Borgo Valbelluna

14 maggio 1420: data anonima per qualcuno, non per Mel. Seicento anni fa esatti il territorio zumellese entrava nello “Stato da tera” della Serenissima (si tratta della seconda e definitiva dedizione, dopo quella effimera del 1404). Significò dover smantellare le mura di difesa e rinunciare alle fortificazioni del borgo, ma anche far parte della repubblica veneziana, non senza qualche privilegio. Soprattutto quelli di natura fiscale, che si possono leggere ancora oggi nella pergamena ufficiale della dedizione, firmata dal doge Tommaso Mocenigo (Thomas Mocenigo, Dei gratia, dux Venetiarum, si legge nel documento, uno dei tesori dell’archivio storico di Mel). Alla cerimonia a Palazzo Ducale, a Venezia, erano presenti alcuni rappresentanti zumellesi, del borgo e del contado (Pietro fu Tolomeo di Mel, Gasparino figlio del notaio Giovanni, Giovanni fu Perosino di Villa, Cichino fu Merlo di Talandino, Giacomello fu Domenico di Zottier, Giovanni Francesco fu Pupo di Carve). In pratica, le frazioni che ancora oggi costituiscono i nuclei storici fondamentali dell’ex Comune di Mel erano già costituite e rappresentate.

La pergamena e le vicende annesse mostrano una Valbelluna crocevia delle dinamiche veneziane del Quattrocento, epoca di profondi cambiamenti storici: da una parte il declino di Milano (con la morte di Gian Galeazzo Visconti) e quindi il vuoto di potere in gran parte dell’entroterra veneto; dall’altra la necessità della Serenissima di guardare anche al dominio terrestre, visto che i Turchi avevano cominciato a mettere in discussione i possedimenti veneziani in oriente e il possesso delle rotte mediterranee. Cambiamenti però che conoscono un equilibrio duraturo: Mel e la Valbelluna resteranno veneziane fino all’arrivo di Napoleone.

 

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