La disabilità intellettiva e il virus: «Ora la gente può capire il significato della libertà negata»

 

Il Coronavirus si è preso la scena. E noi, al momento, dobbiamo rimanere dietro le quinte. O meglio “dentro” le quinte. Perché il rischio di contagio è ancora troppo elevato. Ma il motivo per cui i rapporti con l’esterno sono stati azzerati, e la quotidianità si sviluppa soltanto fra le mura domestiche, non può essere compreso da tutti: non dalle persone con una disabilità intellettiva. Il Coronavirus ha stravolto anche le loro vite: in che modo? 

 

Un vademecum anti-truffe: Anap Belluno è al fianco degli anziani

 

Anap Belluno (l’Associazione dei pensionati di Confartigianato) è vicina agli anziani. E promuove un vademecum sui comportamenti responsabili e consapevoli da tenere in questo periodo.

«Abbiamo diffuso uno strumento utile - spiega la presidente Antinesca De Pol - per mettere in guardia i nostri soci in merito a possibili truffe su sanificazioni degli ambienti, test tamponi, aumento dei prezzi di beni di prima necessità».

La fase scandita dal Coronavirus è estremamente complicata: «Anche perché le relazioni tra familiari e amici si sono rarefatte per non dire azzerate. Solo il telefono riesce a tenerci uniti. Per questo. sono in contatto telefonico con molti dei miei associati, per un momento di ascolto e di compagnia». 

In questo senso, risultano evidenti i vantaggi della tecnologia e di internet: «Ma è una pratica che molti anziani non riescono a sviluppare. Nel programmare l’attività dell’anno - aggiunge Antinesca De Pol - per il prossimo mese di maggio avevamo messo in calendario un corso finalizzato a incentivare l’uso dello smartphone e delle sue funzionalità, così da favorire l’accesso a notizie, a giornali o per lo scarico di referti medici e molto altro. I fatti stanno confermando l’utilità della proposta di Anap». 

In seguito alle difficoltà legate alla distribuzione, il mensile non arriverà nelle case degli associati, ma lo si potrà richiedere alla segreteria (0437-933203): «La distanza dai familiari accentua la nostra sensibilità. Da quando è scoppiata la pandemia, sono gli anziani soprattutto a subire le conseguenze più pesanti - conclude la presidente De Pol - ma la fiducia è la nostra compagna di vita. Tutti uniti nel rispetto delle regole usciremo dall’emergenza in corso e torneremo alle nostre famiglie al completo e alla frequentazione degli amici». 

 

Don Alessio torna in corsia d'ospedale: «Sento il bisogno di aiutare»

 

Dalla tonaca sacerdotale al camice da infermiere: don Alessio Strappazzon, parroco di Castellavazzo, torna in corsia. Da ieri, infatti, presta servizio come infermiere in Pneumologia Covid, all’ospedale San Martino di Belluno. 

Prima della vocazione, don Alessio si è laureato in Scienze infermieristiche all’Università degli studi di Padova (sede di Feltre). E, considerata l’emergenza, non ha esitato a dare la propria disponibilità a rientrare in corsia come volontario. 

«Sento il bisogno di aiutare - racconta don Alessio - anche perché ho sempre percepito la professione come una famiglia. E, come in tutte le famiglie, al momento del bisogno ci si aiuta. La mia scelta è sostenuta dalla fede. Il Signore ci ha insegnato ad amare il prossimo. In questo momento, per me, amare il prossimo significa rientrare in corsia. Ieri ho fatto il mio primo turno. Mi sono sentito bene». 

 

Spazi per alloggiare le persone in convalescenza: Palazzo Rosso si attiva

L’emergenza sanitaria diventa anche necessità abitativa. Dove sistemare le persone prima ricoverate in ospedale e ora guarite per far trascorrere loro una serena convalescenza? Ci stanno pensando Prefettura, Ulss e Comuni. 

Questi pazienti, infatti, per ragioni di sicurezza non possono fare subito rientro nelle proprie abitazioni e, con le strutture ricettive chiuse, per le persone in convalescenza è difficile trovare una sistemazione.

Per questo, il Comune di Belluno ha già individuato e messo a disposizione dell'azienda sanitaria alcuni alloggi da destinare proprio a questo scopo. 

