Cadore da scoprire... e da gustare: laboratorio di cucina e altre proposte per il weekend

Cadore da passeggiare. E anche da gustare. Con ricette a confronto: è meglio la pinza veneziana o la peta cadorina? Domanda secca, risposta articolata. Anche perché c’è dietro un legame profondo tra la laguna e la montagna, tra il mare e i boschi che per secoli hanno fornito il legname della Serenissima. Un legame anche di sapori, che verranno proposti domenica prossima a Lozzo. Ed è solo uno degli appuntamenti della rassegna dedicata al turismo culturale in Cadore. Uno dei cinque che si snoderanno nel weekend e negli ultimi giorni di luglio.

Si comincia già domani (sabato 25 luglio). Con un incontro tra storia e spettacolo. Alle 21, nella sala Cos.Mo di Pieve andrà in scena il recital concerto “Tiziano, arte, bellezza, amore” a cura del giornalista e scrittore Antonio Chiades e Carlo De Battista. Tratto dal libro di Chiades “Vita di Tiziano”, lo spettacolo mescolerà linguaggi artistici diversi, la recitazione (Antonio Chiades), la musica (Carlo De Battista, pianoforte e compositore delle musiche originali), la danza (Asia Fedon). Il grande pittore Tiziano Vecellio compare in scena da artista maturo, che racconta i momenti più importanti della sua vita ma anche i rapporti con i grandi del suo tempo (prenotazione alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).

Doppio appuntamento domenica. La mattina alle 9 è in programma la passeggiata “Sulle tracce di Bartolomeo D’Alviano” con l’archeologo Gian Galeazzi. Nel pomeriggio, invece, si potrà partecipare al laboratorio culinario condotto da Carla Laguna, “Cadore - Venezia. Analogie e diversità nell’uso del mais in pasticceria. Peta cadorina e pinza veneziana”. Alle 16 al Museo della Latteria di Lozzo verranno messe a confronto ricette veneziane e cadorine, per scoprire come la contaminazione trovi spesso nella cucina un terreno fertile e ricettivo (prenotazione obbligatoria al numero 0435 76051).

Lunedì 27 luglio alle 17 è in programma la visita guidata alla cinquecentesca chiesa della Madonna della Molinà a Vallesella di Cadore, condotta dalla storica dell’arte Letizia Lonzi (prenotazione obbligatoria al numero 0435 32262).

Martedì 28 luglio, infine, appuntamento alle 10 davanti al bar La siega di Santo Stefano per “Alberi in viaggio”, uno straordinario laboratorio didattico rivolto ai più piccoli, che ripercorre la storia del commercio e della lavorazione del legname nei secoli scorsi; nel corso della mattinata i ragazzi potranno cimentarsi nella costruzione di una zattera, per scoprire come gli alberi, una volta abbattuti, venivano trasportati verso il fondovalle grazie alla forza dell'acqua di fiumi e torrenti (prenotazione consigliata al 340 330 3125).

 

Libri, autori, incontri: a Pieve un weekend di "Boschi di carta"

Quando i sottotitoli parlano. E dicono praticamente tutto. Libri e letture, con gli editori. È la spiegazione e insieme il mantra di “Boschi di carta”, mostra dell’editoria e fiera delle parole, che quest'anno vede la partecipazione di ben 37 editori. Ma anche occasione di incontro e di riflessione, storie, luoghi, racconti… Dove? A Pieve di Cadore. Per tutto il weekend si alterneranno libri e i loro autori. Perché alla fine è vero: c’è il digitale. Ma la carta ha ancora il suo perché. E sa costruire boschi in cui è splendido perdersi.

Anche a Pieve c’è il rischio di perdersi. Un rischio bellissimo. Perché le occasioni di appuntamenti sono davvero tante. Il fine settimana (17-19 luglio) comincia prestissimo, alle 15, con l’inaugurazione e l’apertura degli stand, tutti in Piazza Tiziano (le presentazioni invece saranno nella terrazza del Gran Caffè Tiziano, all’aperto; in caso di maltempo
verranno cancellate). Alle 15.30 c’è Antonella Fornari con “Le voci antiche delle vie ferrate”. A seguire, alle 17.15, Franco Del Moro presenta “I tre veleni dell’anima e i loro antidoti”, e alle 18.45 Erminio Mazzucco porta “Il volto artistico del potere”. La serata prosegue con il documentario “Blue Heart, la lotta per gli ultimi fiumi incontaminati d’Europa”.

