Pier Paolo Pasolini, il legame con Belluno. E la pancia della mamma

 

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922: papà tenente di fanteria e mamma maestra elementare.

Proprio a causa del lavoro del padre, è costretto spesso a cambiare città. E passa la sua esistenza tra Bologna e Casarsa, in Friuli.

Ma c’è pure Belluno: il luogo che vede la nascita del fratello Guido nel 1925.

Pasolini all'epoca aveva tre anni e, in un'intervista che rilascia a Dacia Maraini, collegava Belluno all'immagine della pancia della mamma. 

La vita ai piedi delle Dolomiti ha pensieri sfumati, tipici di un bambino di tre anni.

Gli torna alla mente un cortile e tanti bimbi, non dice il quartiere, ma ricorda benissimo il tentativo non riuscito di frequentare l'asilo dalle suore.

All'epoca era nato il fratellino e l’asilo rappresentava forse l'unica soluzione per socializzare in una città nuova per tutta la famiglia. Tentativo fallito: sembra che Pier Paolo, dopo aver varcato la porta, ne uscì poco dopo senza farvi ritorno.

Poeta, scrittore, regista, drammaturgo, giornalista: un'anima dalle mille sfaccettature. 

Sempre nell’intervista, di Belluno ricorda che andò in piazza, un giorno, con l'adorata madre di estrazione antifascista. Arrivò il Re e tutti gridarono: «Viva il Re!». Quel Viva il Re gli rimarrà impresso.

Nella sua memoria emerge poi un medico che lo visita per un bruciore agli occhi. E il collirio che solo il padre riusciva a mettere, sotto le sue urla recalcitranti.

Carattere fatto di mille luci e molte ombre. Una vita di travagli interiori, ma anche di tante soddisfazioni personali: l'amore viscerale per la madre, la perdita del fratello in guerra. E una ferita che non si rimarginerà mai.

Pasolini, un uomo a tratti scomodo per le sue ideologie, ma un genio.

Ha vissuto anche a Belluno e ne siamo fieri.

 

La grande musica a Belluno: arriva il Quartetto di Venezia

 

Prosegue, nel segno della musica, la stagione 2020 del Circolo Culturale Bellunese. E, in particolare, nel segno del Quartetto di Venezia, ospite questa sera (venerdì 23 ottobre) alle 20.30 nella sala teatro Giovanni XXIII. 

In programma, il Quartetto per archi in si bemolle maggiore “La caccia” K. 458, di Wolfgang Amadeus Mozart, la Serenata Italiana in sol maggiore, di Hugo Wolf, e il Quartetto per archi in la minore op. 51 n. 2, di Johannes Brahms. 

Per garantire tutte le misure anti-Covid, è bene ricordare che la prenotazione è obbligatoria, presso l'Agenzia Alpe Bellunese, telefono Tel. 0437 940407, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Si ricorda anche l'utilizzo della mascherina. Informazioni e note di sala su www.belcircolo.org.

I protagonisti? Sono Andrea Vio, violino; Alberto Battiston, violino; Mario Paladin, viola e Angelo Zanin, violoncello. Il loro repertorio è estremamente ricco e include anche opere raramente eseguite come i quartetti di G.F. Malipiero (“Premio della Critica Italiana” quale migliore incisione cameristica). Vasta è anche la produzione discografica, senza considerare la nomination ai Grammy Award per il cd Navona “Ritornello” con musiche di Curt Cacioppo. 

 

“Honeyland - Il Regno delle Api”: un capolavoro al Cinema Italia

 

Più che un documentario, una perla: è stato candidato come miglior film internazionale ai Premi Oscar 2020, arrivando alla cinquina dei finalisti. E si è aggiudicato diversi riconoscimenti, come la vittoria di tre premi al Sundance Film Festival 2019 (il World Cinema Grand Jury Prize, i World Cinema Documentary Competition e For Impact for Change). Senza considerare la candidatura ai Satellite Awards e agli Independent Spirit Awards. 

Stiamo parlando di “Honeyland - Il Regno delle Api”: da domani (giovedì 22), il film approda al Cinema Italia di Belluno. Ed è una grande opportunità per tutto il territorio, e gli amanti della settima arte, di entrare in contatto con un’opera di raro spessore. Girato nel nord della Macedonia, Honeyland ci fa conoscere la straordinaria storia di Hatidze, una delle ultime donne cacciatrici di api in Europa che riesce a mantenere il delicato equilibrio con la natura, seguendo una semplice regola d’oro: «Prendi pure metà del miele, ma lasciane sempre metà per loro». 

Un film sorprendente che lascia a bocca aperta per la meravigliosa narrazione e per la cinematografia. Girato solo in condizioni di luce naturale e a lume di candela e lampade a petrolio, è un ritratto affascinante di solitudine, sopravvivenza, dedizione, povertà.

Prodotto dalla Stefilm di Torino, l’opera ha avuto il Patrocinio di Slow Food. 

Per scoprire gli orari delle proiezioni, al Cinema Italia di Belluno, clicca qui.

 

A Belluno si mangiavano perfino i topi: era l'an de la fam

 

103 anni fa cominciava l’an de la fam. A Belluno perfino i topi diventavano un alimento per provare a sopravvivere. Lo testimoniano diverse foto dell’epoca. Foto di guerra e di dominazione straniera. C’erano i “striaci”, gli occupanti austrungarici che in realtà erano soprattutto sloveni, bosniaci, ungheresi, tedeschi... Arrivati in provincia di Belluno con una rincorsa poderosa. A guardarla dall’altro lato, però, fu una fuga precipitosa: la disfatta di Caporetto.

