Tra Ben Harper, Joan Baez e Cyndi Lauper: Auronzo nel nuovo video di Pathway to Paris

“People have the power”. Impossibile leggerla senza canticchiarla. Se poi passano sotto le immagini di Auronzo e dei suoi laghi alpini, meglio ancora. È proprio così: il nuovo video realizzato da Pathway to Paris riprende anche un pezzo del paese delle Tre Cime. 

L’organizzazione dedicata a trasformare l’accordo di Parigi sul clima in realtà e a traghettare il pianeta verso l’era del 100% di energia rinnovabile ha lanciato ieri un nuovo videoclip. Passano le immagini di persone da tutto il mondo che cantano la canzone di Patti e Fred Sonic Smith. Sei continenti, 25 Paesi, 46 città… tutti a cantare “People have the power”. Ci sono Joan Baez, Ben Harper, la leggenda dello skateboard Tony Hawk, Stella McCartney, Michael Stipe, il cantante tibetano e membro del consiglio di amministrazione di Pathway to Paris Tenzin Choegyal, Bill McKibben, Dr. Vandana Shiva, Cyndi Lauper, Angélique Kidjo, Youssou N'Dour… E ancora Chris Stills, il capitano della Nazionale Italiana di Basket Gigi Datome, il cantante italiano Giovanni Caccamo, Lenny Kaye, Micah Nelson, Nikolai Fraiture (The Strokes), il cantante italiano Manuel Agnelli (Afterhours), Nick Zinner (Yeah Yeah Yeahs), la cantante islandese Olof Arnalds, la designer francese Agnes B., Pennie Opal Plant e Michael Horse, la cantante francese Zazie e Rain Phoenix. E c’è anche il sindaco di Auronzo Tatiana Pais Becher, dalla diga con alle spalle il lago di Santa Caterina e il paese delle Tre Cime. Un bel posto da cui lanciare un messaggio importante per il pianeta.

Non è la prima volta che Auronzo diventa centro del mondo per messaggi di questo genere. Pathway to Paris ha ospitato due festival virtuali durante l'attuale pandemia globale, offrendo una piattaforma simile a quella dei concerti fisici: l’evento organizzato in occasione di Earth Day aveva visto anche la partecipazione dell’amica Tatiana Pais Becher, che in mondovisione lanciò un messaggio dal lago Antorno di Misurina. Ora Jesse Paris Smith ha voluto che Auronzo fosse ancora una volta incluso in un evento di caratura globale.

 

Giurato d'eccezione per "Sospirolo tra leggende e misteri": c'è Antonia Arslan

Dalla “Masseria delle allodole” alla “Bellezza sia con te”. Un premio Selezione Campiello e Premio Stresa per il concorso letterario di Sospirolo. Gli scrittori in erba che tenteranno la gara di narrativa, avranno una giurata d’eccezione: Antonia Arslan. La scrittrice di fama internazionale è cittadina onoraria del Comune sospirolese e nelle prossime settimane leggerà attentamente tutti i racconti che arriveranno alla segreteria del premio letterario “Sospirolo tra leggende e misteri”. 

C’è tempo fino al 16 ottobre per inviare un testo. Il tema dell’undicesima edizione sono le arti e i mestieri del passato: gli scrittori dovranno far emergere nelle loro opere il rapporto che lega i "lavori dei nonni" con quelli del presente.

L’edizione 2020 non avrà limiti d’età. Il concorso è aperto a tutti, tanto che sono state create quattro sezioni distinte: quella riservata ai bambini, ai ragazzi, agli adulti e alle classi scolastiche, sia delle elementari sia delle medie. 

Per partecipare, basta inviare un testo inedito di massimo 8.000 battute (spazi inclusi) all’indirizzo mail (per maggiori informazioni è possibile consultare il bando in versione integrale su www.sospirolo.net e sulla pagina Facebook della Pro loco Monti del Sole).

 

Viaggio in Sardegna: rispetto, mascherine, senso del dovere

 

Dall’Alpago alla Sardegna: lo scrittore Antonio G. Bortoluzzi racconta la sua esperienza nell’isola dei 4 mori, sfatando tabù e luoghi comuni di una terra associata erroneamente alla movida e ai locali notturni.

