ci siamo sempre confrontati con rispetto e lealtà: il mio ricordo è quello di una persona sempre corretta e costruttiva. Mi dispiace quindi per la città di Belluno e mi unisco alla famiglia in questo momento di grande dolore».

 

«L'A27 al centro delle scelte»: l'appello delle minoranze di Belluno ai futuri consiglieri provinciali

«Vogliamo l'A27». Almeno fino a Tai. E poi più su, fino a Lienz, magari con una strada a scorrimento veloce. Con buona pace di contrari e ambientalisti. Lo chiedono ai futuri consiglieri provinciali i gruppi di opposizione del consiglio comunale di Belluno. Per Paolo Gamba (Belluno è di tutti), Franco Roccon (Civiltà bellunese) e Raffaele Addamiano (Obiettivo Belluno), con il supporto della sezione provinciale della Lega, le infrastrutture dovranno essere al centro della futura programmazione provinciale. «Invece nel programma elettorale della lista di Centrosinistra per Palazzo Piloni c’è un grande “no” all’autostrada - spiegano. E le infrastrutture sono relegate in ultima pagina». «L'autostrada fino a Tai è prevista anche nel Ptcp (il Piano territoriale di coordinamento provinciale) - dice Gamba - votato nel 2009 dalla giunta Reolon, ratificato da Bottacin nel 2010 e poi adottato anche dalla Regione. Ora cosa vogliamo, ricominciare da capo volta per fare contenti gli ambientalisti?».

CENTRODESTRA DA BATTAGLIA

Toccherà a Padrin trovare la quadratura del cerchio. Compito non facile, anche perché il Centrodestra annuncia battaglia. «Ci auguriamo che in caso di vittoria del Centrosinistra Padrin non si appiattisca sul loro programma - annuncia il giovane segretario della sezione cittadina della Lega, Paolo Luciani -  altrimenti trarremo le nostre conclusioni». Tradotto, i consiglieri di Centrodestra eletti potrebbero non accettare le eventuali deleghe.

CORTINA: «NO A NUOVE STRADE SUL MIO TERRITORIO»

Sul tema infrastrutturale amplia il discorso l’assessore all’urbanistica di Cortina, Benedetto Gaffarini, candidato nella lista provinciale. «Cortina nel prossimo futuro sarà traino per il resto della provincia. Il tema della viabilità è centrale. Bisogna migliorare le arterie esistenti, a cominciare dalla Statale 51 di Alemagna. E lo sbocco a nord è importante, ma occorre equilibrio nelle scelte e attenzione alla sostenibilità. Cortina è area turistica e delicata. Una strada di scorrimento veloce non potrebbe passare qui». Per Gaffarini il modello è quello altoatesino. «Nelle arterie a uso turistico possono transitare solo i mezzi trasporto merci con origine e destinazione in provincia di Bolzano. Per le nostre statali dovremmo fare la stessa cosa». 

IL RUOLO DI BELLUNO

E Belluno? Qual è il ruolo del Comune capoluogo? «Come sempre il sindaco Massaro ha scelto di non incidere, delegando il ruolo di candidato a un consigliere senza ruoli particolari (Walter Cibien, ndr) – attaccano dalla minoranza – mentre avrebbe dovuto metterci la faccia per ribadire il ruolo centrale della città nella programmazione provinciale». A dire il vero, nemmeno la lista di Centrodestra ha nelle sue file consiglieri del capoluogo. «In effetti ci siamo rimasti male – ammette Gamba – per non essere stati coinvolti nella formazione della lista. Ma capiamo che queste sono decisioni a livello di partito e il dialogo con loro non è mai mancato. In ogni caso noi crediamo fortemente in un Centrodestra unito». 

DA RE E L'APPOGGIO DELL'EUROPA

Il prolungamento dell'A27 riceve l'endorsement di Gianantonio Da Re, ex sindaco di Vittorio Veneto ora europarlamentare a Bruxelles. «Il grande errore politico è stato l'abbandono della Monaco-Venezia. Ma si può ancora recuperare: il corridoio dalla Germania alla laguna è strategico. Ne gioverebbe anche il Bellunese. La Regione in questa partita c'è, almeno per arrivare fino a Tai con l'autostrada. C'è un progetto già pronto dal 2011. Per lo sbocco a nord, sono d'accordo Veneto e Carinzia: bisogna trovare alleati in Europa».

 

Tutti d'accordo sullo sbocco a nord. Anche l'Austria

 

«Bisogna fare un’impresa di tre “ditte”: Tarvisio, Brennero e anche Belluno». Parola di Christian Ragger, politico della Carinzia e membro del parlamento austriaco. E se lo dice l’Austria che serve il terzo valico Alpino del Nordest...

