Il sorriso di un bimbo, la radice di un albero. E l’eternità in musica

 

Oggi la cantante Jessica Da Re ci porta a contatto con L’eternità. Sempre e rigorosamente a suon di musica.

 

Tutto ci appare ogni giorno precario, fragile e passeggero. E questo è tanto vero, quanto più ci si riferisce alla vita sulla Terra. 

Nel tempo che travalica le generazioni, ci accorgiamo però che ogni gesto si ripete passando di uomo in uomo, di essere vivente in essere vivente e diventa così eterno.

Questa è la magia dell'agire spinti dall'emozione. Perché in fondo l'essere vivente vive la sua fragilità e trova la forza di superarla sempre. 

Eterno diventa il sorriso ingenuo di un bambino, eterna la radice di un albero che ha visto la storia, eterno il soffio di vento mentre si chiudono gli occhi. 

Eterno diventa tutto ciò che desideriamo ricordare, fermare nell’attimo esatto in cui le cose stesse accadono. Sapere che tutto cambierà e non tornerà ci permette di capire il valore delle cose e delle persone che possono diventare per noi eterne. 

Eterno è tutto ciò a cui si riesce a dare un senso per il solo desiderio di sopravvivenza emotiva.

 

Coltivazione e tradizione: i campi d’oro illuminano il Bellunese

 

L’estate colora le nostre valli e le nostre montagne di albe e tramonti mozzafiato.

Ma anche di cieli azzurri e panorami incantevoli. E porta con sé il colore dell’oro, tipico delle spighe di frumento e orzo, accarezzate dal vento. 

Un tempo quasi estinta, la coltivazione è ripresa ormai da anni in provincia: dal Comelico al Feltrino, fino all'Agordino.

L’orzo veniva coltivato già nel 1800 nei nostri territori. E la tradizione narra che la semina avvenisse tra aprile e maggio, mentre il raccolto a metà estate. O fine luglio, se la stagione era particolarmente calda e asciutta.

Cosa si utilizzava? Sesola o il faldin (falce) e mani avvezze al lavoro nei campi.

Dopo lo sfalcio, le piante venivano raccolte in fasci detti anche “manei” e lasciati sul campo per la prima essiccazione.

Poi venivano portati sui “pioi” di legno (i nostri balconi) ed esposti al sole, così da eliminare tutta l’umidità.

La trebbiatura o battitura, compito che oggi spetta alla macchina, un tempo avveniva solo a mano. E la decorticazione, esclusivamente a pietra.

Anche se le macchine come le trebbie hanno sostituito le tecniche manuali, nel Bellunese non mancano le rievocazioni di questi antichi mestieri.

Ma sopratutto, nei nostri campi, è tornato a splendere e ondeggiare l’oro, che nella tradizione è simbolo di vita e prosperità. 

Alla prossima curiosità!

 

Fase tre dei Pensieri in quota - Il super potere della normalità

 

Si apre la Fase Tre. E tornano i “Pensieri in quota” di Antonio G. Bortoluzzi.

Scrittore, premio Gambrinus-Mazzotti della montagna, finalista Premio Calvino; il suo ultimo romanzo “Come si fanno le cose” è pubblicato da Marsilio  

 

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”. Quante volte abbiamo sentito e magari citato, anche alla buona, questo brano tratto dall’opera teatrale “Vita di Galileo” di Bertolt Brecht? Nella scena lo scienziato - che sarà poi processato dall’Inquisizione e condotto all’abiura per evitare di essere torturato e condannato a morte - risponde all’allievo che si lamenta che “Non ci sono più eroi”. Di solito si interpreta così: quando la libertà è soppressa, quando c’è il collasso civile, quando decade la civiltà abbiamo bisogno di eroi per salvare in extremis la situazione, e Galileo auspica che non si arrivi mai a questa necessità.

Ora, nella nostra società di massa, che rappresenta spesso come eroi i colorati supereroi dei fumetti, forse serve semplicemente un cittadino che abbia ben chiaro il proprio valore, il proprio dovere, quel fare quotidiano che al posto dei superpoteri (leggere nel pensiero, volare, alzare un carro armato con una mano, diventare invisibile) metta in campo il super potere della normalità, che è fatto di tenacia, moderazione, attenzione, così da riprendere la dinamicità della vita negli spazi del quotidiano, un po’ al giorno, per tutti i giorni sia nel lavoro che nel tempo libero.

 

Settantasei anni dall'eccidio: San Felice pagina triste di storia locale

Doveva essere un’azione rapida: vado colpisco e torno. È passata alla storia come uno degli episodi principali (e tragici) nella lotta partigiana della provincia di Belluno. Gli anni sono quelli difficili dell’invasione nazista e della Resistenza. Il 1944 per l’esattezza. La notte tra il 14 e il 15 luglio. Il luogo è famoso: San Felice. Anche se di felice c’è stato ben poco.

I partigiani del battaglione “Trentin”, di stanza tra Limana e Trichiana, avevano pianificato tutto: bisognava attraversare il Piave e cercare armi al poligono di tiro, nei pressi di Belluno. Per evitare i tedeschi, era necessario passare per zone meno controllate, e aggirare probabili blocchi posti sul fiume. La scelta ricadde su San Felice, tra Trichiana e Sedico.

