Nonno Hollywood: il ricordo e la ricerca del semplice sorridere

 

Il valore e l’essenza del ricordo nel brano “Nonno Hollywood”: il consiglio è della cantante Jessica Da Re

 

Quante volte ci troviamo a vivere qualcosa che non ci piace e cerchiamo di affrontarla, sperando che un giorno passi. 

Immersi nelle nostre emozioni diciamo: "Dai, che passerà", perché sappiamo di non poter cambiare le cose che non ci vanno bene.

Questa esperienza ė forte soprattutto quando devi lasciare per sempre qualcuno che ha fatto parte della tua vita. 

Tutti i ricordi ti affiorano alla mente in un solo momento, accavallandosi, facendoti piangere e nello stesso tempo sorridere. 

E in quei sorrisi le lacrime impazzite si moltiplicano. 

Quando se ne va qualcuno giunge anche la riflessione sul tempo, le generazioni e i rispettivi cambiamenti. 

Nel brano l'autore si rivolge al nonno: «Mi hai lasciato dentro un mondo a pile, centri commerciali al posto dei cortili, una generazione con nuovi discorsi, si parla più l'inglese dei dialetti nostri». E in questi versi non possiamo che ritrovarci. 

In qualche decennio abbiamo cambiato usi e costumi, lingua e tradizioni. E come sempre un messaggio forte e vivo ci arriva dalle canzoni: la ricchezza sta nel semplice, nel semplice sorridere in un giorno che sembra non valer niente, perché come tutti gli altri o perché poco più di nulla rispetto all'universo. 

La bellezza del cercare un qualche modo per capire. E nel lasciarsi andare ad un sorriso perso e ad uno da cercare, cerchiamo di tenerci stretti i consigli e i ricordi di chi ci ha preceduto, di chi ci ha accompagnato per un tratto della nostra strada. 

Chiudere gli occhi, dimenticare dove siamo per ricordare e sorridere, per capire che siamo storie con mille dettagli, fragili e bellissimi con i nostri sbagli.

 

“Guardando il cielo”: la semplicità è il segreto della felicità

 

La musica continua ad accompagnarci, anche in questa fase 3. E questa volta il consiglio della cantante Jessica Da Re si posa su un brano di Arisa: “Guardando il cielo”

 

Il testo di questa canzone è poesia, è filosofia, è psicologia.

Un inizio molto forte: cosa facciamo in questa vita? 

La questione è esistenziale. E la risposta la inseguiamo tutta la vita, spesso senza trovarla. 

Quello che possiamo affermare con certezza è che nel nostro correre quotidiano perdiamo il senso delle cose. Nel nostro fare diventiamo austeri, frenetici animali di città. 

In questo vivere la realtà, e allo stesso tempo combatterla, ci sono dei punti fermi sui quali affonda il nostro vero essere: sono le nostre radici, la preghiera la sera, le parole della nonna chiuse dentro a un ricordo. 

Sono proprio le nostre radici a darci la certezza che esiste qualcosa oltre la nostra comprensione.  

Spesso insoddisfatti, ci dimentichiamo che il segreto di vivere sereni è legato alla semplicità di guardare la bellezza delle cose che ci circondano e di amarle perché fanno parte dell’universo.

Nelle difficoltà si stringono i pugni e si va avanti con il sorriso perché la vita è una sola e non ha senso sprecarla con le paure e la presunzione che le cose non andranno. 

Non ha senso svegliarsi al mattino e prevedere come andrà la giornata perché, così facendo, si perdono le cose che possono piacevolmente sorprendere.

Immersi nell’affanno dei nostri progetti e desideri, vale la pena chiedersi se la semplicità sia in fondo il segreto della felicità.

 

“Io sono l’altro”: la relazione con l’opposto per scoprire chi siamo

 

"Io sono l’altro" di Nicolò Fabi non è solo la canzone vincitrice del premio “Voci per la Libertà - Una canzone per Amnesty”. È anche il consiglio della cantante Jessica Da Re per arricchire la nostra playlist. E riflettere. 

 

Io sono l'altro, sono quello che spaventa. 

Mi soffermo su questa frase per lanciare una riflessione su quanto sta accadendo in questo periodo. Quando Tahar Ben Jelloun cerca di spiegare alla figlia che non si nasce razzisti e che è spesso la paura a stimolarne la nascita, ci costringe a riflettere sulla nostra responsabilità individuale e collettiva. 

Quante volte ci siamo lasciati prendere dalla paura? Ogni giorno siamo tenuti a combattere contro una sensazione che limita la nostra libertà e quella degli altri.

Io sono l’altro puoi trovarmi nello specchio, il contrario di te stesso…

È nel relazionarci con il nostro opposto che scopriamo veramente chi siamo.

È nel nostro quotidiano che gioviamo del lavoro di chi è lontano, di chi non conosciamo, di chi a volte detestiamo senza nessuna logica ragione.