A dire il vero, lo hanno detto praticamente tutti gli interventi del convegno Unioncamere Veneto e Cisl Regionale sulle infrastrutture tra porto di Venezia e autostrada A27 (andato in scena ieri pomeriggio a Mestre). Tutti d’accordo, tranne un gruppo ambientalista all’ingresso della sala del convegno. Tutti della stessa idea: per far girare il territorio, i servizi e le imprese servono infrastrutture. A maggior ragione alla luce dello sviluppo della “Nuova via della seta” più ancora che per le Olimpiadi 2026. 

Belluno oggi è periferia dell’impero, con alcune zone che sono periferia della periferia. Ma se si traccia sulla mappa una linea retta che collega il nord Europa e il Mediterraneo, la provincia dolomitica viene a trovarsi al centro. Il collegamento nord Europa-Mediterraneo esiste già e si trova nelle strategie comunitarie; solo che è un compito espletato dal Brennero (con intasamento del traffico) e da Tarvisio (con una deviazione verso est ben poco funzionale ai viaggi di merci e persone). La strategia quindi diventa quella delle “tre ditte” lanciata da Ragger, con l’ingresso di Belluno. Come? Con il prolungamento della A27. I primi approfondimenti progettuali (elaborati nel 2011) dicono che da Pian di Vedoia a Pian dell’Abate (zona Caralte) ci sono 21 chilometri, a cui basterebbe aggiungere altri 83 chilometri, quasi tutti in galleria, per raggiungere Lienz in Austria. Totale, 104 chilometri: questa la distanza che separa il Bellunese dalla mittel Europa. Aggiungendone un centinaio, si arriva a 200 chilometri, quelli che servono a collegare il porto di Venezia (in fase di crescita sia per le merci che per i passeggeri delle crociere) e l’aeroporto Marco Polo (il quarto scalo italiano per movimento passeggeri) con l’Austria.

Una grande opera? «No, un’opera utile» ha detto Pino Musolino, direttore del porto di Venezia. «Bisogna passare da discorsi su grandi o piccole opere, a ragionamenti sulle opere utili. E credo che lo sbocco a nord del Veneto sarebbe più che utile». Stessa idea di Christian Ragger, che vede già la linea di finanziamento nella Bei, la Banca europea degli investimenti. Idea identica per la presidente di Confartigianato Belluno Claudia Scarzanella, che invita il presidente della Provincia di Belluno a fare sintesi. Già, perché al momento non c’è. Padrin lo ha detto alla platea del convegno, «i sindaci della parte nord della provincia sono assolutamente contrari all’autostrada».

E la Regione? C’è, vuole lo sbocco a nord. Parola di Elisa De Berti. Resta solo da contare i contrari e capirne le motivazioni. Perché è ovvio che il prolungamento della A27 dovrà essere fatto con tutti i crismi della sostenibilità ambientale. Le nuove tecnologie lo consentono. Anzi, consentirebbero all’autostrada bellunese di essere il primo corridoio tecnologico del mondo, con anche la possibilità di ricarica a induzione per le auto elettriche. 

 

«Sbocco a nord: tutto fermo a quarant'anni fa. La capitale è lontana e sorda»

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Massimo Vidori, indipendentista veneto. 

«Era il 1980 e frequentando la prima classe, sezione “H”, della scuola media Nievo di Belluno ascoltavo la professoressa di geografia Castelli ribadire l’importanza di una pianificazione strategica del trasporto merci per convertirlo dalla gomma alla rotaia. Contemporaneamente lo sbocco a nord della mitica Venezia-Monaco occupava le prime pagine dei principali quotidiani.

Quarant'anni dopo a Mestre, 90 chilometri di autostrada più a sud, nell’ambito del convegno “Il Veneto nelle nuove rotte economiche globali” ho ascoltato un brillantissimo Pino Musolino (nato a Venezia nel 1980) dire la stessa cosa. Mi chiedo chi fosse il suo insegnante di geografia alle medie…? Non me ne voglia il dottor Musolino, davvero un manager dalle idee chiarissime, ma il salto spazio-temporale mi è venuto spontaneo.

Così come spontanee sono seguite altre considerazioni, ascoltando gli eccellenti relatori di un pomeriggio davvero denso di spunti.

Dal cambio di programma che ha spostato il professor Campeol (rappresentante in Eusalp del Veneto) dal tavolo dei relatori, all’intervento sintetico e in un ottimo italiano di Christian Ragger, deputato del parlamento austriaco. L’onorevole Ragger parla di strategie politiche ed economiche, nazionali ed internazionali, per favorire la vita in montagna con una normalità che per noi veneti bellunesi è abituale solo nell’ormai sterile lamento. 

L’elemento che più ha caratterizzato tutti gli interventi, oltre a quello cronologico (il bellunese Paolo Doglioni ha tenuto una vera e propria lectio magistralis sullo spreco di anni, quasi raggiunto da quella di Mario Conte, sindaco di Treviso) è stato quello del principale colpevole: Roma.

