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  • Passeggiare si può... in Germania. «C'è la fila dal meccanico delle biciclette»
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Altro che supermercati: i tedeschi affollano i negozi di biciclette. Del resto, pedalare si può. Nonostante il lockdown. E la primavera, si sa, fa sbocciare i ciclisti.

Anche in Germania la popolazione è alle prese con il Covid-19, ma la gente rispetta le regole in maniera teutonica. Quindi, no agli assembramenti, ma sì alle passeggiate. Anche in coppia. E sì anche alla bicicletta.

«La gente tende a rimanere in casa perché ha compreso la gravità della situazione. Non ci sono divieti particolari: non servono» racconta Marina Bianchini, bellunese che da anni lavora e vive a Bad Marienberg, Land della Renania-Palatino. In effetti, i distanziamenti sociali sono d’obbligo, ma non c’è nulla che vieti i brevi spostamenti a piedi (niente di lontanamente vicino agli italici 200 metri da casa) e i giri in bici. «L’unica attività commerciale che ha la fila fuori è proprio il meccanico delle biciclette» dice Marina Bianchini. «È severamente vietato formare qualsiasi tipo di assembramento, come in Italia, ma la gente gira in bici perché si può. Rispetta le regole, perché è tedesca». E non mancano i controlli. Anzi. «Sono continui. Le forze dell’ordine monitorano la situazione in modo che non ci siano assembramenti e fanno rispettare, il più possibile, le distanze di sicurezza». 

Il sistema, insomma, non è molto diverso da quello adottato in Italia. La differenza, però, c’è. E non è di quelle sottili. «Cambia la forma mentis delle persone. Qui le regole vengono rispettate» continua Bianchini. Forse è per questo che i tedeschi possono spostarsi in bicicletta e gli italiani no.

Il coronavirus invece è proprio lo stesso. E come in Italia, ha stravolto la vita di tutti. «Neanche qui in Germania siamo molto tranquilli - continua Marina -. Ma i canali ufficiali continuano a diffondere notizie rassicuranti, che non vanno ad aumentare la paura. Manca molto, però, la tranquillità che c’era prima dell’emergenza sanitaria; la routine è cambiata radicalmente. I negozi si sono adeguati con la consegna a domicilio e i bar possono fare solo servizio d’asporto. È venuto a mancare completamente il rapporto umano che si crea con i commessi e i camerieri. Manca scambiare due battute da una parte all’altra della strada, specialmente in un paese piccolo come Bad Marienberg, dove vivo io. La chiusura non è stata facile, ma le direttive che ci sono state date sono chiare. Difatti non si sono viste code fuori da supermercati e non c’è nessuno che vada a fare la spesa tutti i giorni. Nonostante sia consentito, tutti limitano gli spostamenti perché hanno capito la gravità della situazione». 

La differenza più evidente fra Italia e Germania è la gestione personale dei social. «I miei amici virtuali che hanno base in Italia spesso pubblicano dei post che vanno a fomentare l’odio, oppure creano delle polemiche sterili, che non portano a nessun risultato – continua Bianchini –. Quelli tedeschi, invece, hanno un atteggiamento diverso; le polemiche, se ci sono, sono costruttive e, a volte, i vicini di casa, che di colpo si sono trovati lontani, riescono a interagire e darsi conforto fra di loro».

(si ringrazia Giovanni Bianchini per aver raccolto la testimonianza dalla Germania)

 

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