«Come sta avvenendo anche in altre città italiane, stiamo cercando posti capienti dove poter accogliere i cittadini dimessi dall'ospedale - spiega il sindaco, Jacopo Massaro –. È necessario però intervenire con urgenza, altrimenti ci troveremo costretti a far trascorrere a queste persone la convalescenza in ospedale, aumentando il carico di lavoro e di occupazione dei reparti: per questo, abbiamo già informato l'Ulss della disponibilità di alcune abitazioni di proprietà comunale dove poter accogliere i pazienti dimissionari, anche non necessariamente residenti nel Comune di Belluno».

Sempre in tema di alloggi, il Comune di Belluno ha concesso in comodato d'uso gratuito un immobile alla Caritas, dove potranno essere accolte le persone senza fissa dimora. «Viste le complicazioni nel far rispettare gli spazi interpersonali nelle strutture già utilizzate dalla Caritas, abbiamo dato la disponibilità di questi spazi dove troveranno spazio sei posti letto, così da poter distribuire meglio gli ospiti che abbiano necessità di un riparo». 

 

Pasti per i poveri dalle mense scolastiche. E per l'emergenza viene riattivato il fondo Vaia

Nella quarantena nessuno viene dimenticato. Neanche i poveri: a Belluno avranno a disposizione un pasto caldo anche in questi giorni difficili. Se la mensa della parrocchia di Mussoi ha qualche difficoltà a riorganizzarsi nel pieno rispetto delle nuove normative, ci pensa il Comune di Belluno. Che ha rimesso in funzione le cucine delle mense scolastiche; anche con le scuole chiuse. 

«Abbiamo riattivato una delle cucine e richiamato in servizio alcune cuoche che si occupano della realizzazione dei pasti caldi: ora sono al lavoro per preparare i pasti per chi era abituato a frequentare la mensa di Mussoi – spiega il sindaco Jacopo Massaro –. Le pietanze (un primo, un secondo e un contorno, ndr) vengono poi portate in parrocchia dove avviene la distribuzione da asporto. In questo modo, abbiamo reimpiegato del personale altamente professionale, che mette a disposizione le proprie capacità per la comunità e, allo stesso tempo, possiamo garantire un servizio con alti standard igienico-sanitari».

Pasti a parte, Palazzo Rosso ha riaperto il conto corrente attivato all’indomani di Vaia. Servirà per raccogliere la generosità di chi vorrà contribuire a rendere meno doloroso il ritorno alla normalità. 

«È un momento molto difficile per tutti i Comuni, che si trovano a dover affrontare da un lato le minori entrate legate al blocco delle attività e, dall'altro, nuove e maggiori spese per servizi e forniture - spiega Massaro –. Abbiamo quindi aperto una raccolta fondi per aiutarci a gestire questa emergenza: abbiamo potuto contare sulla generosità di migliaia di bellunesi, e non solo, dopo il disastro provocato da Vaia, e confidiamo anche questa volta nel loro aiuto».

Diverse le spese impreviste che l'emergenza ha abbattuto sui Comuni: per continuare l'attività e la fornitura di servizi, si sono resi necessari acquisti di materiale informatico (ad esempio, per lo smart working e le riunioni da remoto) e sanitario (dalle mascherine ai gel idroalcolici messi a disposizione della popolazione nei luoghi pubblici). C'è poi la gestione sociale delle persone isolate, come anziani, persone sole o con fragilità: «Situazioni già difficili da trovare e gestire in condizioni normali; ora, abbiamo ancora più difficoltà a sostenerli, e questi problemi si trascineranno ancora per mesi, una volta finita l’emergenza - conclude Massaro -. Per queste persone, ma anche per le famiglie e per i ragazzi, tra i più bisognosi di relazioni e contatti sociali, dovremo anche attivare dei nuovi progetti, che richiederanno risorse». Ci sono infine una miriade di piccole e grandi spese per continuare a garantire i servizi base e quelli sociali, anche in previsione dell'aumento delle richieste di assistenza che la crisi economica post-emergenza provocherà.

Per donare, l’Iban del conto è IT 22 Q 02008 11910 000105443984; 

indicando la causale “Erogazione liberale - Emergenza COVID-19”.

