Manifatturiero sotto effetto Covid: previsioni di recupero non prima del 2021

Produzione in picchiata, crollo del fatturato e ordini in grossa crisi. Sono i sintomi del Covid sul manifatturiero bellunese. Inevitabili gli effetti del lockdown sulle imprese della provincia dolomitica. Il rischio però è che adesso la convalescenza sia lunga. Perché il ritorno alla normalità, per un’attività produttiva, è ancora distante.

Lo dicono i numeri dell’ultima indagine della Camera di Commercio di Belluno e Treviso (su dati e stime Unioncamere Veneto). L’ufficio studi ha messo insieme un’ottantina di imprese bellunesi, per oltre 2.500 addetti. E ha fotografato la situazione del primo trimestre 2020, tra i primi effetti del lockdown e le sensazioni per l’immediato futuro. Risultato? Disastro diffuso, o quasi.

La produzione industriale ha conosciuto una contrazione del 9% rispetto al trimestre precedente. Per le attività sospese la contrazione è stata del 12,3% (se si guarda la variazione rispetto al 2019, si arriva a -11,7% nella produzione e -15,7% solo nelle attività sospese). Per trovare una caduta di pari intensità bisogna risalire al 2009, anno di avvio della grande crisi. I dati sul fatturato confermano il quadro (e forse lo connotano in termini ancor più gravi): la caduta congiunturale infatti è del -11,3%. Si salvano (si fa per dire) solo gli ordinativi, figli della proiezione all’estero dell’occhialeria: +2,6% su base trimestrale e +0,9% su base tendenziale annua. Ma le previsioni da qui alla fine dell’anno sono nerissime. 

Il 65% delle imprese intervistate prevede ulteriori, ampie contrazioni di produzione e fatturato che vengono stimate anche nell’ordine del -20% rispetto al primo trimestre 2020. Alla domanda su quale possa essere un orizzonte temporale di recupero delle perdite di fatturato, quasi l’80% delle imprese intervistate ritiene che difficilmente il recupero potrà avvenire entro l’anno. Solo un 15% conta in un ritorno alla normalità entro la fine del 2020.

 

«Ripartire dalla sicurezza». Il manifesto dei sindacati per il Primo Maggio

Sarà un Primo Maggio diverso: nessuna manifestazione di piazza, nessun corteo, in ottemperanza alle norme anti contagio. D’altra parte il coronavirus non fa sconti. Non lo dicono solo le cifre dell’emergenza sanitaria, ma anche quelle (altrettanto tragiche) legate al mondo del lavoro.

Sì, perché il lockdown ha amplificato esponenzialmente una situazione che già a fine 2019 dava segni di flessione, come hanno spiegato questa mattina in videoconferenza i segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil. L’anno scorso si è chiuso con 2000 assunti in meno rispetto al 2018: 33.355 quelli del 2019, 35.445 un anno prima. Grosse difficoltà soprattutto nel settore dei servizi, che dopo alcuni anni con trend positivo ha chiuso con – 1.130 assunzioni. E a fronte della crescita di rapporti a tempo indeterminato nell’industria (+ 1.435) e nel Made in Italy (+ 1.080, in gran parte per il nuovo contratto siglato da Luxottica), c'è stato un calo dei rapporti di lavoro somministrato, sia a tempo indeterminato (- 230) che determinato (- 1.200). Ma tutto questo è poco rispetto a quel che sta per accadere. A livello nazionale è previsto un calo del Pil del 9%, una crescita del deficit del 5% e un aumento del debito pubblico, che sfiorerà quota 150% sul Pil. A livello locale, ci sarà da soffrire. Gli effetti più nefasti – rimarcano i sindacati – si vedranno solo fra qualche mese, ma già adesso i numeri fanno impressione. Basta citare un dato: 1.300.000 le ore di cassa integrazione richieste ed autorizzate in queste settimane, un incredibile aumento del 2.486% nei primi tre mesi dell’anno, che fanno di Belluno la provincia leader in Veneto, dove l’aumento medio è del 400%. Anche qui, come nelle assunzioni, c’entra il colosso dell’occhialeria, perché alla sede agordina di Luxottica vengono conteggiate anche le ore di cassa integrazione richieste per gli altri stabilimenti italiani. «Ci aspettano tempi duri – commenta De Carli –  e la soluzione deve passare attraverso l’Europa e gli strumenti che metterà in campo».

