Didattica in presenza graduale: Provincia e Dolomitibus studiano gli scenari

Scuola di nuovo in presenza? Impossibile dire con precisione cosa succederà a gennaio. Ma intanto Dolomitibus e Provincia si preparano. E individuano uno scenario probabile con didattica a distanza al 50% e trasporto pubblico con capienza dimezzata dei pullman. 

L’ipotesi su cui sta lavorando l’azienda di trasporti è emersa durante il tavolo tematico, riunito ieri mattina (martedì 24 novembre) per fare il punto della situazione. «L’obiettivo è quello di predisporre alcuni quadri ipotetici, per farci trovare pronti già nelle prossime settimane e attivare i servizi che saranno richiesti dalle nuove disposizioni dopo il 3 dicembre - sottolinea il presidente della Provincia, Roberto Padrin -. Purtroppo lavoriamo in un contesto in cui cambiano continuamente le regole. Proprio per questo servirà la collaborazione di tutti per tenere in equilibrio sia il sistema tpl, fortemente provato dal primo lockdown e dalle misure scaturite dall’ultimo Dpcm, sia il mondo della scuola e le sue esigenze».

Il tavolo è partito dall’analisi della situazione attuale, che vede una sostanziale tenuta del sistema abbonamenti per quanto riguarda gli studenti (-13% a ottobre rispetto al 2019), mentre registra un calo più pesante per i lavoratori (-32%). L’introduzione della didattica a distanza al 100% per le scuole superiori con l’ultimo Dpcm ha fatto crollare i flussi di utenza, con diminuzioni variabili sulle diverse linee, anche dell’80% e oltre. I monitoraggi effettuati da Dolomitibus rilevano un passaggio dal 50% al 4% di passeggeri tra ottobre e novembre in Valbelluna-Destra Piave; dal 55% all’8% in Valbelluna-Sinistra Piave. La zona del Feltrino è passata dal 55% al 9% di utenza, l’Agordino mediamente dal 53% all’8%, mentre i flussi del Cadore sono calati dal 43% al 15%.

«Numeri preoccupanti - ha detto l’amministratore delegato di Dolomitibus, Natalia Ranza -. Ma stiamo già lavorando per tenere in equilibrio servizio ed esigenze dell’utenza, soprattutto quella scolastica che al momento è quasi azzerata per effetto della didattica a distanza alle scuole superiori. Abbiamo delineato un’ipotesi, in linea con quanto dovrebbe emergere dal tavolo regionale, vale a dire un protocollo per il rientro graduale a scuola dopo le vacanze di Natale. Prevediamo un mix tra il 50% di didattica a distanza a partire da gennaio e il 50% in presenza, combinato con una capienza massima dei pullman al 50%. In questo scenario ipotetico, con un incremento del 10% dei servizi, riusciremmo a garantire tutte le linee di trasporto». 

Il tavolo verrà riaggiornato prima di Natale. «Nel frattempo la Provincia seguirà con particolare attenzione le novità che emergeranno dal tavolo regionale - spiega il presidente Padrin -. Per agevolare il quadro di ripartenza, stiamo definendo un contributo consistente a favore di Dolomitibus, grazie ai fondi statali che ci arriveranno in compensazione delle minori entrate causa Covid».

 

Nuovi positivi: +197 nelle ultime 24 ore. E i ricoveri sfiorano quota 200

 

Sono quasi 200 i nuovi casi positivi al Covid, nelle ultime 24 ore. 

Più precisamente, 197. E sempre in relazione all’ultima giornata, sono decedute due persone. Entrambe al di sotto degli 80 anni: una donna 74enne, ricoverata in Pneumologia a Feltre. E una 79enne, in Geriatria a Belluno. 

Nel frattempo, sono stati attivati 10 posti letto per pazienti covid positivi alla Medicina di Agordo.

Infine, ammontano a 197 i ricoverati che hanno contratto il virus e si trovano nelle strutture ospedaliere della provincia: 15 lottano in terapia intensiva. 

 

Forze fresche per i carabinieri: trenta nuovi militari in provincia

L’Arma si rafforza: buone notizie per la sicurezza del Bellunese. Da ieri hanno preso servizio in provincia 30 militari, 6 marescialli (di cui 3 donne) e 24 carabinieri. Un innesto importante che consentirà all’Arma di intensificare ulteriormente i servizi di prevenzione sul territorio e offrire un aiuto maggiore al cittadino in questo difficile periodo sanitario. 

