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  • «Sanità bellunese: la mancanza di medici è la madre di tutte le battaglie»
Belluno

 

«Il vero problema della sanità bellunese? È la mancanza dei medici: su questo fronte dobbiamo impostare una “battaglia”. Anzi, la madre di tutte le battaglie».

Ad affermarlo è il consigliere regionale, Franco Gidoni. «Qui ci giochiamo molto. Ed è poi fondamentale avere quella flessibilità che ci consenta di pagare di più i professionisti che lavorano nelle zone maggiormente disagiate». 

Proprio a livello sanitario, negli ultimi giorni, i Comitati della Salute avevano criticato l’operato della Regione. Soprattutto dopo il caso del distacco di placenta e della corsa dal Comelico a Belluno: «Sia chiaro, non voglio entrare nel merito del singolo caso - prosegue il consigliere della Lega -. Tuttavia, è bene chiarire alcuni aspetti: il nostro sistema deriva dalla legge regionale 1994, n. 56. Ovvero, quella che regola il servizio socio-sanitario e definisce i compiti della Regione, oltre ai ruoli dei Comuni nella programmazione. E c’è poi il Dm 70 al quale dobbiamo sottostare». 

Gidoni prende come esempio le sale operatorie delle strutture periferiche: «Non possono essere aperte giorno e notte, con la presenza del personale medico. Il Dm non ce lo consente. Anche perché è necessario che la struttura ospedaliera abbia una serie di supporti: a cominciare dai letti per la rianimazione. Senza considerare che una sala operatoria può rimanere inattiva a lungo, magari per 36 o 48 ore: la riapertura improvvisa sfocerebbe in una serie di problemi legati alla sanificazione». Portare avanti una gravidanza in Cadore o nell’Agordino, quindi, non dovrebbe creare perplessità: «Perché un’ostetrica segue la futura mamma lungo l’intero percorso e, qualora dovessero emergere dei problemi, la donna verrebbe presa in carico da un medico. Esistono una rete di monitoraggio e un sistema di affiancamento sul territorio che consentono di guardare con fiducia al futuro». 

Gidoni, infine, apre le porte alla telemedicina: «Oggi, nei laboratori di analisi, tutto è automatizzato. Immaginare ogni presidio in cui, al posto delle macchine, ci siano delle persone che con bilancini e reagenti facciano le analisi, trovo sia una posizione superata. Così come è superata l’idea di tornare alle due Ulss: avere un’unica regia ci ha permesso di gestire l’emergenza Covid con buoni risultati».

 

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