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  • «L'autostrada si può fare». Vivaio Dolomiti toglie il velo sui "no" di Austria e Convenzione delle Alpi
Belluno

 

Né la Convenzione delle Alpi né tantomeno l’Austria. Nessuno dice davvero «no» all’autostrada. «Le uniche contrarietà sono le posizioni ideologiche». Parola di Vivaio Dolomiti.

L’associazione bellunese ha presentato oggi in conferenza stampa la sua posizione. Nota da tempo. E orientata a dare al territorio dolomitico uno sbocco a nord e insieme una chance «contro lo spopolamento». Del resto, l’idea di un’autostrada che colleghi Belluno a Venezia e alla mittel Europa non è moderna: nasce fin dagli anni Trenta, con l’ingegner Eugenio Francesco Miozzi (sì, lo stesso del Ponte della Vittoria e del Ponte della Libertà, il viadotto che collega Venezia alla terraferma). Diventa l’idea della Venezia-Monaco negli anni Sessanta. Ma poi tutto si ferma lì. Fino agli anni recenti, quando la A27 scalpita per proseguire oltre Pian di Vedoia.

Ma c’è la Convenzione delle Alpi a impedirlo... «Non è così» ribattono da Vivaio Dolomiti. «La Convenzione delle Alpi non dice affatto che non si possono realizzare nuove autostrade. Parla di sviluppo dei trasporti sostenibile. Dice che in mancanza di altre possibilità viarie, anche l’autostrada è possibile».

Il testo recita testualmente (articolo 2, comma 2, lettera j - trasporti): «Le parti contraenti prenderanno misure adeguate al fine di ridurre gli effetti negativi e i rischi derivanti dal traffico interalpino e transalpino a un livello che sia tollerabile per l'uomo, la fauna, la flora e il loro habitat, tra l'altro attuando un più consistente trasferimento su rotaia dei trasporti e in particolare del trasporto merci, soprattutto mediante la creazione di infrastrutture adeguate e di incentivi conformi al mercato, senza discriminazione sulla base della nazionalità». «La Convenzione è del 1991 - continuano da Vivaio -. Trent’anni dopo esistono veicoli elettrici, nuove tecnologie e strumenti per rendere il prolungamento della A27 anche più sostenibile della ferrovia. A patto che il progetto faccia dell’autostrada bellunese un esempio di nuovo corridoio infrastrutturale. E poi anche l’Austria è favorevole».

Ecco sfatato un altro tabù. Da anni si dice a Belluno che gli austriaci non vogliono l’autostrada. «In realtà venerdì scorso, al convegno Cisl di Venezia, il deputato della Carinzia, Christian Ragger, ha auspicato uno sbocco a sud per la sua regione, che guarda caso corrisponde allo sbocco a nord per Belluno - spiega il presidente di Vivaio, Gianni Pastella -. E anche i soldi ci sono, sono quelli previsti in Europa per il corridoio Malta-Helsinki. Perché nessuno si è ancora mosso? Per posizioni meramente ideologiche di contrarietà e perché la Regione Veneto non ha mai pianificato». 

 

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