Cacciatori di farfalle cercasi: il Parco organizza un corso di formazione apposito

Il Parco Dolomiti bellunesi apre alla caccia. Niente cervi o cinghiali: semplicemente lepidotteri. Proprio così: per diventare cacciatori di farfalle basta partecipare all’incontro digitale, su piattaforma Zoom, organizzato per mercoledì (25 novembre). 

Il Butterfly Monitoring Scheme Italia, co-organizzatore dell’evento, ha l’obiettivo di formare i “cittadini scienziati”. Persone che nel tempo libero si dedichino alla raccolta di informazioni utili riguardo ad alcune specie di farfalle. In un secondo momento, i dati verranno analizzate dai ricercatori. Serve un solo requisito: la passione. Perché poi il monitoraggio delle farfalle sarà condotto sotto la supervisione scientifica di istituti universitari. I dati sul campo però vengono raccolti solo grazie all'attività di appassionati volontari locali, che vengono formati attraverso workshop tecnici. Solo attraverso la formazione è possibile arrivare a un metodo unico, condiviso con i volontari di tutta Europa che partecipano al monitoraggio delle farfalle diurne. 

Il workshop organizzato dal Parco è gratuito ed è aperto a chiunque desideri contribuire alla ricerca; basterà mandare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Il corso di formazione sarà diviso in due parti ben distinte: la mattina sarà dedicata alla presentazione del progetto. La parte riguardante il riconoscimento delle specie (con un particolare focus sul genere “Erebia”) verrà svolta il pomeriggio.

Poi, una volta diventati “censitori ufficiali”, si potranno raccogliere i dati. “Armati” di retino, ma più facilmente di macchina fotografica o smartphone. Tutti i dati raccolti sul campo confluiranno in un unico database. Solo così è possibile monitorare nel tempo lo stato di conservazione delle diverse specie di farfalle, dalla Scandinavia al Mediterraneo, con un occhio particolare sulle Dolomiti. 

 

Freccia delle Dolomiti: quando la Storia corre sui binari

 

«In treno: sognare dal finestrino e ad ogni stazione lasciare salire nuovi pensieri» (Fabrizio Caramagna)

 

Il fischio del capo stazione, l'incedere lento sulle rotaie... Il treno affascina sempre grandi e piccini.

Mi capitava spesso da piccola di aspettare alla stazione di Bribano solo per la curiosità di ammirarlo. Anzi, ammirarla: era la famosa Freccia delle Dolomiti.

Mi sembrava un mezzo di trasporto da vip. 

Forse lo era negli anni Settanta: un treno non di pendolari, ma soprattutto di turisti o lavoratori che rientravano per le vacanze.

Milano per noi bambini sembrava un luogo lontano, dove molti bellunesi si erano trasferiti per lavoro. Il diretto Milano-Calalzo si aggiunse all'espresso Roma-Calalzo nel 1955.

La Freccia delle Dolomiti era di “rango” e affascinante. Ma la tratta Milano-Calalzo non sempre era sinonimo di velocità, a causa delle numerose fermate intermedie nella zona di Castelfranco.

Nel 1955, la Freccia era un treno giornaliero, specialmente durante il periodo estivo, mentre il turismo iniziava ad avere una grande spinta in tutto il Cadore. Senza parlare di Cortina.

Due carrozze erano dirette a Calalzo: una delle quali era adibita a carrozza letto. Fino al 1964, fu possibile percorrere l'intero tratto Milano-Cortina grazie alle locomotrici bianche e azzurre, che erano pronte a Calalzo.

Si arrivava così facilmente sulla perla delle Dolomiti e fino a Dobbiaco.

Dal 1969, invece, si intensificarono le corse portando il servizio giornaliero a tutto l'anno: tanta era la richiesta. I posti a sedere erano 108, ma nei periodi di maggior spolvero venivano aggiunte delle carrozze fino ad arrivare a 216.