Sabato 18 luglio la mattina è dedicata all’inaugurazione della mostra “Venezia in Cadore. 1420-2020. Seicento anni dalla Dedizione del Cadore alla Serenissima”. Ma poi c’è un convegno del Cai sulla montagna dopo il Covid, con un nuovo treno di presentazioni: da Flavio Faoro e Marta Farina con “Barbarina e i nove colombi” al colloquio tra Gianandrea Mancini (autore di “Vivere in pendenza”) e Antonio Bortoluzzi, con il suo “Come si fanno le cose”. E domenica 19? Altre storie, altri libri, altri incontri.

 

Dieci location, altrettanti concerti: la Magnifica porta la musica in alta quota

Armonie in quota. Quando le Dolomiti incontrano la musica, nasce la poesia. Scritta quest’anno da artisti di fama internazionale, in luoghi da favola, per turisti, escursionisti e locali. È il pentagramma delle “Dolomiti più note”, una rassegna di concerti targata Magnifica Comunità di Cadore. Per tutta l’estate, sarà il connubio montagna-musica a risuonare tra le valli cadorine. A cominciare da sabato prossimo (4 luglio).

Il primo appuntamento è davanti al Castello Mirabello poco sopra Lorenzago. Si esibirà Il Teatro Armonico di Vicenza: ensemble vocale e strumentale diretta da Margherita Dalla Vecchia. Il concerto vuole essere un’occasione per ricordare i 100 anni dalla nascita di Papa Giovanni Paolo II che a Lorenzago ha trascorso alcuni periodi di vacanza.

Ma gli appuntamenti andranno avanti fino a fine agosto. Altri nove concerti che toccheranno tutti i luoghi più suggestivi della montagna cadorina. Sabato 11 luglio al Rifugio Cercenà suonerà l’Orchestra Giovanile di Belluno mentre il sabato successivo (18 luglio) al Rifugio Venezia sotto il Monte Pelmo, protagonisti saranno Iacampo e il fisarmonicista Sergio Marchesini. Sabato 25 luglio, nel Parco della Regina Margherita a Caralte di Perarolo, concerto dell’Orchestra Classic Ensemble La Sorgente diretta da Rudy De Rigo.

E ancora, sabato 1° agosto tra Costalta e Costalissoio, nei pressi della “Baita”, si esibirà il Quintetto Dolomiti Simphonia, diretto da Delio Cassetta e con Mattia Tonon solista al violino che saranno protagonisti del concerto clou della rassegna, dedicato al 250° della nascita di Beethoven, in programma sabato 8 agosto nei pressi del Rifugio Aquileia (a Selva di Cadore). 

La vigilia di Ferragosto (venerdì 14) toccherà al Rifugio San Marco, sopra San Vito, con il violloncellista Francesco Galligioni. Martedì 18, davanti alla chiesa di san Leonardo a Casamazzagno suonerà l’Orchestra Classica La Sorgente.

Ultimi due appuntamenti sabato 22 agosto (Quartetto d’archi Moody, a Casera Campobon in Val Visdende) e sabato 29 (ai piedi dell’Antelao e davanti al Pelmo con il Weet Bread Sax Quartet).

Tutti i concerti iniziano alle 11.

 

Melodie d'organo nell'estate cadorina: la musica incontra l'arte nelle chiese

Parigi val bene una messa. Ma il Cadore val bene un concerto. Anzi, quattordici concerti. Tanti quelli in calendario per la rassegna degli “Organi storici in Cadore”, curata dall’omonima associazione e dalla Magnifica Comunità, a cui si aggiungono tre presentazioni di cd e libri, per un totale di diciassette appuntamenti.

L’edizione numero 27 dell’itinerario concertistico non si fa spaventare dal Covid. La rassegna è stata voluta e organizzata nel pieno rispetto delle misure anti-contagio. E da qui a inizio settembre coniugherà musica, storia e arte. Sì, perché i concerti in programma si tengono all’interno delle chiese storiche del Cadore. Per cui mentre si ascoltano le melodie sprigionate dalle canne dell’organo, si possono gustare opere, quadri e dipinti conservati all’interno dei sacelli.

Il sipario si alza domenica prossima (19 luglio) in quel di Auronzo. Nella chiesa di Villagrande l’organo Callido-De Lorenzi di fine Settecento risuonerà la musica sacra del Barocco veneziano, con l’accompagnamento di un trombone e due soprani. Appuntamento alle 21.