Quindi, cosa aspettarci dal futuro? «Sono molto preoccupato per il lavoro e per la tenuta sociale – spiega Rudi Roffarè, segretario aggiunto della Cisl – perché questa crisi porterà maggiore povertà, a causa della riduzione dei redditi e alla perdita di molti posti di lavoro, in un’area già segnata dalla spopolamento e dalla crisi dei servizi». Un aiuto potrà arrivare dal Fondo welfare, «che potrà potenziare alcuni interventi» e dal tavolo per le politiche attive rilanciato in Provincia. «Serve un nuovo patto territoriale», conclude Roffarè.

Ma il lavoro che verrà (ed è il tema centrale del Primo Maggio di quest’anno) dovrà ripartire dalla sicurezza, come spiega Giorgio Agnoletto (Uil). «Ma non bastano mascherine e guanti, si tratta di ripensare l’intera organizzazione del lavoro». Servono investimenti, anche nella sanità, «per la quale andranno utilizzati i fondi europei».

Il pensiero finale dei segretari va agli operatori sanitari, in prima linea da due mesi e che hanno scontato l’incapacità dell’Italia di saper programmare. «Se lo Stato centrale – accusa De Carli – ha badato solo a mantenere l’esistente, anche le Regioni hanno puntato solo sul contenimento della spesa. Un tema sul quale il sindacato si batte da sempre e che è tornato d’attualità nella discussione sul nuovo piano socio sanitario del Veneto, per il quale la formula magica era “invarianza delle risorse”. Ma con l’inflazione al 4% questa invarianza non può esistere, a meno di diminuire i servizi». Infine, la Case di riposo, spesso «Luogo di contrapposizioni delle diverse amministrazioni comunali, che hanno impedito un rapido intervento nel momento dell’emergenza, quando invece le strutture andavano chiuse subito. Nessuno era preparato a gestire l’emergenza, non c’era personale sufficiente per perimetrare le aree di contagio ed è mancato il coordinamento, almeno all’inizio, da parte dell’Ulss.  «Abbiamo chiesto al prefetto e al direttore dell’Ulss 1 – aggiunge roffaré – di istituire un tavolo di coordinamento. Perché con Covid – 19 ci dovremo convivere al lungo e le strutture per anziani non potranno essere lasciate sole».

 

Coronavirus, a picco il prezzo di carne e latte

Sarà una lunga quarantena. Anche per gli allevatori. D’altra parte, la chiusura di ristoranti, pizzerie, bar e ogni altra attività ristorativa non permette più di collocare carne e latte. E i prezzi crollano. In questi giorni si spuntano a malapena 2 euro al chilo per la carne da vacche da latte, 35-36 centesimi per un litro di latte. Ma non è solo una questione di mancata domanda. C’è chi in questa situazione ci specula. Lo denuncia Diego Donazzolo, presidente di Confagricoltura Belluno. “La filiera è completamente ferma ed il settore primario, l’anello più debole della catena, ne subisce le conseguenze. Nel settore della vendita della carne delle vacche da latte stiamo subendo ribassi anche di 50 centesimi al chilo. Vuol dire che per una bestia di 300 chili prendiamo sì e no 700 euro. Una miseria. È un ribasso che non è giustificabile e che si spiega solo con le speculazioni di chi cerca di guadagnare a danno delle aziende agricole. La stessa cosa sta accadendo con il latte, il cui prezzo è precipitato nel giro di due settimane di tre centesimi. Come Confagricoltura segnaleremo alle autorità competenti tutti gli episodi di ribassi ingiustificati”.