Le forze fresche sono state dislocate in maniera omogenea nelle tre diverse aree geografiche: nel Feltrino, nella zona Belluno-Agordo e tra Cortina e il Cadore. I marescialli affronteranno questa nuova esperienza nell’ambito dell’iter formativo di 3 anni svolto alla scuola marescialli di Firenze, mentre i carabinieri hanno concluso nei giorni scorsi il periodo addestrativo di 11 mesi nelle varie scuole di formazione dislocate in tutta Italia e dopo un breve periodo di licenza sono pronti adimpiegare le loro energie sul territorio bellunese. 

Ieri mattina i 30 militari sono stati ricevuti dal comandante provinciale, il tenente colonnello Francesco Rastelli; saluti di rito e già prime indicazioni di carattere logistico-operativo. Dopodiché, hanno raggiunto i singoli reparti per iniziare la loro nuova "avventura lavorativa" sotto la guida attenta dei comandanti di compagnia. 

 

Violenza contro le donne: diminuiscono i reati, cresce la prevenzione

Più maltrattamenti, meno stalking. E non è solo colpa del lockdown. È un bilancio a due facce, quello presentato dalla Questura di Belluno, relativo al fenomeno della violenza di genere. I reati non crescono, e questa è tutto sommato una buona notizia. Ma attenzione, il 2020 è un anno particolare anche per questo. Il lockdown primaverile ha obbligato molti nuclei familiari ad una convivenza forzata. E soprattutto, ha reso difficile per molte donne allontanarsi dall’occhio del marito per poter magari chiamare le forze dell’ordine o un telefono amico. «Non sappiamo se questa sia l’unica causa, ma sicuramente c’entra – spiega Jacopo Ballarin, dirigente della Squadra mobile – nel fatto che ad aprile ci siano giunte solamente due segnalazioni di maltrattamenti».

Per il resto, i dati sono tutto sommato in linea con quelli dello scorso anno. Nel 2020 sono stati finora 66 i fascicoli aperti per reati relativi alla violenza di genere. A farla da padrone, maltrattamenti in famiglia, stalking e violenze sessuali. La sommatoria è praticamente in pareggio. Il 2020 porta con sé 34 denunce per maltrattamenti, erano state 29 nel 2019. Dimezzate invece le denunce per stalking: dalle 14 del 2019 si passa alle 7 di quest’anno. Stabili le violenze sessuali: erano 6 nel 2019, nel 2020 sono 7. Ma c’è stato anche un caso di revenge porn, uno di adescamento di minore e uno di corruzione di minore.

Ma se complessivamente calano lievemente i reati, aumenta l’opera di prevenzione. Merito anche delle modifiche legislative, che hanno introdotto due nuove misure: l’ammonimento e la sorveglianza speciale.

Misure che, soprattutto nel caso dell’ammonimento, come spiega il dirigente della sezione anticrimine della Questura, Marco Dell’Arte, guardano non a ciò che è accaduto ma al futuro. Una sorta di “cartellino giallo”, che in caso di reiterazione del reato porta alla denuncia d’ufficio, senza più l’obbligo della querela di parte. Nel 2020 sono stati 12 gli ammonimenti emessi dal questore Lilia Fredella: 7 per atti persecutori e 5 per violenza domestica. In un caso la misura si è poi trasformata in denuncia.

Quattro invece le proposte di sorveglianza speciale inviate al giudice per le misure di prevenzione, delle quali 2 sono già state accolte.

In questi giorni nei mercati della provincia sta girando il camper attrezzato della Polizia, nell’ambito del progetto “Questo non è amore”. «Per tutto il mese di novembre siamo stati presenti in nove mercati della provincia – spiega l’assistente capo Virna Triches – per cercare di aiutare le donne che hanno bisogno di esprimere anche solo il loro disagio». Sono decine le storie e le segnalazioni raccolte. «A volte esperienze vissute in prima persona, molte volte racconti di ciò che succede alle amiche o alle conoscenti. Per noi sono segnalazioni preziose, che ci permettono di conoscere il problema e di far emergere tutto il sommerso».

Funziona anche la rete con gli altri enti pubblici: «Ci arrivano segnalazioni da ospedale, servizi sociali e medici di base – commenta Jacopo Ballarin, capo della Squadra mobile – devo dire che la collaborazione è proficua».

