Mototerapia e palla ovale: Pian Longhi è la casa dei grandi eventi

 

Solidarietà e sport, amicizia e relax, inclusione e sorrisi. C’è un filo a tenere uniti questi aspetti: un filo che si svilupperà per due giornate. E avrà un unico teatro: la nuova struttura “Pian Longhi - Sport, Food & Wellness”. 

Si comincia giovedì 17 con la mototerapia: a questo proposito, Matteo Botteon e il Team Daboot raggiungeranno il Colle per far provare l’ebbrezza di un giro in moto ad alcune persone con disabilità. «La sensazione del vento in faccia è impagabile - ha commentato Botteon, durante la presentazione -. E lo è per tutti, nessuno escluso. Anche per chi convive con delle problematiche. Lo ha riconosciuto pure un ospedale di Londra: la moto è terapia».

All’appuntamento ci saranno anche diversi bambini: «Perché è necessario abbattere i pregiudizi fin da piccoli. In fondo, siamo tutti uguali». Il ritrovo è alle ore 10 e, dopo una pausa pranzo fissata a mezzogiorno, si proseguirà pure nel pomeriggio, fino alle 16. 

E il giorno dopo? Spazio ai professionisti della palla ovale. E in particolare al Benetton Rugby (ore 13): «Questo è un posto magnifico - ha affermato il pilone Tiziano Pasquali - e così abbiamo deciso di trascorrere proprio qui una giornata di serenità e relax. Ci sarà l’intera squadra, oltre allo staff tecnico e sanitario. E non mancheranno nemmeno le nostre famiglie. Per quanto ci riguarda, l’appuntamento sarà una sorta di anello di congiunzione tra la passata stagione, andata in archivio tra mille difficoltà, e quella nuova». Pasquali è incantato da Pian Longhi: «E poi c’è una griglia di 20 metri - ha sorriso -; me ne sono subito innamorato». 

Insomma, due grandi eventi capaci di abbracciare vari interessi e diverse sensibilità, sempre nell’ottica di valorizzare e promuovere il territorio. Secondo il desiderio - anzi, la missione - di Enrico De Bona, gestore della struttura: «Grazie a questi spazi, tra sport e natura, possiamo offrire molti spunti e di vario genere».

Dalla mototerapia ai campioni del rugby: più che una struttura, Pian Longhi vuole essere una casa. Aperta a tutti. 

 

Nevegal, la verità di Alpe: «Se la seggiovia è chiusa la colpa non è nostra»

«Non siamo noi i cattivi. Se la seggiovia del Nevegal non ha aperto ad agosto, la colpa non è dell’Alpe».

Maurizio Curti e Piero Casagrande, presidente del Cda e direttore della società proprietaria degli impianti del Colle, non intendono essere i capri espiatori della vicenda che ha animato l’estate bellunese. E raccontano la loro verità sul perché i motori della seggiovia, quest’estate, non si accenderanno.

«Pretendiamo rispetto – tuonano – per una società che per otto anni ha mantenuto aperti gli impianti, nonostante le difficoltà». Alpe del Nevegal è stata accusata dal sindaco Massaro, in consiglio comunale, di non aver mai consegnato la documentazione richiesta da Bellunum, che avrebbe dovuto affittare la seggiovia per il periodo estivo. «È vero – specifica Curti – ma manca un tassello importante. Vista la mole di documenti richiesti (un elenco di oltre 40 punti, tra cui molti dati sensibili), come prevede il Codice della privacy abbiamo richiesto la firma su un patto di segretezza. Firma mai arrivata. Invece abbiamo letto sulla stampa, il 1° agosto, la lista delle cose che a nostra volta avevamo richiesto a Bellunum, a garanzia della possibilità economica dell’operazione. Evidentemente qualcuno alla stampa deve averli passati: un comportamento scorretto, che ci dà ragione nell’aver preteso discrezione». Curti sgombra il campo anche da possibili equivoci sulle intenzioni: «Fin dal primo incontro con Palazzo Rosso e Bellunum (il 3 luglio) abbiamo detto che non c’erano i tempi tecnici per aprire ad agosto. E poi dal punto di vista economico l’operazione, tanto più con le limitazioni causate da covid, non stava in piedi».

Le perplessità dell’Alpe si allungano però sino al prossimo inverno. «Noi, come ampiamente anticipato – spiega Casagrande – liquideremo la società a metà settembre. E per essere pronti per Natale, le manutenzioni sugli impianti devono essere fatte già da ottobre. Quindi se il Comune intende comprare gli impianti deve sbrigarsi, il tempo è poco. Da parte nostra garantiamo massima collaborazione. Abbiamo consegnato già a metà luglio tutta la documentazione richiesta da Paragon (l’advisor individuato da Palazzo Rosso, ndr) per lo studio di fattibilità economica dell’operazione».

 

Mountain bike park: il Nevegal diventa un “laboratorio” di sicurezza

 

Un manichino a cavallo di una bici, lanciato da una “fionda”. E un rider che salta un trampolino.

