Via Sottocastello senza controllo: rifiuti e schiamazzi sono l'abitudine

Via Sottocastello: quando le lamentele non servono a nulla. La scorsa settimana i residenti, ma non solo, avevano denunciato una situazione insostenibile: rumori e schiamazzi notturni, soprattutto il sabato sera; e sorprese l’indomani mattina, quando lungo tutta la strada che porta al ponte della Vittoria si trovano senza difficoltà vetri di bottiglia, mozziconi di sigaretta e “ricordini umani”. Un copione che si ripete puntuale ogni fine settimana: è successo anche ieri l'altro sera. E spesso, a metterci il carico da novanta, ci pensano i writer, che con le loro bombolette deturpano i muri delle case.

Via Sottocastello è il regno del degrado. A due passi dal centro, ma in “zona d’ombra”, senza videocamere di videosorveglianza. E i controlli da parte delle forze dell’ordine? Non ci sono. Lo si vede anche nelle vie limitrofe. In piazza Castello ogni sabato sera è “parcheggio selvaggio party”, con auto in sosta sia nella parte destra che sinistra della carreggiata. I residenti che devono passare sono costretti ad armarsi di pazienza. 

 

Fondo Welfare: un nuovo logo contro lo spopolamento della montagna

 

Il Fondo Welfare e Identità Territoriale ha un nuovo logo, nato da un concorso di idee. 

La “gara” era stata lanciata qualche mese fa. E indirizzata agli studenti di terza e quarta superiore, individuati come ideali rappresentanti della lotta allo spopolamento della montagna. «Perché dipende dai giovani, dai loro ideali e dalle loro esigenze, scegliere di restare a vivere e lavorare a Belluno o andare via dalla nostra provincia - ha commentato la presidente del Fondo, Francesca De Biasi -. Per questo abbiamo proposto il concorso, con l’obiettivo di racchiudere in un simbolo le idee e gli obiettivi del Fondo. Siamo stati moltocolpiti dalla risposta: abbiamo ricevuto una trentina di elaborati e non è stato facile scegliere il logo vincitore. Tant’è vero che abbiamo preparato una mostra, nel salone di rappresentanza della Provincia».

Il lavoro più meritevole? Lo hanno realizzato Federico Borci e Federico De Bona (dell’istituto Segato) e da Nicole Soppelsa (del Calvi), guidati dall’insegnante Carlo Brancale. «Esprime in modo chiaro, immediato ed efficace tutte le caratteristiche richieste - si legge nella motivazione del premio -. Sono rappresentate ottimamente e in modo originale la natura incontaminata della nostra montagna, le persone che la abitano e la solidarietà che la anima. Il metodo del lettering e lo studio in bianco e nero, inoltre, dimostrano un’ottima conoscenza del marketing pubblicitario per la versatilità e riconoscibilità del logo stesso». La premiazione è avvenuta a Palazzo Piloni. E a fare gli onori di casa ha pensato il presidente Roberto Padrin: «Questo sodalizio mette insieme istituzioni, sindacati, terzo settore e mondo civile. Ed è nato per dare un futuro al territorio, partendo dai più giovani». 

«Abbiamo voluto giocare sulla scritta welfare, isolando “we” e “are” - hanno spiegato i vincitori, a cui va un premio di 1.200 euro (600 euro per i ragazzi, 600 per l’Iti Segato) -. Dentro le lettere sono inseriti alcuni simboli particolari. Tra cui una piantina, segno della rinascita dopo il disastro di Vaia».

A Palazzo Piloni, l’esposizione è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12.30 (il martedì e il giovedì anche dalle 14.30 alle 16).

 

L'azienda chiude la mensa: sciopero alla Carlo Gavazzi Controls

 

Braccia incrociate: continua lo stato di agitazione per tutti gli stabilimenti bellunesi della Carlo Gavazzi Controls. I dipendenti non digeriscono la decisione aziendale di chiudere la mensa. E ieri hanno scioperato. Di nuovo. Sì perché la prima volta era stata due settimane fa, con un’adesione elevatissima: 89% dei dipendenti di Safforze, 77% di quelli di Ponte nelle Alpi.

«Malgrado questa ottima partecipazione, la direzione Carlo Gavazzi non ha ritenuto opportuno riaprire il tavolo di discussione con il sindacato. Prosegue perciò la nostra protesta» fanno sapere dalla segreteria Fiom Cgil di Belluno, che ieri ha manifestato con i lavoratori, in presidio, davanti all’azienda.

«Perché la Carlo Gavazzi Controls ha deciso, contrariamente a quanto detto fino a febbraio, di eliminare per sempre il servizio mensa, nonostante gli investimenti per l’allargamento dello stabilimento? – si chiedono i sindacati -. Pur nella consapevolezza che il problema di riorganizzazione aziendale in questa fase Covid-19 non sia di facile risoluzione, non si motiva di certo questa scelta aziendale, dapprima temporanea e oggi definitiva. È evidente che la soppressione della mensa in azienda, per questa realtà di circa un centinaio di persone, è una prospettiva anacronistica e ingiustificata, che toglie un diritto e crea problemi di sicurezza, di responsabilità, di stress, di orario, di traffico, oltre che di impatti ambientali ed economici per i lavoratori e le lavoratrici».

