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  • Vie e piazze al femminile contro la violenza di genere: è il progetto di "Non una di meno"
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Più di metà dei Comuni non ha spazi pubblici al femminile. Solo in sette municipi vie e piazze intitolate a donne rappresentano un quinto dello stradario. In tutti gli altri, solo apparizioni sporadiche. È la situazione bellunese, ma condivisa con migliaia di altre realtà italiane. «Un’ingiustizia» che il movimento “Non una di meno” intende sradicare. Non a parole, ma nei fatti. Le attiviste hanno scritto a tutti i sindaci e hanno cominciato a incontrare le amministrazioni comunali. Con una richiesta: dare spazio alle donne. 

Il progetto si chiama “Una donna - una via” e prende le mosse dagli stradari bellunesi. L’obiettivo è intitolare strade, piazze, piazzali e rioni a figure femminili. 

«Il tema è quello della violenza sulle donne. Ci viene spontaneo pensare a maltrattamenti e a violenze fisiche - premettono Chiara Sacchet e Margherita De Marchi, tra le ideatrici del progetto -. Ma non c’è nulla di più violento dell’invisibilità a cui noi donne siamo state condannate nei secoli. Siamo state cancellate dalla storia e questo ha delle ricadute pratiche, perché non esistere sui libri equivale a non esistere sugli stradari». 

Il dato è incontrovertibile. E trova conferme nel Bellunese e nelle ricerche puntuali effettuate da “Non una di meno”. «Il 51% dei Comuni bellunesi non ha alcuno spazio pubblico intitolato a donne e solo sette Comuni hanno un indice di femminizzazione degli spazi superiore al 20% - sottolinea la dottoressa De Marchi -. La toponomastica ripropone la discriminazione femminile nella dimensione locale. Quando abbiamo portato questi dati ai primi sindaci che abbiamo incontrato, sono rimasti stupiti. E hanno manifestato interesse per il nostro progetto».

Il passo successivo dovrà essere quello di intitolare effettivamente spazi pubblici. Vie, strade, piazze, ma anche edifici, con nomi di donne illustri, figure di riferimento. Il movimento sta predisponendo una lista, «che è in costruzione, con partigiane, deportate, balie, oltre alle donne della scienza e della cultura». Ma chiede ai sindaci di fare proposte e di allargare la discussione ai cittadini, alle associazioni, alle scuole. 

«Vogliamo che questo progetto serva a cambiare la cultura, per questo quando andiamo dai sindaci battiamo molto sulla richiesta che coinvolgano la popolazione - continuano Sacchet e De Marchi -. È importante che ci sia un percorso sulla scelta del nome della donna a cui dedicare lo spazio, coinvolgendo soprattutto le scuole. Ci siamo chieste se leggere nomi di donne sulle strade e sulle vie avrebbe potuto cambiare la nostra capacità di introspezione. E ci siamo dette che i messaggi più importanti ai bambini arrivano in maniera subliminale, fanno parte del quotidiano. Per questo pensiamo possa essere un progetto importante, non solo simbolico». 

Alcuni Comuni hanno già manifestato piena adesione. Ponte nelle Alpi, ad esempio, sede del centro antiviolenza, è già orientato anche sull’intitolazione. Specifica: proprio alle donne vittima di violenza. 

 

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