Zampa fratturata: intervento in volo per salvare una mucca

 

Si era fratturata una zampa, in località Col Quaternà, sotto Col Silvella.

E proprio in comune di Comelico Superiore sono intervenuti i Vigili del fuoco di Belluno per provare a salvare una mucca.

Nello specifico, è stata coinvolta una squadra del distaccamento di Santo Stefano di Cadore, con un fuoristrada, oltre al reparto di Venezia con l’elicottero Drago 71.

Purtroppo, però, durante il trasferimento in volo l’animale è deceduto a causa di alcune complicazioni.

L’intervento è durato oltre 4 ore.

Presenti sul posto il veterinario e il proprietario dell’animale.

 

Fiamme a San Pietro di Cadore: brucia il bosco di Presenaio

Gli effetti della siccità si cominciano a vedere: brucia il bosco in Comelico. 

Dal primo pomeriggio di oggi (giovedì 13 febbraio) vigili del fuoco e Servizi Forestali regionali sono attivi a San Pietro di Cadore, in località Presenaio Col Curiè, dove le fiamme hanno invaso una vasta porzione di bosco.

Al momento sono circa 3 gli ettari andati in fumo. I vigili del fuoco sono arrivati con due automezzi da Pieve e da Santo Stefano e hanno potuto circoscrivere l’area dell’incendio, anche con la creazione di una pista tagliafuoco. Operazione non facile, visto che la siccità ha reso secco e facilmente infiammabile il sottobosco, dove sono ancora presenti molti degli alberi schiantati da Vaia. In più, il vento alimenta le fiamme e facilita il propagarsi dell’incendio. 

Per domare il fuoco, è intervenuto anche l’elicottero dell’anticendio boschivo regionale, che nel corso del pomeriggio ha effettuato una sessantina di lanci. Domattina le operazioni riprenderanno in maniera congiunta: elicottero con lanci d’acqua dall’alto nelle zone più impervie, squadre a terra per la bonifica dei focolai.

 

Scivola sul ghiaccio e cade in un canalone: morto un 18enne del Comelico

Scivola sul ghiaccio e precipita in un canalone. Tragedia in montagna, nella giornata di lunedì 20 gennaio: muore un giovane di 18 anni. La vittima è Gabriele Comis, classe 2001, residente a Campolongo di Cadore. Il ragazzo è stato ritrovato dagli uomini del Soccorso Alpino, dopo essere precipitato per diversi metri. Fatale la caduta.

Il diciottenne era uscito con un amico per un’escursione. I due ragazzi erano partiti da Santo Stefano in direzione del monte Col, con l’intenzione di rientrare da Campolongo lungo il sentiero numero 331. Solo che durante l’uscita erano rimasti senza pile e al freddo. Da qui, la chiamata al Soccorso Alpino della Val Comelico.

Una prima squadra di quattro soccorritori, compresi due del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Auronzo, è partita per andare a recuperare i due ragazzi, senza però incrociarli. Una seconda squadra si è subito mossa, finché uno dei due giovani è riuscito a rientrare da solo. Sotto shock, ha raccontato che aveva visto l'amico scivolare sul ghiaccio e scomparire in un canale. Lo aveva chiamato invano e, cercando di avanzare, poco dopo anche lui era ruzzolato a valle in mezzo a un bosco, dove era riuscito poi a imboccare una strada forestale e a tornare all'abitato. 

Attorno alle 22, la prima squadra ha rinvenuto un paio di occhiali sulla neve e da lì ha intuito il punto di caduta di Gabriele Comis. In effetti, al termine del canalone gli uomini del Soccorso Alpino hanno rinvenuto il corpo senza vita del giovane.

Secondo le prime ricostruzioni, il giovane è ruzzolato per diverse centinaia di metri, riportando traumi fatali. Vicino a lui, privo di vita, il suo cane. La salma è stata imbarellata e calata sul sentiero sottostante, per poi essere trasportata a spalla dai soccorritori per oltre un chilometro fino alla Baita Pian dei Osei, in Val Frison ed essere affidata al carro funebre.

 

Parto a rischio, corsa in ambulanza dal Comelico a Belluno: «Inaccettabile»

 

È sabato 20 giugno e l’orologio segna le 19.30, quando una giovane mamma del Comelico ha un distacco di placenta.

L'elicottero, però, è già impegnato in un’altra uscita. E allora non resta che una soluzione: l’ambulanza. Ma il mezzo deve partire dall’ospedale di Belluno e colmare un tratto estremamente impegnativo e rischioso. Il bimbo nascerà dopo un cesareo e, per sicurezza, verrà trasferito a Padova, mentre la madre è in ripresa. 

Il problema comunque rimane e riguarda ancora una volta la marginalità dei territori di montagna. A questo proposito, a prendere posizione è il coordinamento provinciale “Il Veneto che Vogliamo”, in corsa per le prossime elezioni regionali: «Rabbia e dolore - affermano - ma anche determinazione a lottare nel Comelico a nome di tutte le persone che vivono nelle terre marginali affinché venga riconosciuto e attuato il diritto alla salute. O meglio, il diritto alla vita». 

Il punto nascita di Pieve di Cadore è un nodo centrale: «Di fatto chiuso dalla Regione Veneto, è privo perfino della reperibilità ginecologica - proseguono dal coordinamento -. Perché il ginecologo c'è fino alle 15 del venerdì e rientra alle 8 del lunedì mattina». 