Il nostro è un mondo di relazioni, di interconnessioni reciproche, ognuno agisce spinto dal desiderio di sopravvivenza. Ognuno di noi è l’altro che spaventa, dipende solo dai panni che indossiamo nel momento in cui incontriamo l’altro.

È nostro compito ricordare che ogni opposizione o scelta che non si comprende nasce da una verità che non può essere giudicata, ma solo considerata.

Conoscere e praticare i punti di vista degli altri è una grammatica esistenziale, come riuscire a indossare i loro vestiti, perché sono stati o saranno i nostri in un altro tempo della vita.

Martin Luther King ne "Il sogno della non violenza" scriveva: «Tutti gli uomini sono dipendenti gli uni dagli altri. [...] Siamo eterni debitori di uomini e donne conosciuti e sconosciuti. Quando ci alziamo al mattino, andiamo in bagno e afferriamo una spugna che ci è stata fornita da un abitante delle isole del Pacifico. Afferriamo un sapone creato per noi da un europeo. Poi, a tavola, beviamo un caffè che ci è stato fornito da un sudamericano, oppure tè, da un cinese, o cacao, da un africano occidentale. Prima di uscire e andare a lavorare dobbiamo già essere riconoscenti a più di metà del mondo».

 

Il sorriso di un bimbo, la radice di un albero. E l’eternità in musica

 

Oggi la cantante Jessica Da Re ci porta a contatto con L’eternità. Sempre e rigorosamente a suon di musica.

 

Tutto ci appare ogni giorno precario, fragile e passeggero. E questo è tanto vero, quanto più ci si riferisce alla vita sulla Terra. 

Nel tempo che travalica le generazioni, ci accorgiamo però che ogni gesto si ripete passando di uomo in uomo, di essere vivente in essere vivente e diventa così eterno.

Questa è la magia dell'agire spinti dall'emozione. Perché in fondo l'essere vivente vive la sua fragilità e trova la forza di superarla sempre. 

Eterno diventa il sorriso ingenuo di un bambino, eterna la radice di un albero che ha visto la storia, eterno il soffio di vento mentre si chiudono gli occhi. 

Eterno diventa tutto ciò che desideriamo ricordare, fermare nell’attimo esatto in cui le cose stesse accadono. Sapere che tutto cambierà e non tornerà ci permette di capire il valore delle cose e delle persone che possono diventare per noi eterne. 

Eterno è tutto ciò a cui si riesce a dare un senso per il solo desiderio di sopravvivenza emotiva.

 

“Eterno”. E quel desiderio di fermare per sempre un momento

 

“Eterno” è il singolo del cantautore Giovanni Caccamo. E il consiglio della cantante Jessica Da Re per arricchire la nostra playlist di Musica in Quota

 

Diversi sono i momenti nella vita in cui le cose ci appaiono incomprensibili e in questo naufragare apparentemente senza un senso, l’unica via per il nostro cammino è l'amore.

Quell’amore che non chiede nulla, quell’amore che ci accompagna in silenzio e che si rafforza giorno per giorno fra il dolore e il sorriso.

L’amore più grande arriva in punta di piedi a cambiare la vita, si fa sentire come un “qualcosa di strano, qualcosa di eterno, qualcosa che ci tiene la mano”.

Nel desiderare di scappare lontano, nasce il desiderio di fermare per sempre un momento, di fermare per sempre lo sguardo dell'eterna presenza.

 

Viva l’Italia: il Paese che non smette di sperare, lottare e amare

 

Musica in quota si tinge di tricolore: a pochi giorni dalla Festa della Repubblica, la cantante Jessica Da Re ci invita a riscoprire, e a riascoltare, “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori 

 

È un brano che non ha bisogno di presentazioni: ogni verso è un’immagine concreta che ci appare nella mente come un ricordo vivo, anche se non vissuto. 

Negli angoli dell’Italia ci identifichiamo ieri, oggi e domani, perché il nostro è il Paese dell’Italia liberata, dei valzer e dei caffè, dell'Italia derubata e colpita al cuore. 

Il nostro è un Paese che non muore. Spesso in ginocchio, ma sempre pronto a ricominciare, perché l'Italia siamo noi, che piangiamo di notte e non abbiamo paura.

L’Italia è ognuno di noi, che nella sua diversità la rende unica e intera. 

Un’Italia che lavora, che si dispera e si innamora. 

L’Italia siamo noi che resistiamo e che al bisogno, da una terrazza all’altra, da nord a sud, da est a ovest, dal mare ai monti, dal villaggio alla città, ci culliamo in un abbraccio virtuale e collettivo. E cantiamo a squarciagola sulle note nostalgiche di un canto popolare-blues. 

Viva l’Italia che non smette mai di sperare... che continua a lottare.

E ad amare.

 

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