La percorrenza era di 5 ore e 3 minuti, con una velocità media di 72 chilometri orari. Niente male come velocità… 

Una curiosità sugli orari:

Milano-Centrale 13.45

Brescia 14.39

Verona Porta Nuova 15.23

Vicenza 15.54

Castelfranco Veneto 16.26

Feltre 17.16

Sedico-Bribano 17.34

Belluno 17.50

Ponte nelle Alpi-Polpet 17.59

Longarone-Zoldo 18.13

Calalzo 18.47

Poche ore dalla Milano “da “bere” alla Cortina… che tutti sognavano!

Poi, nel 1999, la Freccia delle Dolomiti venne soppressa: con lei se ne andò un pezzo di cultura e storia.

Rimangono i ricordi di grandi valigie, di mani che salutano dai finestrini, il suo fischio e l'incedere lento nelle nostre stazioni.

 

SCHEGGIA DI STORIA 

La Freccia delle Dolomiti fu protagonista di un incidente nell’agosto 1974.

A Fontaniva (Padova), un camion carico di ghiaia che risaliva dal Brenta impattò con una carrozza. Morirono, purtroppo, sette persone: tre ferrovieri e quattro passeggeri. Proprio a Fontaniva c'è un monumento in ricordo delle vittime. 

 

Plebiscito per il passaggio al Regno d'Italia: 154 anni fa il voto, a Belluno solo due "no"

Un secolo e mezzo fa si votava. E Belluno veniva divisa in due: da una parte Regno d’Italia, dall’altra Impero austroungarico. Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia asburgiche. San Vito di Cadore terra di confine. La nuova geografia uscita dai trattati di Praga e di Vienna del 1866 doveva passare per il plebiscito, con urne convocate il 21 e 22 ottobre. 

Sono le vicende che seguono la terza guerra di indipendenza e che segneranno il territorio dolomitico fino allo scoppio della Grande guerra. E forse, lo segnano tuttora, viste le spinte referendarie di alcuni Comuni, e soprattutto le pretese altoatesine (soprattutto su Cortina) mai del tutto sopite. Ma questa è un’altra storia.

La storia delle vicende dell’epoca rientra invece nello scacchiere della guerra austro-prussiana. E per l’Italia ha protagonisti illustri. Su tutti, Giuseppe Garibaldi, l’unico a riportare qualche successo, con i suoi “cacciatori delle Alpi”, dopo le sconfitte italiane a Custoza e sull’isola di Lissa. L’avanzata delle truppe garibaldine arrivò fino a Trento, ma poi fu la diplomazia internazionale a risolvere la questione: ritiro delle truppe italiane dal Trentino e passaggio del Veneto (più Mantova e Udine) alla Francia, che poi girerà i territori ex asburgici al Regno d’Italia. Tutto nel giro di pochi giorni. Fino al 21 e 22, quando toccò ai cittadini veneti e bellunesi decidere con plebiscito se essere italiani oppure no. 

Il risultato fu schiacciante: oltre il 99% di «sì». E fu schiacciante in tutti i territori del Veneto. In provincia di Belluno, però, la percentuale austriaca (i «no» al passaggio al Regno d’Italia) fu la più bassa in assoluto: 37.636 voti favorevoli, 2 soltanto contrari (e 5 voti nulli).

Cortina, Colle e Livinallongo rimasero fuori: Austria. Tant’è vero che ancora oggi, tra San Vito e Cortina corre il vecchio confine. Il nome della località Dogana vecchia dice tutto.

 

Ultimo passo nella scalata Unesco: il Grappa presenterà il dossier a Parigi

Giornata epocale per la candidatura del massiccio del Monte Grappa a riserva naturale Unesco. I sindaci dei 25 Comuni interessati si sono trovati nella splendida cornice di Asolo per firmare il dossier ufficiale. Il testo scritto in lingua inglese verrà inoltrato al Comitato Mab del Ministero ed entro il 15 dicembre inviato alla sede Unesco di Parigi. A maggio il responso ufficiale. 