 

Sono stato per una breve vacanza in Sardegna, proprio al tempo dell’allarme sull’isola. Avevo un voucher da utilizzare, ciò che restava di un volo annullato a giugno a causa della pandemia, e in famiglia abbiamo deciso di andare in Sardegna a fine agosto. Proprio la settimana che precedeva la partenza è scoppiato il caso Billionaire con le prime pagine fitte di immagini, video, commenti. In verità la nostra meta era a Sud di Cagliari, dalla parte opposta alla costa che ospita le famose discoteche esclusive: questo ci dava un po’ di serenità. Ma non abbastanza: quando qualcuno sceglie di andare in un posto a fare una cosa non proprio “necessaria” sente già l’eco delle frasi di parenti, amici e paesani: Te l’avevo detto. Ma chi te l’ha fatto fare? Io starei a casa. Cose così. Ma forse era tardi per disdire, o forse avevamo quel pizzico di fiducia nelle regole, e anche l’idea di vivere in un Paese – che tolto qualche squilibrato mediatico – è popolato di persone che sanno cosa fare per il proprio bene e quello degli altri. 

All’aeroporto Marco Polo di Venezia tutti avevano la mascherina e il personale di servizio passava tranquillo a controllare. C’era solo un ragazzone che la teneva appesa a un orecchio: aveva una grande borsa nera e seguiva una partita di basket sullo smartphone, forse era del nord Europa. Ma il controllore, sempre con buona creanza e gesti eloquenti, l’ha richiamato all’ordine per tre volte finché il giovane non si è arreso all’educazione. Poi svelti all’imbarco e tutti a bordo del pullman e quindi all’aereo. Si parte e nessuno si deve alzare dal proprio posto se prima non ha chiamato un’hostess che lo accompagni. Si atterra dopo poco più di un’ora a Cagliari e quindi treno, autobus, Villasimius, mare bello, spiagge poco affollate. La testimonianza è questa: in una settimana in Sardegna non abbiamo visto nessuno in un luogo chiuso, e nemmeno nei chioschi sulla spiaggia, senza mascherina.

Poi leggiamo che la Regione Veneto chiede, a chi ha soggiornato in Sardegna, di sottoporsi volontariamente al tampone. Pensiamo che sì, è una cosa da fare. Di ritorno, atterrati al Marco Polo, ci sono dei cartelli con delle frecce per chi rientra da Spagna, Grecia, Malta, Croazia e ci mettiamo in coda. Tutto è ben organizzato, siamo accolti con gentilezza e tutti i viaggiatori collaborano che siano bambini, giovani o anziani. E ci è piaciuto quel pezzo d’Italia che abbiamo visto a tarda ora ciondolare sulle sedie nelle aree d’attesa. In 45 minuti eravamo fuori con il risultato del tampone e siamo arrivati a casa con l’animo più leggero perché ci sono delle cose che funzionano, delle persone che fanno il proprio lavoro e cittadini che scelgono che tipo di persone vogliono essere. Mentre tornavamo a casa in auto ho sentito una vecchia canzone, “Viva l’Italia”, di Francesco De Gregori, credo del 1979 – certo non erano tempi da Covid19 – eppure a un certo punto ecco la profezia: “Viva l’Italia, metà dovere e metà fortuna”.

Credo siamo proprio questo Paese qui, sospeso tra il senso del dovere e il senso della fortuna. E penso ci sia bisogno di tanti cittadini che hanno un grande senso del dovere per far sì che i cittadini devoti alla fortuna possano essere, appunto, fortunati. 

 

La leggenda della pannocchia. E un tesoro prezioso sotto terra

 

Tempo di raccolto: a fine settembre i campi sono pronti!

E voi siete pronti per una nuova leggenda?

La protagonista è lei: la pannocchia!

Tanto tempo fa, un signore possedeva un campo molto rigoglioso e fertile.

Aveva due figli e diceva loro che quella era l'unica ricchezza che possedevano: per questo dovevano averne cura. Anche perché la cosa più preziosa si nascondeva nella terra.

Una cosa che non si vedeva con la luce del sole.

I giovani non comprendevano a pieno le parole del padre e speravano, un giorno, di trovare il tesoro nascosto sotto terra.

Così, quando morì il povero uomo, i figli cominciarono a scavare in tutto il campo, rivoltando le zolle.

Ma non trovarono nulla. 

Uno dei due figli, deluso, lasciò la vanga e se ne andò. L’altro non disse nulla, perché quel padre premuroso amava troppo i suoi ragazzi e non avrebbe mai raccontato loro una bugia.

Si appoggiò alla zappa piantata a terra e, per ore, scrutò il campo.

Era ormai l'imbrunire, quando notò alla fine del campo, nella parte che non era stata toccata, un’unica pianticella: era bella, le foglie dorate.

«Eccolo, il tesoro!», gridò. 

E la pianta ebbe un fremito.

Ondeggiava sinuosamente, come mossa da una leggera brezza. Lo stelo sottile quasi si chinò per il peso del frutto, proprio davanti al ragazzo.