Da indipendentista veneto mi sono sorte a questo punto due domande: perché tutti questi analisti, tecnici e politici, non si attivano oltre il loro specifico compitino e denunciano, organizzandosi, questa prevaricazione centralista?

Ma, soprattutto, siamo proprio sicuri che il “mostro statale” sia adeguatamente informato delle reali necessità dei territori?

La chiusura del segretario Cisl, il romanesco Cuccello (insieme al precedente intervento della dolomitica di Confartigianato Claudia Scarzanella) che invitava una sala ormai svuotata dai principali esponenti istituzionali a concretizzare in un’azione forte e congiunta, ha finalmente palesato gli aspetti schizofrenici di tutta la riunione: perché è toccato a Cisl e Unioncamere organizzare questo convegno? E perché è toccato a Cuccello lanciare la produzione di un’azione corale e concreta per rendere evidente alla capitale “lontana e sorda” la necessità veneta di uno sbocco a Nord?

Triste nota a margine: a parte qualche esponente delle minoranze (Gamba e Roccon), nessun rappresentante dei principali comuni bellunesi». 

Massimo Vidori 

 

Rinnovo del consiglio provinciale: venti candidati per dieci posti

Provincia al voto. Domani (domenica 16 febbraio) urne aperte dalle 8 alle 22 a Palazzo Piloni, per il rinnovo del consiglio provinciale. Ma non votano i cittadini: la riforma Delrio ha declassato la Provincia a ente di secondo livello; quindi gli elettori sono solamente sindaci e consiglieri comunali in carica, in tutto 705 persone. Dovranno scegliere tra due liste, una di Centrodestra, l’altra di Centrosinistra. Perché stavolta (la prima volta nella storia delle elezioni post-Delrio) non c’è stata distribuzione geografica all’interno di un listone unico alla “volemose bene”; stavolta la contrapposizione partitica è stata più forte. Con il Centrodestra già convinto di fare opposizione.

Nella lista di Centrosinistra (Provincia Comune-Belluno 2030) sono candidati Walter Cibien (consigliere comunale a Belluno), Franco De Bon (consigliere provinciale uscente e sindaco di San Vito), Maria Teresa De Bortoli (Pedavena), Simone Deola (assessore a Borgo Valbelluna), Giustina De Silvestro (Domegge), Amapola Fairtloough (Val di Zoldo), Fabio Luchetta (sindaco di Vallada), Sonia Pauletti (Sovramonte), Paolo Perenzin (sindaco di Feltre) e Paolo Vendramini (sindaco di Ponte nelle Alpi). Per il Centrodestra (Protetto Dolomiti, lista nata dall’alleanza Lega-Fratelli d’Italia), corrono Serenella Bogana (vice presidente provinciale uscente e sindaco di Alano), Massimo Bortoluzzi (consigliere provinciale uscente), Max Enrico Cordella (Val di Zoldo), Danilo De Toni (sindaco di Alleghe), Nadia Forlin (Feltre), Benedetto Gaffarini (Cortina), Ivan Minella (consigliere provinciale uscente e sindaco di Santa Giustina), Elisa Monticello (Seren), Dario Scopel (sindaco di Seren) e Maria Antonietta Toffoli (Calalzo).

I voti non sono tutti uguali: la legge Delrio prevede un sistema di ponderazione, per cui a ogni scheda corrisponde un punteggio diverso a seconda del peso demografico del votante. Per capire, il voto di un consigliere di Belluno vale 523 punti; quello di un consigliere di Zoppè 59.

 

Il caso Acc si aggiorna al Mise: appuntamento il 25 febbraio

Acc Wanbao, aggiornamento a fine mese; più precisamente il 25 febbraio, al Mise.

«Sarà un altro momento di confronto e un nuovo passo importante per trovare una soluzione allo stabilimento dopo l’incontro di Mestre avvenuto lo scorso 31 gennaio assieme ai fornitori» dice il ministro Federico D’Incà. E si augurano che sia un momento importante anche i lavoratori della fabbrica zumellese. Del resto, all’incontro saranno presenti anche le organizzazioni sindacali, i rappresentanti della Regione Veneto, del ministero sviluppo economico e dell’azienda.

«A fine gennaio ho espresso ai fornitori l’attenzione da parte del Governo su questa delicata questione, invitando le parti coinvolte ad avere fiducia per trovare, insieme, gli strumenti necessari a dare continuità produttiva a questa azienda e assicurare un futuro ai 290 dipendenti che lavorano con impegno e sacrificio - dice D’Incà -. Un’attenzione che ribadirò nuovamente alle organizzazioni sindacali. Continueremo a lavorare assieme alla Regione per rappresentare al meglio questa vertenza dedicata a un’industria strategica per il settore del freddo».

 

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