 

CONSUMIAMO LOCALE

Come reagire? Acquistando prodotti locali. “Noi non diremo mai agli allevatori di produrre meno latte - spiega Donazzolo - perché riteniamo che la scelta potrebbe rivelarsi, alla lunga, controproducente. Vogliamo invece dire a tutti di consumare i nostri formaggi, la nostra carne, i nostri salumi. La migliore cosa, per noi agricoltori, è di produrre per noi, per la nostra provincia, per il nostro Paese, garantendo così il rispetto delle regole sulla tracciabilità e sulla sicurezza alimentare, in cui siamo maestri”.

 

SI PENSA ALLA CONSEGNA A DOMICILIO

Già, ma le direttive sono di uscire di casa il meno possibile. Quindi? “Vorremmo andare incontro alle fasce della popolazione più deboli, come gli anziani e chi è malato, organizzando un servizio di consegna a domicilio di carne, prodotti lattiero caseari, salumi e altri prodotti locali. Ci stiamo pensando alla cooperativa Valcarne, di cui sono responsabile, che ha tre punti vendita a Feltre, Busche e Santa Giustina, ma su questo ci stiamo confrontando anche con Lattebusche e La Fiorita: potremmo raccogliere gli ordini e poi, un paio di volte alla settimana, provvedere alla consegna. È un servizio che nasce in un momento di emergenza, ma che potrebbe rimanere anche in seguito”.

 

LA SICUREZZA, INNANZITUTTO

Secondo Donazzolo la priorità resta comunque garantire la salute ai dipendenti: “ Ci sono aziende che hanno i lavoratori in quarantena, tante altre che ci chiedono come comportarsi. A tutte abbiamo ribadito le linee guida governative: rispettare le distanze di sicurezza, lavare le mani molto spesso e utilizzare guanti e mascherine nei casi consigliati, sanificare gli ambienti di lavoro e gli spazi comuni, evitare se possibile le riunioni e ridurre gli spostamenti. I lavoratori con sintomi influenzali devono informare subito l’azienda. Speriamo che, osservando tutti le regole, si riesca a uscire al più presto dall’emergenza, attuando poi le misure necessarie per far ripartire il settore. Non tutta l’agricoltura è in difficoltà: ci saranno comparti che andranno sostenuti e sarà compito delle organizzazioni categoria segnalare dove ci sono stati danni, quantificarli e chiedere risorse, evitando sprechi in settori dove i danni non ci sono stati”.

 

«Impensabile tornare indietro». Confindustria punta tutto sulla sicurezza

Uniti per la sicurezza. È questo il messaggio inviato da Confindustria Belluno Dolomiti a tutti gli imprenditori associati. Una lettera della presidente Berton per ribadire un concetto tanto semplice quanto importante: guai tornare indietro. 

«Siamo nella “fase 2” e dobbiamo fare tutto il possibile per non tornare indietro. Sarebbe letale tornare a richiudere» il messaggio di Berton, che solidarizza poi con quelle realtà ancora chiuse e rimprovera al Governo eccessiva “incertezza” nei tempi e nella gestione del nuovo corso dell’emergenza.

«L’avvio della “fase 2” non significa che l’emergenza sanitaria sia finita e che si possa tornare a una nuova normalità - scrive Berton agli associati -. Gli esperti ci ripetono quotidianamente che proprio in questo momento è vietato sbagliare, perché un incremento dei casi porterebbe a nuove chiusure, sia pure localizzate. È uno scenario che dobbiamo evitare, perché provocherebbe ulteriori colpi a un sistema economico e industriale già messo a dura prova».

Da qui l’invito della presidente ai colleghi e a tutti i collaboratori nelle fabbriche a non abbassare la guardia: «Dobbiamo continuare ad assumere tutti quei comportamenti utili a evitare nuovi contagi: distanziamento sociale, uso della mascherina e dei guanti, igiene personale». 