La Fiom quindi andrà avanti con l’agitazione. Almeno finché l’azienda non metterà in calendario un incontro. «Dovranno esserci novità positive – conclude la segreteria provinciale Fiom -. In caso contrario intensificheremo sempre di più la protesta».

 

Si infila in una canna fumaria: altra civetta salvata dai Vigili del fuoco

 

Un’altra civetta salvata dai Vigili del fuoco. 

La storia si ripete a distanza di una sola settimana. I protagonisti? Sempre loro: un piccolo rapace, che si era infilato in una canna fumaria. E i Vigili del fuoco, intervenuti stamattina, a Castion, con un’autopompa serbatoio e tre persone del Comando di Belluno. 

Anche stavolta, come accaduto a Vezzano, la vicenda è a lieto fine: la civetta è salva. E potrà continuare a volare liberamente. 

 

Crepadona, lavori in corso. Torna alla luce la Belluno romana

 

Proseguono i lavori per la nuova Mediateca delle Dolomiti, che nascerà a Palazzo Crepadona.

Il lockdown seguito all’emergenza coronavirus ha fermato il cantiere per un paio di mesi, ma i tempi saranno rispettati. Almeno quelli per la posa della copertura trasparente del cortile interno, prevista per il prossimo anno.

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Smantellato in autunno il cubo in cartongesso realizzato nel 2007 dall’architetto Mario Botta per la mostra “Tiziano. Belluno, l’ultimo atto”, in questi giorni i lavori di cantiere si stanno concentrando sulla pavimentazione. Gli scavi, coordinati dall’archeologo Davide Pacitti, incaricato dalla Soprintendenza per i beni culturali di Venezia, hanno riportato alla luce alcuni frammenti dell’antico abitato romano. In particolare, alcune murature, di altezza variabile tra i 30 e gli 80 centimetri. Nessun pavimento, però: quelli, spiega Pacitti «Sono stati spogliati e tolti già in epoca presumibilmente altomedievale. Ma grazie allo stato di conservazione dei reperti trovati nel cortile della Crepadona, abbiamo aggiunto un altro tassello per la conoscenza della Belluno romana».

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Si intravede quindi una continuità dell’assetto cittadino, durante il corso dei secoli. «Gli assi urbanistici sono rimasti gli stessi – spiega l’assessore alla cultura di Belluno, Marco Perale – e questo dimostra come Belluno abbia mantenuto una continuità abitativa, senza le drammatiche cesure dovute alle distruzioni a seguito di invasioni barbariche. I monumenti nel tempo sono andati distrutti, ma probabilmente soprattutto a causa di terremoti e altri eventi naturali».

Non sono stati rinvenuti mosaici, gioielli o particolari architettonici di particolare rilievo. «Anche questa è una conferma – sottolinea Perale - del fatto che Belluno fosse un municipium di confine, con un’importante funzione difensiva ma senza lo status di vera e propria città».

 

«Sanità bellunese: la mancanza di medici è la madre di tutte le battaglie»

 

«Il vero problema della sanità bellunese? È la mancanza dei medici: su questo fronte dobbiamo impostare una “battaglia”. Anzi, la madre di tutte le battaglie».

Ad affermarlo è il consigliere regionale, Franco Gidoni. «Qui ci giochiamo molto. Ed è poi fondamentale avere quella flessibilità che ci consenta di pagare di più i professionisti che lavorano nelle zone maggiormente disagiate». 

Proprio a livello sanitario, negli ultimi giorni, i Comitati della Salute avevano criticato l’operato della Regione. Soprattutto dopo il caso del distacco di placenta e della corsa dal Comelico a Belluno: «Sia chiaro, non voglio entrare nel merito del singolo caso - prosegue il consigliere della Lega -. Tuttavia, è bene chiarire alcuni aspetti: il nostro sistema deriva dalla legge regionale 1994, n. 56. Ovvero, quella che regola il servizio socio-sanitario e definisce i compiti della Regione, oltre ai ruoli dei Comuni nella programmazione. E c’è poi il Dm 70 al quale dobbiamo sottostare». 

Gidoni prende come esempio le sale operatorie delle strutture periferiche: «Non possono essere aperte giorno e notte, con la presenza del personale medico. Il Dm non ce lo consente. Anche perché è necessario che la struttura ospedaliera abbia una serie di supporti: a cominciare dai letti per la rianimazione. Senza considerare che una sala operatoria può rimanere inattiva a lungo, magari per 36 o 48 ore: la riapertura improvvisa sfocerebbe in una serie di problemi legati alla sanificazione». Portare avanti una gravidanza in Cadore o nell’Agordino, quindi, non dovrebbe creare perplessità: «Perché un’ostetrica segue la futura mamma lungo l’intero percorso e, qualora dovessero emergere dei problemi, la donna verrebbe presa in carico da un medico. Esistono una rete di monitoraggio e un sistema di affiancamento sul territorio che consentono di guardare con fiducia al futuro». 

Gidoni, infine, apre le porte alla telemedicina: «Oggi, nei laboratori di analisi, tutto è automatizzato. Immaginare ogni presidio in cui, al posto delle macchine, ci siano delle persone che con bilancini e reagenti facciano le analisi, trovo sia una posizione superata. Così come è superata l’idea di tornare alle due Ulss: avere un’unica regia ci ha permesso di gestire l’emergenza Covid con buoni risultati».

 

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