I vertici provinciali legati a “Il Veneto che Vogliamo” non ci stanno: «La legge dei numeri che penalizza i territori marginali non può e non deve diventare legge di non vita. Basta nascondersi dietro ai numeri e alle presunte mancanze di sicurezza. È tempo che la Regione e il sistema sanitario nazionale riconoscano e permettano a tutte le persone che vivono nei territori marginali, il diritto alla salute e alla vita, senza se e senza ma». 

 

«I vincoli possono fare un gran bene al turismo». Parola del professor Francesco Comiti

«Il Comelico è come Venezia: i vincoli paesaggistici possono solo aiutare lo sviluppo del territorio». E allora perché cittadini, sindaci e imprese non li vogliono? Domanda complessa. Ma il professor Francesco Comiti non si tira indietro. Anzi: propone la sua ricetta per spiegare che la materia vincolistica «permette in realtà di fare tutto. A patto che si faccia bene».
Comiti è docente universitario a Bolzano. Coordinatore della laurea magistrale in gestione delle aree montane, quindi esperto in materia vincolistica. Veneziano d’origine, ma con il cuore a Belluno (dove da sempre viene in vacanza e dove ha trovato moglie), interviene in una questione che più spinosa non si potrebbe.

Anche perché il Comelico si sta muovendo per rimandare al mittente i vincoli. Fa bene?
«In realtà la vincolistica che prevede limitazioni, come quella che oggi riguarda le aree di Auronzo e del Comelico, è fatta apposta per evitare che il paesaggio venga deturpato. In quanto tale è necessaria e costituisce un punto di forza enorme per il turismo».
In che senso?
«Nel senso che certifica la bellezza dei luoghi e impedisce che quella bellezza possa venir meno. Questo per un turista è fondamentale. Vale lo stesso discorso per Venezia: se non fossero state imposte limitazioni alla tipologia edilizia, oggi non sarebbe rimasta il gioiello che tutti vogliono vedere. Quindi i vincoli sono un’occasione per lo sviluppo turistico».
I sindaci e i cittadini, però, sostengono che succederà l’esatto contrario: che il Comelico morirà di vincoli.
«Il Comelico era una delle poche zone non ancora soggetta a vincoli. E non mi pare che finora avesse tutto questo sviluppo turistico. Quindi è scorretto dire che il turismo muore con i vincoli. E poi il riconoscimento di notevole interesse pubblico di quelle zone non preclude nessun tipo di intervento: si può fare tutto, purché sia fatto bene, senza deturpare i luoghi».
Già oggi però ci sono molte pratiche ferme negli uffici dei Comuni coinvolti dal notevole interesse pubblico. Pratiche normalissime, come il cappotto termico o la sostituzione dei serramenti...
«Servono sforzi progettuali diversi. Più accorti. Più sensibili».
E più soldi...
«Certo. Ma se vivere in montagna costa di più, ci devono essere le risorse per far sì che i cittadini possano mettersi a posto casa in modo sostenibile, senza aggravio di spese. Ci devono essere aiuti specifici in tal senso. Lo Stato deve farsi carico delle azioni che permettono ai comelicesi e agli auronzani di vivere in Comelico e ad Auronzo, per preservare la bellezza dei luoghi. È giusto mettere il vincolo, che prescrive alcune attività, ma al contempo, se non ci sono risorse per supportare le operazioni di manutenzione e per dare una ribaltata totale agli alberghi, non si va da nessuna parte».
E il collegamento sciistico?
«Sono dubbioso. Ormai la neve è sempre meno e sempre più inaffidabile. Puntare il riscatto del Comelico solo sul collegamento sciistico è pericoloso. Non si va verso uno sbocco invernale che durerà pochissimo? Non è meglio pensare a uno sviluppo estivo e primaverile? Detto questo, i progetti ben fatti possono andare avanti anche con i vincoli. Servono fondi pubblici per mettere in piedi un piano di sviluppo del territorio. Per consentire, all’interno delle indicazioni del vincolo, un’ottica di sviluppo turistico che oggi comunque non c’è».
Come mai non c’è?
«La Regione e i Psr non hanno mai sviluppato risorse sulla montagna. Al contrario di quanto ha fatto l’Alto Adige, che ha sempre avuto come priorità l’erogazione di risorse per le attività di alta quota. Il Bellunese non ha avuto gli aiuti necessari».
Sci a parte, il Comelico su cosa dovrebbe puntare?
«Bisogna investire sul marketing. Prima però è necessario varare un piano di sviluppo. Penso ad esempio alle malghe e all’industria del bosco. Penso al treno delle Dolomiti sommato alla rete di ciclabili. La sfida è fare sviluppo avendo a cura l’ambiente. Cose già fatte, in Austria e in Alto Adige».

 

Urla, bestemmie e musica a palla: incubo notturno per gli inquilini

È finito l’incubo per una donna e per gli inquilini di un edificio del Comelico.

I Carabinieri del nucleo investigativo, nei giorni scorsi, hanno fatto scattare la misura provvisoria di sicurezza della libertà vigilata (un anno la durata) nei confronti di un cinquantenne della zona. 

Nella sua palazzina, e per l'intero 2019, l’uomo ha mantenuto una condotta ben poco in linea con la convivenza civile, tra urla, bestemmie ad alta voce e musica a tutto volume. Perfino di notte. Inevitabile l’esasperazione di molti condòmini. 

Ma non è finita qui, perché il cinquantenne comeliano ha reso la vita difficile anche a una trentenne del luogo, tempestata di sms - sia minacciosi, sia “affettuosi” - lettere d’amore e regalini. La ragazza è stata seguita, spiata e si è trovata di fronte lo stalker pure al lavoro.

Da qui, l’intervento dei Carabinieri: l’uomo è stato accompagnato in una comunità terapeutica.

 

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