Insomma, l’appello è alla ripartenza sicura. Anche se qualcuno è ancora costretto a tenere chiuso, come i commercianti, i negozi, le partite Iva... «A loro va tutta la mia solidarietà - prosegue la presidente Berton -. Sono preoccupata anche per la tenuta economica e sociale delle nostre comunità. Penso in particolare al turismo, alle prese con una stagione invernale finita in anticipo e una estiva ancora da decifrare. Gli operatori si stanno organizzando per favorire la riapertura, garantendo condizioni di massima sicurezza, sia per gli utenti che per il personale. L’incertezza, purtroppo, non favorisce la necessaria programmazione: anche di questo il Governo dovrà assumersi tutte le sue evidenti e gravi responsabilità».

 

Cinque milioni per supportare le imprese. E spiragli per il turismo

Cinque milioni di euro per supportare le imprese invischiate nell’emergenza. Di questi tempi, vale tanto quanto un vaccino per il Covid. 

La bella notizia arriva dal presidente della Camera di Commercio: «Metteremo a disposizione 5 milioni per supportare le imprese. Un importante risultato ottenuto con la Giunta camerale grazie al riposizionamento delle risorse». Ma c’è anche un’altra bella novità: infatti, il segretario generale della Camera di Commercio Italiana per la Germania Eliomaria Narducci ha esposto alle categorie economiche di Belluno l’aggiornamento sulla situazione in terra tedesca. Non senza qualche spiraglio estremamente positivo per le Dolomiti. A quanto pare, infatti, il turismo potrebbe essere tra i primi settori a ripartire, anche grazie alla Germania. Il tutto dopo la crisi, ovviamente.

«Le restrizioni sociali hanno portato chiaramente alla chiusura delle imprese delle ricettività della ristorazione quindi alla cassa integrazione dei dipendenti - ha illustrato Narducci -. Alle micro e piccole imprese, quelle con meno di 10 dipendenti, che rimangono chiuse vengono dati dai 9mila ai 14mila euro una tantum. La Lufthansa ha il 90% della flotta a terra e quindi ci sarà sicuramente una difficoltà di tenuta della compagnia. Da ciò si desume che nel breve termine il turismo sarà quello delle mete che si possono facilmente raggiungere in macchina e l’Italia dunque sarà tra le destinazioni preferite».

 

Promozione, strategia e supporto: internazionalizzazione in tre mosse

Parola d’ordine internazionalizzazione. Per un territorio votato all'export, non può essere altrimenti. Se ci sono risorse fresche, tanto meglio. E ci sono. Perché è stato pubblicato il bando regionale per il sostegno all'acquisto di servizi per l'internazionalizzazione per piccole medie imprese. Sul tavolo, all’interno dell’azione 3.4.2 del Por-Fesr, ci sono tre milioni di euro.

«Si prevedono contributi a fondo perduto dal 30% al 50% per progetti da 7.000 euro a 80.000 euro - spiega Andrea Ferrazzi, direttore di Confindustria Belluno Dolomiti -. Le azioni sono tre: pianificazione promozionale, strategica e supporto normativo, tutte tematiche di grande interesse per le pmi».

Oltre alle pmi possono partecipare al bando della Regione Veneto (finanziato con fondi Por-Fesr) anche i consorzi, le società consortili, le cooperative e le reti soggetto di imprese, costituiti, iscritti e attivi al Registro Imprese, in situazione di regolarità previdenziale e assistenziale.

«Si tratta di importanti opportunità di derivazione europea e regionale che come Confindustria vogliamo trasmettere alle nostre aziende, offrendo tutto il nostro supporto - conclude Ferrazzi -. Nell’ultimo bando dedicato all’innovazione, nell’estate 2019, le aziende avevano dimostrato interesse e noi stessi avevamo garantito il massimo sostegno nella fase di stesura, presentazione e rendicontazione dei progetti».

Per informazioni sul bando e sulle scadenze (differenziate a seconda dell’azione prescelta), basta contattare lo Sportello Europa (0437 951224 This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.).

 

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