L’azione era segreta e venne disposta all’ultimo momento, proprio per evitare soffiate di qualche spia. L’ha raccontato qualche anno fa anche Giacomo Coppe (detto “Bocia”), in un’intervista allo storico Ferruccio Vendramini. Coppe è stato uno dei cinque superstiti di quella notte. Tutti gli altri morirono falcidiati dalle mitragliatrici tedesche. Possibile? Sì. A quanto pare, i soldati nazisti sapevano. Alla faccia della segretezza dell’operazione. 

I quindici partigiani confidavano nel buio e cominciarono ad attraversare il ponte. Inizialmente pensavano di guadare il Piave, per essere più al sicuro. Ma quei giorni era piovuto molto e il fiume era grosso. La perlustrazione di un gruppetto d’avanguardia non rilevò nessun pericolo e cominciò il passaggio. Poco prima di giungere dall’altra parte, però, i partigiani furono presi di sorpresa da una raffica alle spalle. Coppe riuscì a salvarsi perché si gettò in una buca e finì in un letamaio, dove attese l’alba con il cuore in gola. Gli altri morirono. Erano ragazzi, o poco più:  Alfonso Bogo “Kaiser”, Ermenegildo Bogo “Brusa”, Ernesto Bortot “Stanlio”, Enrico Dal Farra “Krich”, Giovanni Dal Farra “Febo”, Graziano Dal Farra “Susto”, Samuele De Salvador “Gigi”, Vittorino Fenti “Cagnara”, Aldo Praloran “Nike”, Vittorio Tormen “Gim” e Sebastiano Reolon “Baracca”. I loro nomi sono scolpiti sulla lapide che si trova ancora oggi sulla sponda di Sedico. E saranno ricordati domenica (12 luglio) nella commemorazione annuale organizzata da Isbrec e Comuni di Borgo Valbelluna e Sedico.

 

Teatro, musica, incontri: Castion riaccende il motore della cultura

All’aperto coperto. Castion ricomincia così. Con l’arte, con il teatro. E tanti saluti al coronavirus, che per mesi ha tenuto sotto scacco la cultura e lo spettacolo. C’è già un calendario di eventi e appuntamenti. E in questi giorni sta prendendo forma il contenitore: il capannone della sagra, reinventato per l’occasione, per diventare luogo di aggregazione (ovviamente distanziata) e di ripartenza. Il nome, del resto, è tutto un programma: “RestArt a Castion”.

È la proposta della Pro loco Pieve Castionese per l’estate. Una quindicina di eventi che spaziano dal teatro alla musica, dalle conferenze culturali alla tombola. «Riaccendiamo la cultura e lo spettacolo - fanno sapere dalla Pro loco -. Il tutto all’aperto, ma coperto, sotto un tendone carico di energia, esattamente dove si svolge di solito la sagra Campanot (di fianco al campo sportivo, ndr)».

Il programma è già pronto: quattordici eventi in calendario per tutto luglio e l’inizio di agosto. Si comincia martedì 14 con il teatro per bambini e lo spettacolo dei Fratelli Al (alle 21). Il giorno dopo, incontro con Moreno Pesce, il super-atleta a cui nel 1997 è stata amputata una gamba e continua a partecipare ai vertical più difficili del pianeta. Venerdì 17 invece spazio alla musica con Les Magots e sabato 18 spettacolo teatrale “Rodari dai balconi”.

Il cartellone prevede anche una conferenza dello sportivo William Da Roit, la tombola di Carnevale (recuperata post Covid), il tenore Domenico Menini e una lunga serie di teatro e musica, fino al 4 agosto.

 

Grande cinema all'aperto: quattro giovedì, altrettanti film

Giovedì gnocchi? No, giovedì cinema. All’aperto. Senza problemi di distanziamento sociale. Con alcune pellicole per tutta la famiglia. È la proposta culturale del Comune di Santa Giustina.

Quattro giovedì, altrettanti film. Con maxischermo posizionato nel piazzale degli impianti sportivi (in via Pulliere). Si comincia già dopodomani (9 luglio) con “Il GGG - Grande Gigante Gentile”, tratto da un racconto Roal Dhal; la pellicola racconta la storia di Sophie, una ragazzina di dieci anni, che viene rapita dal grande gigante gentile e diventa sua amica.

Il giovedì successivo, ecco una commedia dal riso amaro, “Perfetti sconosciuti”: una cena tra amici e i segreti nascosti nella sim del cellulare. Il 23 luglio toccherà a “Saving Mr. Banks”, la vera storia di come Walt Disney convinse l’autrice P.L. Travers a cedere i diritti per la realizzazione di un film tratto dal suo celebre romanzo “Mary Poppins”. Infine, giovedì 30, “Mamma o papà?”, una commedia che tratta in maniera scherzosa il tema del diverso e dell’affidamento dei figli.

Per tutte le serate, buio in sala alle 21. Il pubblico dovrà presentarsi a partire dalle 20.30 per il rispetto delle disposizioni Covid. Ingresso libero e gratuito (in caso di maltempo, le proiezioni saranno all’asciutto, all’interno della tensostruttura).

 

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