Gli altri concerti in calendario spaziano da Lorenzago (25 luglio) dove troneggia un organo Comelli, a Domegge (31 luglio), da Borca (6 agosto) a Cibiana (9 agosto). In mezzo, la presentazione del libro “Pietro Nachini. Vita, opere e criteri costruttivi di uno dei maggiori organari di ogni tempo”, in programma a Perarolo sabato 8 agosto (alle 17.30). E poi via verso Vigo, Candide, Santo Stefano, San Vito, Valle, Calalzo... Fino al 7 settembre. La rassegna vivrà un momento particolare domenica 16 agosto, quando a Fusine di Val di Zoldo sarà presentato il restauro dell’organo “Agostino De Marco Brunet” (del 1798) conservato nella chiesa di San Niccolò. A seguire, concerto di inaugurazione.

Per i motivi legati al distanziamento sociale, i posti per ogni appuntamento saranno limitati. Gli organizzatori consigliano di prenotare con un messaggio al 3477109725 (specificando data e luogo del concerto prescelto).

 

La storia in un quadro: Cesare Vecellio racconta la dedizione del Cadore a Venezia

I quadri parlano. E a volte raccontano la storia, quella con la “s” maiuscola. È il caso di una pittura di Cesare Vecellio, cugino del Tiziano, che è custodita nelle sale della Magnifica Comunità e sarà esposta nelle prossime settimane a Pieve di Cadore, fresca di restauro. È la tela che racconta la dedizione del Cadore alla Serenissima, evento storico avvenuto giusto seicento anni fa, nel luglio 1420.

Cesare la dona alla Magnifica, per ornare la sala del consiglio, sul finire della sua vita. È l’ottobre del 1599. E sono passati quasi due secoli dalla dedizione. Un tempo congruo per sviluppare un simbolismo raffinatissimo.

Il quadro parla per allegoria. Si legge da sinistra a destra. La prima figura è San Marco, con tanto di leone al seguito. E non è difficile spiegare cosa simboleggia. Accanto al santo patrono di Venezia, ecco la Beata Vergine in trono, e alla sua sinistra una donna con corona e scettro: è la Serenissima, raffigurata nell’atto di ricevere la dedizione da una donna, la patria cadorina. Dietro al simbolo del Cadore, la Fedeltà di bianco vestita, che serve a rappresentare l’obbedienza, fondamentale in un atto di dedizione.

Quel che è curioso, è lo stemma tenuto in mano dalla patria cadorina, grande tanto quanto la donna che lo reca con sé. È il simbolo araldico ancora oggi utilizzato dalla Magnifica Comunità di Cadore. Raffigura due torri, unite da una catena. Si tratta dei castelli di Pieve (che si trovava sul Montericco) e di Botestagno (collocato sul rio Felizon, oltre Cortina, sul confine con il Tirolo). In mezzo c’è un albero, altro simbolo chiave per il Cadore che rifornì per anni la Serenissima di tronchi, trasportati per fluitazione lungo il Piave. Ma questa è un’altra storia.

 

La cultura cadorina riparte: dal 5 giugno i musei di Pieve riaprono

Sguardo all’estate: la cultura cadorina c’è. Ed è pronta a mostrarsi ai turisti nella sua veste migliore. Con i distanziamenti e le norme anti-contagio, certo. Ma con la voglia di giocare un ruolo decisivo in una stagione che potrebbe essere di grande afflusso per la montagna.

Nei giorni scorsi la Magnifica Comunità di Cadore e il Museo dell’Occhiale hanno lavorato a stretto contatto per collaborare alla riapertura delle sedi museali in maniera coordinata a seguito delle disposizioni emanate dal Governo e della Regione Veneto. Primo frutto del lavoro, la data: la Casa natale di Tiziano Vecellio, il Museo dell’Occhiale e il Museo Archeologico Cadorino riapriranno al pubblico venerdì 5 giugno. Il Museo dell’Occhiale e il Museo Archeologico Cadorino adotteranno lo stesso orario di apertura nei giorni di venerdì, sabato e domenica (dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30); mentre la casa natale di Tiziano, a causa degli spazi ristretti, sarà visitabile solamente su prenotazione.

Le tre strutture hanno visto crescere le visite nelle ultime estati. A testimonianza del fatto che la cultura può rappresentare un volano turistico notevole per Pieve e il Centro Cadore. 

 

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