L'accarezzò: era l'unica pianta rimasta in vita dopo il bramoso cercare dei due fratelli.

«Questo frutto - disse la pianta - sgranato, piantato e bagnato ti porterà abbondanza e ricchezza». E così fu: la pianticella di mais aveva ragione.

Le piantine crebbero e produssero magnifiche pannocchie, con i chicchi biondi e grandi come pietre preziose.

Questo frutto divenne l'oro per gli Inca. E, per le popolazioni a seguire, un bene prezioso.

 

“Se è vero che ci sei”: l’uomo contempla l’immenso grazie alla natura

 

“Se è vero che ci sei” non è solo uno dei più grandi successi di Biagio Antonacci. È qualcosa in più, come spiega la cantante Jessica Da Re. La playlist di “Musica in quota” si arricchisce…

 

Ci sono alcuni momenti in cui una canzone diventa espressione concreta del nostro dire, essere e fare. 

L'uomo, infinitamente piccolo, contempla l'immenso attraverso la natura. Davanti al movimento eterno del mare l'uomo ridimensiona il proprio potere e riscopre la propria solitudine.

Il mondo infinitamente grande è lo spazio dentro il quale l'uomo ama perdersi per esplorarlo.

Nella solitudine si cerca qualcuno con cui condividere la bellezza dell'universo. "Se è vero che ci sei, batti un colpo amore mio..."

In questo interrogativo la richiesta di una realtà superiore che va oltre la dimensione terrena. 

Se è vero che ci sei, fatti sentire... A volte si insinua il dubbio a farci credere che il mondo nel quale viviamo sia troppo grande per un semplice uomo. Aperti alla contemplazione del cielo e delle sue stelle, davanti al mistero l'uomo continua a cercare sperando di incontrare gli occhi di qualcuno che lo comprenda e lo ami. E questi occhi possono essere gli occhi compassionevoli di quel Dio che spesso perdiamo o ignoriamo. 

Una richiesta che diventa preghiera: "Sto cercandoti, sto inventandoti prima che cambi luna e che sia primavera”. 

Ti sto cercando e sono certo che se ti trovassi, con le tue gambe e i tuoi occhi riuscirei a girare il mondo e a comprenderlo. 

Se ti trovassi dentro di me, se avessi fede potrei comprendere meglio il mio passaggio lieve sulla Terra.

 

I 60 anni della biblioteca civica di Longarone: «Riferimento per la comunità»

 

Longarone celebra i 60 anni della biblioteca civica. Per questo, l’amministrazione comunale, in collaborazione con la biblioteca stessa, ha messo in piedi una serie di eventi e iniziative che coinvolgeranno l’intera comunità.

Il primo appuntamento è dedicato ai più piccoli e si terrà oggi, alle 14.30, al parco adiacente la scuola secondaria di secondo grado "Gonzaga". Il protagonista? Mario Acampa, conduttore di svariati programmi per ragazzi, tra cui "La banda dei FuoriClasse" su Rai Gulp. Sarà un divertente momento d'incontro per stimolare i più piccoli alla lettura, che coinciderà con l’avvio della ludoteca per i bambini dai 6 agli 11 anni. Prenotazioni al 0437.575819 o inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Alle 21, invece, il Centro culturale ospiterà lo spettacolo "Leggere è viaggiare. Un’esperienza tra parole, note e colori”. Sarà un percorso tra le pagine di alcune grandi opere (dalla poesia al teatro, dall’articolo giornalistico al racconto) lette dall'attrice e regista Anna Olivier, con l'accompagnamento dell’arpa di Ilaria Bergamin: musicista che collabora con l'Orchestra sinfonica nazionale Rai e l'Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari. Prenotazioni in Pro Loco (tel. 0437.770119, mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) Infine, spazio a un'esposizione di acquerelli dell'artista Luisella Salce. 

«Abbiamo voluto celebrare questo importante momento della storia del nostro Comune attraverso iniziative di sicuro interesse – afferma Anna Olivier, consigliera delegata alla cultura -. L'idea è quella di stimolare la curiosità delle persone, promuovendo la lettura a diversi livelli e creando un connubio con le diverse forme d’arte. Leggere è viaggiare, in luoghi fisici e dell'anima; leggere è formarsi e informarsi; leggere è divertimento e stimolo; leggere è vita vissuta, sognata o immaginata. La biblioteca da sempre è un punto di riferimento per la nostra comunità e ringrazio tutti coloro che in questi anni hanno contribuito a renderla luogo di aggregazione e di cultura attraverso le iniziative legate alla memoria del Vajont e a tante altre che hanno suggellato una crescita formativa per i nostri ragazzi e l’intera cittadinanza». 

 

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