Eccoli qui, gli insoliti protagonisti dell’ultima e scenografica sessione di prove in Nevegal. Quali prove? Quelle del progetto “Goodride (ITAT 2033) - Nuovi concetti di sicurezza nei mountain bike park: un volano per il turismo sportivo sostenibile”, finanziato dal Programma Interreg V-A Italia Austria. 

Il team (composto dai ricercatori dell’Università di Salisburgo e dai partner di Dolomiticert e dell’Università di Padova) più volte è approdato sul Colle bellunese per portare avanti le ricerche. E completerà le rilevazioni tra sabato e domenica mattina, grazie al sostegno dello staff di Dolomiti Bike Company che ha provveduto allo sfalcio dell’erba e alla sistemazione della pista.

Il sodalizio transfrontaliero è nato in considerazione del numero crescente di inverni poco innevati. E della conseguente virata verso il turismo estivo con le sue attività. In quest’ottica sono cresciuti i Mountain Bike Park, che permettono l’utilizzo delle infrastrutture invernali durante la bella stagione. Tuttavia, essendo sorti in maniera indipendente nei vari comprensori sciistici, presentano tipologie costruttive e norme di sicurezza differenti.

E proprio qui nasce Goodride: le principali attività del progetto riguardano la raccolta dati e informazioni relative alle forze agenti sui rider, oltre alle protezioni necessarie. Obiettivo finale? Creare una linea guida per aumentare la sicurezza, ridurre gli infortuni e ottimizzare la sostenibilità.

 

Giovane tedesca cade in bici sotto gli occhi del padre: mano schiacciata

 

Paura per una giovane tedesca. 

Verso le 11.15 di ieri, il Soccorso alpino di Longarone è intervenuto in Nevegal, località Maraschiata, in seguito alla segnalazione di alcuni ciclisti di passaggio, per un incidente avvenuto con una bici a pedalata assistita. 

Insieme al padre, una ragazza stava percorrendo in mountain bike una strada sterrata in mezzo al bosco, quando è caduta. E una mano è rimasta schiacciata sotto la bicicletta, causandole la probabile frattura delle dita. 

Una squadra ha così raggiunto in fuoristrada la giovane, le ha prestato le prime cure e, dopo aver caricato a bordo lei e il papà, l’ha accompagnata all'ospedale di Belluno.

 

Scendono in campo i volontari: il Colle si rifà il look

Manutenzioni, capitolo secondo. Il Nevegal si rifà il look, grazie ai volontari. Oggi (sabato 25 luglio) decespugliatori, motoseghe e buona volontà saranno di nuovo protagonisti sul Colle, per la seconda giornata ecologica. L’obiettivo è quello di togliere un po’ di erbacce e rendere la località “presentabile” per le centinaia di escursionisti che ogni fine settimana frequentano sentieri e rifugi. In pratica, quello che non è stato fatto qualche settimana fa sarà fatto oggi.

I volontari si ritroveranno in Piazzale, dove verranno formate le squadre. Poi le tute fluo, ma non solo, si porteranno sui sentieri più frequentati in modo tale da renderli il più possibile agevoli, anche per il piede dell’escursionista meno esperto. Alla giornata di lavoro saranno presenti sia le associazioni di volontariato sia quelle che hanno come scopo principale la valorizzazione del Colle. Ma anche semplici cittadini di buona volontà potranno raccogliere la chiamata alle armi e partecipare all’iniziativa; basterà presentarsi in Piazzale, armati di decespugliatore di proprietà: alla miscela e al filo ci penserà il Comune.    

 

Decori vintage riemergono dall'incuria: il Nevegal si fa bello con i volontari

Piccoli segnali di rinascita. Il Nevegal non sa ancora di che morte morire. Ma non molla. E da qualche giorno ha riscoperto alcune “chicche” del passato. 

La strada che dal Piazzale sale alla Faverghera era un un gioiellino negli anni Settanta, quando venne realizzata. C’era un marciapiede che accompagnava le pendenze e saliva lungo i tornanti, con un muretto a sassi decorato in vari punti. Negli anni erbacce, piante e incuria hanno coperto tutto. Grazie a un nutrito gruppo di volontari, però, le bellezze vintage di quei decori stanno tornando alla luce.

 

A fine giugno è ricomparsa la scritta “Alpe del Nevegal”, un centinaio di metri sopra il piazzale, dopo la prima curva. Blocchetti di marmo bianco incastonati dentro il muretto in cemento, fino a realizzare le tre parole a caratteri cubitali. Nei giorni scorsi, sotto muschio ed erbacce, sono stati riscoperti un abete stilizzato e un cuore, realizzati con la stessa tecnica dei blocchetti bianchi. E anche la scritta Cisa (Consorzio Italiano Strade e Ambiente) che mezzo secolo fa realizzò la strada della Faverghera.

 

L’intenzione dei solerti volontari è quella di recuperare anche il marciapiede. Che c’è, anche se non si vede. Ci vorrà un bel po’ di lavoro, ma la forza di volontà supera tutto. Anche l’annuncio di una morte certa per il Colle.

 

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