 

Donazione dalla Cina e pacchi dalla Regione: mascherine per tutti, distribuite a scaglioni

Erano merce rara fino a qualche giorno fa. Adesso arrivano da tutte le parti. Sì, sono proprio loro: le mascherine. E a Belluno giungono da Venezia e dalla Cina. Dalla Regione Veneto, con il “leon” di San Marco. E da una donazione spontanea del ristorante orientale “Fuji Asian Fusion” di Baldenich.

Le prime mascherine cinesi sono state consegnate questo pomeriggio direttamente al sindaco, Jacopo Massaro. Duemila pezzi donati dall'imprenditore Li Li, in Italia da 18 anni e titolare del ristorante di via Vittorio Veneto. Nei prossimi giorni ne arriveranno altre 2mila, per un totale di 4mila pezzi da donare alla popolazione della città.

Si tratta di mascherine facciali a tre veli a uso medico, fatte arrivare dalla Cina. «Vivo a Belluno da oltre tre anni, e i bellunesi mi hanno subito accolto benissimo - spiega Li –. Quando ho visto quello che è successo nel mio paese e quello che stava accadendo in Italia, ho sentito il dovere morale di aiutare la popolazione italiana e bellunese per ricambiarli dell'affetto ricevuto».

Commosso il ringraziamento del primo cittadino. «Questa donazione non è l’unica che stiamo ricevendo in questi giorni. Sono proprio queste azioni che fanno di un gruppo di persone che vivono in uno stesso luogo una vera comunità - dice Massaro -. Mi sento orgoglioso di rappresentare una città in cui i singoli cittadini nei momenti più difficili,  da Vaia al coronavirus, hanno dimostrato di volersi prendere cura di tutti, nessuno escluso. Queste mascherine ci saranno molto utili, perché al Comune sono giunte numerose richieste dal personale che è in prima linea per proteggerci, a tutela della propria e dell'altrui salute: uomini del volontariato, personale medico, infermieristico e sanitario, forze dell'ordine, e tanti altri che quotidianamente si sacrificano per la nostra sicurezza».

Intanto sono arrivate anche le prime mascherine della Regione, realizzate da Grafica Veneta. Oltre 7mila intanto, ed è già stata avviata la consegna delle prime dotazioni ai volontari (protezione civile, Croce Rossa), alle strutture sanitarie come la casa di riposo Gaggia Lante, il centro diurno di Cusighe, “Casa Polit”, e agli uffici pubblici che si relazionano con l'utenza esterna.

«Abbiamo organizzato la distribuzione in tre fasi: la prima è finalizzata a rifornire il personale in prima linea, i luoghi dove vengono accudite le fasce più deboli come gli anziani in struttura e i malati - spiega il sindaco – e gli uffici maggiormente a contatto con il pubblico, dove è importante elevare al massimo gli standard igienico-sanitari. Nonostante la richiesta di utilizzare mail o telefono per le necessità, infatti, alcune pratiche necessitano ancora della presenza fisica della persona su appuntamento: per questo, è necessario mettere a disposizione sia dei dipendenti che dei visitatori le mascherine e il gel disinfettante, per tutelare la salute di entrambi. Siamo partiti da queste realtà perché sono quelle che ogni giorno affrontano il rischio contagio».
La seconda e la terza fase, invece, richiederanno qualche giorno in più: «Il problema è legato al confezionamento: non possiamo distribuire pacchi da 50 mascherine alle famiglie, perché non ce ne sarebbero a sufficienza, e dobbiamo allo stesso tempo rispettare l’igiene del prodotto - continua Massaro –. Per questo, abbiamo attrezzato un locale il più possibile sterile a Marisiga, e abbiamo individuato del personale che, dotato di tute, guanti e maschere sterili, procederà allo spacchettamento e all'imbustamento singolo». 

La seconda fase della distribuzione riguarderà le fasce deboli della popolazione e «avverrà attraverso il Comitato d'intesa, cui abbiamo chiesto la collaborazione nell'individuare le associazioni di volontariato che si occupano prioritariamente di anziani e malati, di stilarci una lista delle loro necessità; già oggi, ad esempio, i volontari dell'Abvs verranno dotati della mascherina - continua il sindaco -. Infine, terminata questa fase, verrà organizzata la distribuzione al resto della popolazione, presumibilmente chiedendo la collaborazione alle attività commerciali ancora in attività dopo gli ultimi decreti».

 

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