 

Il Covid rende poveri: persi 2.840 euro per abitante nel Bellunese

Tasche leggere, portafogli vuoti. A causa del Covid, quest’anno ogni italiano perderà mediamente quasi 2.500 euro. I bellunesi qualche decina di euro in più. Lo dice l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, che ha provato a stimare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale. L’incrocio di dati Istat e Prometeia parla chiaro: il Pil torna indietro di almeno una decina d’anni, ma per alcune aree dello Stivale addirittura a 30 anni fa. E non basta: la Cgia tiene a precisare che i dati emersi in questa elaborazione sono sicuramente sottostimati; aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ultimi Dpcm. 

IL DETTAGLIO

A livello nazionale, quindi, ogni italiano ha perso mediamente 2.500 euro (2.484 per l’esattezza). Il dato deriva dal valore aggiunto pro capite del 2020, vale a dire 23.238 euro, meno lo stesso dato del 2019 (25.722 euro). Un -9,7% che peserà, ma intanto varia da regione a regione. In Lombardia, ad esempio, è di ben 3.613 euro in meno, in Veneto di 2.982 euro (sempre con il segno meno davanti).

Quanto al Pil, nel 2019 in Veneto era di 160 miliardi di euro; un anno dopo, nel pieno della pandemia, non va oltre i 144 miliardi. Un -10% che secondo la Cgia significa 21 anni persi (per trovare lo stesso valore, infatti, bisogna andare al 1999).

BELLUNO

Il dato regionale fa male? Quello provinciale ancora di più. Perché Belluno è la 24. provincia d’Italia per caduta del valore aggiunto. Perde 2.840 euro per abitante (-9,6% dal 2019 al 2020). Comprensibili quindi le preoccupazioni di industriali, artigiani e partite Iva. Poi è vero che succede così in tutta Italia e c’è anche chi se la passa peggio: Trento e Bolzano, per citare due casi vicini, perdono rispettivamente 3.259 e 4.058 euro pro capite. A Padova il calo è di 3.275 euro. E Treviso sfiora i 3mila euro. Mal comune mezzo gaudio? Stavolta non basta.

 

Rete stradale in provincia: via libera al piano da 1,1 milioni di euro

 

Manutenzione straordinaria della rete stradale provinciale storica: ecco il piano 2021. 

Un piano da 9 interventi per un investimento complessivo di 1,1 milioni di euro (nella programmazione provinciale è prevista una spesa di 3,3 milioni spalmata su tre annualità). La Provincia lo trasmetterà a Veneto Strade, gestore della viabilità provinciale, per avviare l’esecuzione dei lavori già nei primi mesi del prossimo anno.

«Il piano 2021 prende in considerazione alcune criticità da sanare e guarda con particolare attenzione alle zone montane - spiega il consigliere provinciale delegato alle infrastrutture, Fabio Luchetta -. Nella lista del piano spicca l’intervento di Corde Mole, a Gosaldo. Un problema che si era palesato subito dopo la tempesta Vaia e che andremo a risolvere con un investimento di quasi 500mila euro, a beneficio della comunità gosaldina e di tutti coloro che percorrono la Provinciale 3 della Valle Imperina, strada su cui siamo intervenuti anche di recente, nel tratto tra Agordo e Rivamonte».

Altri interventi importanti riguarderanno la Sp 4 della Val Cantuna (Ponte nelle Alpi), dove sono previsti due lavori, e la Sp 35 di Laste (Rocca Pietore). Nel primo caso saranno sostituite le protezioni laterali di due ponti, per 244mila euro. Nel secondo caso, invece, i lavori saranno orientati al consolidamento della strada per vari tratti (178mila euro). Il piano 2021 tocca anche la Sp 7 in Val di Zoldo, dove è necessaria una messa in sicurezza, e la Sp 6 di Danta, dove verrà eseguito un consolidamento della carreggiata. Sulla Sp 12 “Pedemontana” a San Gregorio saranno realizzati importanti lavori per allontanare l’acqua di ruscellamento e sulla 30 a Santo Stefano sarà realizzato un muro di controripa. A chiudere il piano 2021, lavori di manutenzione sulla Cantoniera Pezzecucco a Santo Stefano, oggi usata come autorimessa.

«Questo piano conferma la volontà di intervenire nelle aree più periferiche. La Provincia ritiene di vitale importanza garantire vivibilità e sicurezza alle “terre alte” - continua il consigliere Luchetta -. Le risorse a disposizione sono sempre scarse; ricordo che dal 2014 sono stati azzerati i trasferimenti statali per la viabilità, che ammontavano a 15 milioni di euro l'anno. Nonostante ciò, grazie all’impegno dell’ufficio viabilità della Provincia e alla professionalità del gestore Veneto Strade, riusciamo a mettere in campo interventi importanti».

 

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