Tutto comincia sul fronte dell’Isonzo, oltre 150 chilometri a est di Belluno. Trincee e linee di confine che si spostano di pochi metri, qualche centinaio al massimo. L’impero austrungarico è in crisi e chiede aiuto al “fratello” forte, il Kaiser Guglielmo. La Germania invia truppe fresche e lo scenario di guerra cambia. A tal punto che la dodicesima battaglia dell’Isonzo passerà agli annali come la disfatta più atroce della storia bellica italiana. 

È la notte del 24 ottobre 1917 quando tedeschi e austriaci sferrano l’attacco, preceduto da qualche ora di fuoco d’artiglieria. Le truppe di Cadorna non reggono l’assalto e comincia una fuga disperata. Molti si strappano di dosso la divisa e corrono per chilometri, su terreni accidentati. Dopo mesi di trincea e viveri ridotti, non manca chi si dà alle razzie. Nel frattempo gli austriaci avanzano, anche grazie alla brillantezza di un giovane Erwin Rommel (sì, proprio la futura “volpe del deserto”). La linea di confine si sposta nel giro di pochi giorni di quasi 150 chilometri per assestarsi tra Piave e Monte Grappa. E il Bellunese viene occupato. Chi può scappa: secondo le stime degli storici, sono oltre 30mila i bellunesi che fuggono, verso la Lombardia, la Toscana, l’Emilia... Nobili e ricchi non vogliono restare ed essere sottomessi.

Soldati austriaci seduti davanti al Caffè Manin (che all'epoca aveva assunto personale di lingua tedesca per diventare meta esclusiva degli ufficiali austroungarici). È ben visibile la tettoia in ferro stile liberty, ora scomparsa dalla piazza e finita ad abbellire la vecchia Villa Clizia a Mussoi (foto dell'archivio storico del Comune di Belluno).

 

È il 10 novembre quando a Belluno fanno il loro ingresso le truppe austrungariche e tedesche. Spoliazioni e angherie, saccheggi e violenze: comincia l’anno della fame, fino alla fine della guerra. I documenti dell’epoca parlano di razionamenti sistematici dei generi alimentari. E una comunicazione del sindaco dell’epoca Pietro Mandruzzato riferisce che al 18 maggio 1918 in città erano completamente esauriti frumento, fagioli, farina gialla e formaggio. Rimanevano solo 20 chili di farina (in tutto il Comune di Belluno), 10 di riso e 90 di conserva. Ecco perché tornavano buoni anche i topi...

 

Da Venezia al Fulcis: tornano a casa le spade bellunesi

Le spade bellunesi tornano a casa. Siglato il protocollo d’intesa tra Comune di Belluno e museo Correr di Venezia. Ventinove armi bianche realizzate tra il XV e il XVI secolo nelle fucine bellunesi sulle rive dell’Ardo troveranno presto degna collocazione a Palazzo Fulcis. Prende così forma il progetto «Klang – spade di leoni e aquile», Interreg Italia – Austria, che vede insieme Circolo cultura e stampa bellunese, Comune di Belluno (che è l’ente coordinatore di tutto il progetto), Comune di Santa Giustina, Comune di Maniago (in Friuli) e Università di Innsbruck, in Austria.

«Le armi dovrebbero arrivare a settimane – spiega l’assessore alla cultura del Comune di Belluno, Marco Perale – e l’allestimento dovrebbe essere completato per Natale». Al museo Fulcis ci sarà così una sala interamente dedicata al ferro. Oltre alla grande cassaforte del Monte di Pietà, alle pareti saranno esposte due schiavone e una schiavonesca (spada rinascimentale veneziana a lama larga da cavalleria), oltre alla partigiana, che presenta fatture simili a quelle presenti sulle armi utilizzate da Enrico VIII e conservate nella Torre di Londra. Saranno poi in esposizione i falcioni, ad ampia lama monofilare e gli spadoni, alti 1 metro e 75 centimetri. Di rilievo anche la targa da scherma.

Non è però l’unica novità del progetto. Nei primi mesi del 2021 vedrà la luce la guida turistica che censirà i luoghi legati alla produzione e alla commercializzazione delle lame. Le miniere (del Fursil, a Colle Santa Lucia e in Tirolo), ciò che rimane degli opifici, musei e collezioni. La guida sarà tradotta in italiano, inglese e tedesco.

 

Gocce di sole apre Palazzo Doglioni: riflettori sulla mitologia greca

 

Apre i battenti il rinnovato Palazzo Doglioni, a Borgo Piave. E lo fa con una pregevole iniziativa coordinata da Gocce di Sole, insieme all’associazione Vivamelio e alla neonata Borgo Piave Etc. 

Nello specifico, saranno esposte delle opere che richiamano i personaggi epici della mitologia greca, con una cornice musicale e una serie di letture. Le prime portate alla ribalta dall'associazione Vivamelio, che ormai da otto anni promuove l'illustrazione e il cinema di animazione.

La musica, invece, si svilupperà grazie agli artisti Luisa Nalato (flauto), Laura Argenta (clarinetto), Davide Nenci (chitarra), Maddalena Menegardi e Ivan Zasso (violini). L’introduzione è a cura di Rosy Tezè e Claudio Rossi.

«Un occasione - sottolinea la presidente di Gocce di Sole, Manuela Selvestrel - molto ghiotta per poter conoscere le bellezze della nostra città e gustarsi un’ora di arte, musica e cultura in un ambiente come il rinnovato Palazzo Doglioni, che conserva al suo interno affreschi di pregio in sale dai controsoffitti in larice e pavimenti in cotto». Quattro le rappresentazioni: alle ore 10, 11, 15 e 16.

Prenotazione obbligatoria, scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure un messaggio su Whatsapp al 3389486064, indicando il nome e la fascia oraria prescelta. L’ingresso è libero. 

 

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