Insomma, è in dirittura d’arrivo il progetto partito proprio ad Asolo due anni fa, con un dossier che ha tutte le potenzialità per essere approvato (tra l’altro è l'unica candidatura italiana nel 2020). Anche i numeri parlano di un progetto davvero maestoso relativo alla Riserva Biosfera del Grappa: 25 Comuni, oltre 174mila cittadini interessati e un area che si estende per 66mila ettari. Un dossier giunto alla versione ufficiale dopo 44 incontri, 89 lettere di endorsement, innumerevoli consultazioni online, oltre al coinvolgimento di 17 istituti scolastici che hanno realizzato 400 elaborati sul tema. 

Per quanto riguarda il Bellunese, le prospettive sono interessanti, a cominciare dai sette Comuni interessati (Alano, Arsiè, Feltre, Fonzaso, Pedavena, Quero-Vas, e Seren del Grappa). Se a maggio arriverà l’attesa fumata bianca da parte dell’Unesco, partiranno ben 152 progetti già realizzati da 76 diversi soggetti che avranno come scopo quello di conservare la biodiversità, favorire lo sviluppo sostenibile dell’economia di montagna e promuovere la responsabilità sociale d’impresa. 

«La Riserva di Biosfera è un riconoscimento che viene dato al territorio, per valorizzarlo in termini ambientali ed economici. Il valore ambientale di questa area dovrà garantire un valore aggiunto per tutto il mondo produttivo locale, creando una sorta di marchio di fabbrica legato al territorio» afferma Dario Scopel, dell’associazione Montana Feltrina. «Ci auguriamo che tutto vada a buon fine e che finalmente il territorio afferente al massiccio del Grappa abbia il ruolo che spetta a una zona che nel passato ha dato tanto in termini umani ed economici a tutta la nazione - aggiunge Serenella Bogana, sindaca di Alano -. Poter rientrare nell'Unesco rappresenta un giusto riconoscimento che consolida l'enorme valore storico-naturalistico della zona ed è proprio l'obiettivo che più ci sta a cuore. I paesi e le attività economiche ne trarranno indubbio vantaggio ed è quello di cui abbiamo bisogno in questo momento».

Alex De Boni

            

 

I libri volano di casa in casa: la lettura diventa contagiosa

 

Limitare i viaggi? Sì. Ma questo vale per le persone. Non per i libri. 

E così, come un messaggio in una bottiglia lanciato nel mare affinché qualcuno lo raccolga, e lo legga, anche i volumi fluttuano. Di casa in casa. 

Già, perché ha ripreso slancio il fenomeno del BookCrossing. Un fenomeno che ha raggiunto pure la provincia di Belluno. E in particolare Sedico, dove una famiglia è stata scelta per ricevere “Il biglietto vincente” di David B. Ford. Con tanto di messaggio: «Non sono stato smarrito e nemmeno abbandonato, ma lasciato dove mi hai trovato per essere preso da un nuovo lettore. Per conoscere la mia storia, vai su www.bookcrossing.com. E, dopo avermi letto, rilasciami di nuovo libero». 

Come farà la famiglia di Sedico. Perché anche la lettura, al pari del virus, può essere contagiosa.

 

Beppino Lorenzet e Andrea Gaspari: due scultori da set televisivo

 

Due artisti bellunesi sono pronti ad approdare sul piccolo schermo: Beppino Lorenzet di Borgo Valbelluna e Andrea Gaspari di Cortina saranno fra i protagonisti di “Vita da scultore”, un format ideato e prodotto da Emiliano Facchinetti. Il quale, insieme al suo staff, ha registrato le prime tre puntate di questa nuovissima trasmissione. 

Il programma farà tappa nelle più rinomate e prestigiose località turistiche e culturali di tutta Europa, dove da anni si tengono le più importanti manifestazioni a livello internazionale in merito alle sculture su legno, neve, sabbia e pietra.

Considerato il loro livello artistico, i due bellunesi saranno chiamati anche in altre manifestazioni, così da far conoscere maggiormente quest’arte. Anche attraverso la televisione. 

 

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