Fase tre dei Pensieri in quota - Il super potere della normalità

 

Si apre la Fase Tre. E tornano i “Pensieri in quota” di Antonio G. Bortoluzzi.

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio  

 

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Quante volte abbiamo sentito e magari citato, anche alla buona, questo brano tratto dall’opera teatrale “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht? Nella scena lo scienziato - che sarà poi processato dall’Inquisizione e condotto all’abiura per evitare di essere torturato e condannato a morte - risponde all’allievo che si lamenta che “Non ci sono più eroi”. Di solito si interpreta così: quando la libertà è soppressa, quando c’è il collasso civile, quando decade la civiltà abbiamo bisogno di eroi per salvare in extremis la situazione, e Galileo auspica che non si arrivi mai a questa necessità.

Ora, nella nostra società di massa, che rappresenta spesso come eroi i colorati supereroi dei fumetti, forse serve semplicemente un cittadino che abbia ben chiaro il proprio valore, il proprio dovere, quel fare quotidiano che al posto dei superpoteri (leggere nel pensiero, volare, alzare un carro armato con una mano, diventare invisibile) metta in campo il super potere della normalità, che è fatto di tenacia, moderazione, attenzione, così da riprendere la dinamicità della vita negli spazi del quotidiano, un po’ al giorno, per tutti i giorni sia nel lavoro che nel tempo libero.

 

La storia in un quadro: Cesare Vecellio racconta la dedizione del Cadore a Venezia

I quadri parlano. E a volte raccontano la storia, quella con la “s” maiuscola. È il caso di una pittura di Cesare Vecellio, cugino del Tiziano, che è custodita nelle sale della Magnifica Comunità e sarà esposta nelle prossime settimane a Pieve di Cadore, fresca di restauro. È la tela che racconta la dedizione del Cadore alla Serenissima, evento storico avvenuto giusto seicento anni fa, nel luglio 1420.

Cesare la dona alla Magnifica, per ornare la sala del consiglio, sul finire della sua vita. È l’ottobre del 1599. E sono passati quasi due secoli dalla dedizione. Un tempo congruo per sviluppare un simbolismo raffinatissimo.

Il quadro parla per allegoria. Si legge da sinistra a destra. La prima figura è San Marco, con tanto di leone al seguito. E non è difficile spiegare cosa simboleggia. Accanto al santo patrono di Venezia, ecco la Beata Vergine in trono, e alla sua sinistra una donna con corona e scettro: è la Serenissima, raffigurata nell’atto di ricevere la dedizione da una donna, la patria cadorina. Dietro al simbolo del Cadore, la Fedeltà di bianco vestita, che serve a rappresentare l’obbedienza, fondamentale in un atto di dedizione.

Quel che è curioso, è lo stemma tenuto in mano dalla patria cadorina, grande tanto quanto la donna che lo reca con sé. È il simbolo araldico ancora oggi utilizzato dalla Magnifica Comunità di Cadore. Raffigura due torri, unite da una catena. Si tratta dei castelli di Pieve (che si trovava sul Montericco) e di Botestagno (collocato sul rio Felizon, oltre Cortina, sul confine con il Tirolo). In mezzo c’è un albero, altro simbolo chiave per il Cadore che rifornì per anni la Serenissima di tronchi, trasportati per fluitazione lungo il Piave. Ma questa è un’altra storia.

 

La fase tre dei Pensieri in quota - Opportunismo vigliacco

 

Si apre la Fase Tre. E tornano i “Pensieri in quota” di Antonio G. Bortoluzzi.

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio 

 

Quando c’è una tragedia, una calamità naturale o un disastro provocato dall’uomo c’è chi ci guadagna. Abbiamo sentito le intercettazioni all’epoca del terremoto dell’Aquila con le risate e i calcoli disumani sui profitti dei nuovi cantieri. Abbiamo letto nei mesi scorsi delle mascherine di carta, dei ventilatori, dei prezzi che salgono, dei tir bloccati alle frontiere. Si potrebbe dire sciacallaggio, ma questa è una parola da film western e forse non ci aiuta a capire.

La definizione giusta potrebbe essere “opportunismo vigliacco”. Tra tutti gli opportunismi piccoli e grandi, che a volte hanno accompagnato le nostre vite, l’opportunismo vigliacco è il peggiore perché è misero e se ne frega del bene comune e delle persone più deboli. In tempi normali il grande bene comune è tale anche perché riesce ad assorbire una quota di opportunismi, egoismi e furberie. Oggi non è più così, e l’opportunismo vigliacco non dovrà più avere cittadinanza in nessun Paese che tenti di rialzarsi.

 

Grande cinema all'aperto: quattro giovedì, altrettanti film

Giovedì gnocchi? No, giovedì cinema. All’aperto. Senza problemi di distanziamento sociale. Con alcune pellicole per tutta la famiglia. È la proposta culturale del Comune di Santa Giustina.

Quattro giovedì, altrettanti film. Con maxischermo posizionato nel piazzale degli impianti sportivi (in via Pulliere). Si comincia già dopodomani (9 luglio) con “Il GGG - Grande Gigante Gentile”, tratto da un racconto Roal Dhal; la pellicola racconta la storia di Sophie, una ragazzina di dieci anni, che viene rapita dal grande gigante gentile e diventa sua amica.

Il giovedì successivo, ecco una commedia dal riso amaro, “Perfetti sconosciuti”: una cena tra amici e i segreti nascosti nella sim del cellulare. Il 23 luglio toccherà a “Saving Mr. Banks”, la vera storia di come Walt Disney convinse l’autrice P.L. Travers a cedere i diritti per la realizzazione di un film tratto dal suo celebre romanzo “Mary Poppins”. Infine, giovedì 30, “Mamma o papà?”, una commedia che tratta in maniera scherzosa il tema del diverso e dell’affidamento dei figli.

Per tutte le serate, buio in sala alle 21. Il pubblico dovrà presentarsi a partire dalle 20.30 per il rispetto delle disposizioni Covid. Ingresso libero e gratuito (in caso di maltempo, le proiezioni saranno all’asciutto, all’interno della tensostruttura).

 

La ninfa, l’amore e una palla di fuoco: è la leggenda del girasole

 

Leggendari… eccoci!

È arrivato luglio e possiamo ammirare la bellezza di un fiore dal grande fascino: il girasole.

Molti si chiederanno perché si chiami così...

La leggenda narra di Clizia, una giovane ninfa perdutamente innamorata del sole: lo seguiva tutto il giorno, anche nei giorni caldi.

Il sole, da subito, fu lusingato e forse un pochino intenerito da quella devozione che Clizia mostrava nei suoi confronti. 

Ma ben presto il sole si stancò, preso come era a guidare il carro di fuoco per la volta celeste.

Diede così il benservito alla povera ninfa, con la scusa che per lui luglio era un mese impegnativo: un mese in cui doveva splendere in maniera particolare. 

Clizia pianse ininterrottamente per nove giorni.

Immobile, in mezzo a un campo, osservava il suo amore attraversare il cielo dall’alba al tramonto.

Piano piano il suo corpo si irrigidì. E si trasformò in uno stelo sottile, ma resistente.

I suoi piedi affondarono nella terra, diventando radici, mentre i capelli diventarono una corolla gialla, color dell'oro: era un bellissimo girasole.

Tutt’oggi il girasole continua a essere innamorato del sole, tanto da seguirlo con la sua corolla dall'alba al tramonto.

 

Dieci location, altrettanti concerti: la Magnifica porta la musica in alta quota

Armonie in quota. Quando le Dolomiti incontrano la musica, nasce la poesia. Scritta quest’anno da artisti di fama internazionale, in luoghi da favola, per turisti, escursionisti e locali. È il pentagramma delle “Dolomiti più note”, una rassegna di concerti targata Magnifica Comunità di Cadore. Per tutta l’estate, sarà il connubio montagna-musica a risuonare tra le valli cadorine. A cominciare da sabato prossimo (4 luglio).

Il primo appuntamento è davanti al Castello Mirabello poco sopra Lorenzago. Si esibirà Il Teatro Armonico di Vicenza: ensemble vocale e strumentale diretta da Margherita Dalla Vecchia. Il concerto vuole essere un’occasione per ricordare i 100 anni dalla nascita di Papa Giovanni Paolo II che a Lorenzago ha trascorso alcuni periodi di vacanza.

Ma gli appuntamenti andranno avanti fino a fine agosto. Altri nove concerti che toccheranno tutti i luoghi più suggestivi della montagna cadorina. Sabato 11 luglio al Rifugio Cercenà suonerà l’Orchestra Giovanile di Belluno mentre il sabato successivo (18 luglio) al Rifugio Venezia sotto il Monte Pelmo, protagonisti saranno Iacampo e il fisarmonicista Sergio Marchesini. Sabato 25 luglio, nel Parco della Regina Margherita a Caralte di Perarolo, concerto dell’Orchestra Classic Ensemble La Sorgente diretta da Rudy De Rigo.

E ancora, sabato 1° agosto tra Costalta e Costalissoio, nei pressi della “Baita”, si esibirà il Quintetto Dolomiti Simphonia, diretto da Delio Cassetta e con Mattia Tonon solista al violino che saranno protagonisti del concerto clou della rassegna, dedicato al 250° della nascita di Beethoven, in programma sabato 8 agosto nei pressi del Rifugio Aquileia (a Selva di Cadore). 

La vigilia di Ferragosto (venerdì 14) toccherà al Rifugio San Marco, sopra San Vito, con il violloncellista Francesco Galligioni. Martedì 18, davanti alla chiesa di san Leonardo a Casamazzagno suonerà l’Orchestra Classica La Sorgente.

Ultimi due appuntamenti sabato 22 agosto (Quartetto d’archi Moody, a Casera Campobon in Val Visdende) e sabato 29 (ai piedi dell’Antelao e davanti al Pelmo con il Weet Bread Sax Quartet).

Tutti i concerti iniziano alle 11.

 

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